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	<title>Il Giornale &#8211; Bastia</title>
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	<description>Notizie da Bastia U.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 09 Mar 2012 05:55:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Informatica per non vedenti L’iniziativa del Rotary Club</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 05:55:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>PRENDE AVVIO sabato 17 marzo la quinta edizione del corso di informatica per ipo e non vedenti. Si terrà nella sede dell’istituto «Serafico» di Assisi&#8230;.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div style="text-align: justify;">PRENDE AVVIO sabato 17 marzo la quinta edizione del corso di informatica per ipo e non vedenti. Si terrà nella sede dell’istituto <strong>«Serafico» di Assisi</strong>. Lo organizzano i Rotary club dell’Umbria, anche sulla scorta delle analoghe iniziative attuate negli anni passati. <span id="more-30586"></span>Il corso si prefigge l’obiettivo di mettere in grado l’operatore di scrivere, leggere testi e navigare in internet, con l’ausilio di un normale pc dotato di sistema operativo Windows, utilizzando la voce sintetica del computer stesso e dei programmi che rendono possibile la lettura della grafica sullo schermo; si articola in due moduli: il primo dal 17 al 18 marzo, il secondo dal 24 al 25 marzo. La partecipazione è gratuita: i club umbri metteranno a disposizione i docenti ed i computer. I posti disponibili, circa 16, saranno assegnati sulla base della priorità delle domande pervenute. E’ bene che gli interessati indichino se possono o debbono essere accompagnati, se possono risolvere da soli (o con familiari) i problemi del trasporto ed altre eventuali situazioni personali. La domanda va inoltrata per e-mail a: f&#97;&#x62;&#x69;o&#46;&#102;&#x61;&#x7a;i&#64;&#116;&#x61;&#x67;i&#110;&#x61;&#x2e;&#x69;t, oppure ai vari presidenti dei club umbri. Per informazioni si può telefonare al numero 3351274931.</div>
<div style="text-align: justify;">A.C.</div>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Martedì festa di chiusura della stagione invernale alla piscina comunale di Santa Maria degli Angeli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 09:26:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SANTA MARIA DEGLI ANGELI &#8211; Alla piscina comunale di Santa Maria degli Angeli è tempo di bilanci; alla vigilia dalla chiusura invernale dell’impianto si registrano&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>SANTA MARIA DEGLI ANGELI &#8211; Alla piscina comunale di Santa Maria degli Angeli è tempo di bilanci<span id="more-22680"></span>; alla vigilia dalla chiusura invernale dell’impianto si registrano oltre 400 bambini iscritti ai corsi di nuoto e circa 300 adulti, tra corsi e fitness. Si tratta di numeri importanti che rafforzano quelli conseguiti nelle stagioni precedenti. Il management si dichiara molto soddisfatto per i risultati raggiunti. Intanto sono in corso i preparativi per la festa di chiusura,in programma per martedì 7 alle 16,30 con l’esibizione delle venti ragazze del nuoto sincronizzato,fresche dalle gare agonistiche Fin e<br />
Csen a Roma. Un plauso per l’attività arriva dal sindaco Claudio Ricci, che porterà il proprio saluto presso l’impianto alle 19,30.</p>
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		<title>E Generazione Italia arruola con Gianfranco anche gli anti-finiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2010 10:15:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finiani o anti-finiani? Lo scontro politico tra i due schieramenti ormai è più incandescente di un derby calcistico. Con tanto di sgambetti e colpi proibiti&#8230;.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Finiani o anti-finiani? Lo scontro politico tra i due schieramenti ormai è più incandescente di un derby calcistico. Con tanto di sgambetti e colpi proibiti. L’ultimo esempio viene dall’Umbria, dove il sindaco e l’assessore di Bastia Umbria, nel Perugino, si sono ritrovati nell’elenco<span id="more-7778"></span> lanciato sul sito di Generazione Italia degli amministratori locali che hanno sottoscritto online il manifesto «Io sto con Fini». Peccato che i due, al secolo rispettivamente Stefano Ansideri e Francesco Fratellini, non fossero affatto d’accordo: «Entrambi &#8211; assicura Fratellini &#8211; siamo fortemente critici verso gli atteggiamenti e le azioni politiche del presidente della Camera. Per cui non c’era nulla di più lontano dalle intenzioni mie e del sindaco che finire in quell’elenco. E quella di Generazione Italia è stata una vera scorrettezza». Tanto più che ora cancellarsi sembra impossibile.</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/e_generazione_italia_arruola_gianfranco_anche_anti-finiani/22-05-2010/articolo-id=447212-page=0-comments=1" target="_blank">LEGGI L&#8217;ARTICOLO SU IL GIORNALE DI OGGI</a></p>
