Ha aspettato 10 anni per vomitare tutto il suo rancore nei confronti di un Sindaco che non lo prese in considerazione nella distribuzione delle deleghe assessorili all’indomani della vittoria del centrodestra nelle elezioni comunali del 2009. Cosa si aspettava Antonio Mencarelli, piazzato al dodicesimo posto nella lista del PDL con appena  41 preferenze, che il Sindaco lo nominasse Assessore per il solo fatto di essere un suo “amico di vecchia data”? Allora sì che avrebbe dato luogo ad una oligarchia incomprensibile per chi aveva favorito con il proprio impegno quella storica vittoria. Gli Assessorati furono al contrario distribuiti con grande oculatezza nel rispetto del consenso elettorale ottenuto e delle capacità di ognuno a ricoprire ruoli tanto importanti. Alla dottoressa Rosella Aristei, le cui liste si erano apparentate al ballottaggio, furono date le deleghe alla Cultura, a Marcello Mantovani il più votato dell’intera coalizione, furono assegnati i Lavori Pubblici, l’Urbanistica andò a Luca Livieri il più votato nella lista del PDL e dalla stessa lista vennero presi i nomi degli Assessori Francesco Fratellini, Antonio Bagnetti e Fabrizio Masci. L’assessorato al bilancio fu affidato al Dott. Roberto Roscini, persona che non aveva partecipato alla competizione elettorale e che Ansideri volle nella sua squadra conoscendone la grande competenza in materia.

La dialettica nel compiere delle scelte fa parte della politica e  rappresenta la forma più alta di libertà di pensiero, ogni decisione fu presa successivamente alla luce del sole in riunioni aperte a tutti i partiti della maggioranza la cui coesione durò per gli interi cinque anni tanto che il centrodestra si ripresentò compatto alle elezioni del 2014. Nessun dissenso sulla linea politica, solo qualche mal di pancia dovuto all’intransigenza del Sindaco a favorire degli appetiti esclusivamente personali.

Quanto alla stampa di regime è ridicolo solo averla citata, basti pensare che da quando c’è Ansideri per risparmiare il pubblico denaro si è rinunciato a stampare il giornalino che costava svariate migliaia di euro al comune con il quale si informava la gente di tutte le opere eseguite dall’Amministrazione.

Ma veniamo a quelli che sono stati definiti conciliaboli. Si trattava al contrario di incontri fra i responsabili delle quattro liste di maggioranza presenti in consiglio comunale insieme al Sindaco per ragionare delle elezioni amministrative del 2019. Prima ancora che qualcuno avanzasse la propria candidatura si stabilì il criterio che il candidato sindaco dovesse essere condiviso tra tutte le forze politiche. Dopo aver constatato che nessuna candidatura interna riscuoteva il consenso generale ha trovato il favore di tutti la proposta di chiedere alla Professoressa Paola Lungarotti di mettersi a capo della coalizione. La proposta, approvata senza riserve dalle assemblee delle singole liste, è stata accolta dalla Professoressa Lungarotti e si è passati alla fase successiva  permettendo a Paola di prendere dimestichezza con la macchina amministrativa.

Tutto alla luce del sole con il consenso di tutti, tranne quello dell’Assessore Catia Degli Esposti la quale, pur senza averlo in precedenza proposto a nessuno, in cuor suo covava il desiderio di poter essere lei a guidare la coalizione. Adesso si  parla di atteggiamenti oppressivi e ostruzionistici nei confronti di chi “operava diligentemente e riferiva senza permettersi altri sconfinamenti”, evidentemente non si conosce il carattere “vivace” di quella che si vuol far passare per un docile agnellino.

E veniamo ai rapporti con la Lega. Quando avvenivano i “conciliaboli” la Lega non aveva ancora il peso politico che ha conquistato nell’ultimo periodo e nemmeno faceva parte della nostra coalizione. Era logico tuttavia che sarebbe stato opportuno affrontare l’attuale campagna elettorale uniti come avviene in quasi tutta Italia e per questo ci sono stati degli incontri. La motivazione opposta alla candidatura di Paola Lungarotti era questa: “Non abbiamo nulla contro la persona che nemmeno conosciamo a fondo, ma non la possiamo accettare perché non condivisa con noi.” In alternativa veniva proposto nel terzo incontro il nome di Catia Degli Esposti. L’onorevole Caparvi ci propose anche di togliere dal tavolo entrambi i nomi e di pensare ad una terza candidatura. Adesso noi domandiamo a chi legge queste righe, potevamo rinunciare ad una candidatura alla quale avevamo lavorato da due anni per convergere su una persona che avevamo già valutato non idonea o, peggio ancora, per metterci alla ricerca di un nuovo nome come se una candidatura di tale importanza si potesse inventare all’ultimo minuto?

La nostra impressione è che sul carro verde di Matteo Salvini siano saliti tutti coloro che avevano qualche mal di pancia nei confronti della nostra coalizione e che non siano serviti neppure gli inviti provenienti dalle sfere superiori per trovare un punto d’incontro.

In politica, sig. Mencarelli, siamo tutti un po’ ex, ex-democristiani ex-comunisti ex-socialisti, l’importante è non avere l’opportunismo di schierarsi sempre col più forte come ha fatto lei passando prima a Forza Italia e adesso alla Lega.

Le liste che sostengono l’Amministrazione di Stefano Ansideri

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