Dopo l’archiviazione, i genitori del ragazzo scomparso 6 anni fa sono tornati in Procura
“Cercando Fabrizio storia di una attesa senza resa”
Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – Ieri mattina Catarina Migliazzo in Catalano e suo marito sono stati in procura per incontrarsi con il sostituto procuratore Sergio Sottani che ha chiesto e ottenuto dal gip la chiusura delle indagini sulla scomparsa di Fabrizio Catalano, avvenuta il 21 luglio del 2005. Il magistrato ha spiegato che si tratta di una chiusura formale, come vuole la norma, ma che in caso di fatti o notizie nuove le indagini riprenderanno. Subito dopo i due genitori di Fabrizio sono andati in questura per depositare materiale per eventuali comparazioni con cadaveri di persone scomparse. In Italia, di questi cadaveri senza nome, ce ne sono ben 753 (tre in Umbria: uno a Spoleto, uno a Assisi, uno a Castiglion del Lago). Caterina ha anche scritto un libro sul figlio dal titolo “Cercando Fabrizio, storia di una attesa senza resa” ed ha aperto un sito internet. Anche ieri ha distribuito un volantino in cui sono riportati una serie di perchè. Eccoli. “Perché… non c’è rassegnazione: a nessuno è concessa l’indifferenza, l’apatia, il disinteresse, il ‘pressappochismo’ quando in gioco c’è la vita di una persona cara; perché… sono tante le mamme che aspettano i loro figli e tanti i figli che aspettano i loro genitori; perché… non esistono scomparsi di serie A e di serie B; perché… da fonti ufficiali provenienti dal ministero degli interni risultano, ad oggi, ben 24.804 persone delle quali non si ha alcuna notizia e che sono ufficialmente ancora da ricercare. Parallelamente emerge dallo stesso rapporto un altro dato sconcertante. I cadaveri censiti non identificati sono 753; perché… troppi errori vengono commessi nelle indagini, troppe azioni non vengono intraprese per la ricerca degli scomparsi, troppe porte non sono mai state aperte; perché… non esiste nemmeno una banca dati, non disponiamo nemmeno di un numero verde gratuito; perché… la scomparsa non è vita e non è morte, ma una vita ‘sospesa’… e gli scomparsi, anche se i fascicoli vengono archiviati, continuano ad ‘esistere’; perché… la scomparsa di una persona cara non è una tragedia che può colpire solo ‘gli altri’ e perché questi ‘altri’ hanno bisogno del sostegno di tutti; perché… farsi compartecipi del dramma umano dei famigliari e unirsi nella lotta nonviolenta all’ingiustizia di tutte le scomparse è un nostro lavoro di pace; perché… chi dimentica cancella… noi non dimentichiamo! E come Penelope attenderemo senza arrenderci mai”.

Corriere_p21_20032011

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