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		<title>BERSANI IL FORCAIOLO PENSI AL SUO BASSOLINO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 08:36:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Vittorio Feltri Pierluigi Bersani ha chiesto le dimissioni di Guido Bertolaso prima ancora che questi sia stato messo con le spalle al muro. È&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bastia.it/wp-content/uploads/2010/02/feltri.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4594" title="feltri" src="http://www.bastia.it/wp-content/uploads/2010/02/feltri.jpg" alt="feltri" width="110" height="110" /></a>di Vittorio Feltri<br />
Pierluigi Bersani ha chiesto le dimissioni di Guido Bertolaso prima ancora che questi sia stato messo con le spalle al muro. È bastato un avviso di garanzia per far venire voglia di ghigliottina nel Partito democratico, memore forse dei fasti di Mani pulite che ripulirono tutti tranne il Pci.<br />
A forza di andare avanti alla carlona la sinistra erede di Stalin, Breznev, Gorbaciov, Togliatti, Berlinguer, Natta e Occhetto è tornata indietro diciotto anni nella speranza di riprendere fiato. Per qualche voto in più è disposta a rinverdire il proprio giustizialismo invero mai appassito.<span id="more-4593"></span><br />
Secondo Bersani, il commissario della Protezione civile dovrebbe smammare perché non si è accorto che attorno a sé c&#8217;erano anche dei ladri. Il segretario però dimentica un particolare: Bertolaso non era e non è una guardia di finanza, un poliziotto e neppure un revisore dei conti, ma un operativo, uno che &#8211; è sufficiente guardare le sue foto &#8211; andava in giro dalla mattina alla sera con gli abiti lordi di calcinacci, trascorreva le giornate nei cantieri, in mezzo ai rifiuti immondi di Napoli, fra i terremotati dell&#8217;Aquila. Non era e non è un uomo da scrivania, bensì un uomo d&#8217;azione, impegnato a risolvere i problemi della gente, ad affrontare le emergenze e non a far quadrare il bilancio.<br />
Siccome nelle sue tasche non è finito un euro, a qualcuno è venuto in mente che ci potrebbe essere almeno un preservativo; sicché è stata montata una storia pruriginosa di massaggiatrici porcelle ed ex ballerine della torcida. Se Bertolaso non è un furfante sarà almeno un puttaniere, ipotizzano argutamente vari gazzettieri dall&#8217;animo sbirro. E il Pd fa propria questa meschina idea e la brandisce come una dava per abbattere il presunto fornicatore con largo anticipo sulla conclusione delle indagini.<br />
Siamo alle solite. Bersani scorge pagliuzze dappertutto e non si avvede delle travi neppure se gli cascano in testa, e gliene sono cadute parecchie. Una di queste, enorme e pesantissima, è Bassolino. Che per cent&#8217;anni ha incassato denaro allo scopo di rimuovere il lerciume campano riuscendo appena ad aumentarne la quantità e il nauseabondo olezzo, e tuttavia nessuno del partito inventore della questione morale ha mai osato, manco per scherzo, rifilargli un calcio nel deretano. Altra trave, la signora Rosa Russo Iervolino vien dal Mare cui la città del Vesuvio deve la più alta percentuale dell&#8217;Occidente di spazzini che non spazzano, ma ricevono regolare stipendio.<br />
Ecco. I citati amministratori superflui sono stati difesi ad oltranza dal Pd, mentre Bertolaso viene disonorato quale frequentatore assiduo di bordelli e complice di grassatori. Nei suoi giudizi Bersani usa due pesi e due misure. E ignora che un capo della Protezione civile si valuta per le cose che ha fatto e non per il numero degli amplessi messi a segno. Delle cose che ha fatto sappiamo tutto, e per questo lo apprezziamo; degli amplessi non si sa nulla perché non ci interessano e, in ogni caso, sono affari suoi.<br />
Non basta? Se proprio desidera discettare di mignotte, Bersani cominci da quelle in servizio nella sinistra, e accerti che non siano state pagate con soldi dello Stato.</p>
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		<title>IL VECCHIO VIZIO DELLA SINISTRA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 06:36:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Giordano Leonardo Domenici parte dalla sua Firenze travolta dallo scandalo e va a incatenarsi sotto Repubblica. Chi l’avrebbe detto? Un leader della sinistra&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P>di Mario Giordano</P><br />
<P><IMG height=200 alt="Mario Giordano" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/Mario-Giordano.jpg" width=200 align=right border=0>Leonardo Domenici parte dalla sua Firenze travolta dallo scandalo e va a incatenarsi sotto Repubblica. Chi l’avrebbe detto? Un leader della sinistra contro il giornale di riferimento della sinistra; e per strada, con lucchetti e striscioni, manco fosse la rivolta dei vuccumprà. La Tangentopoli del Pd è appena esplosa e già ci riserva scene indimenticabili. Poi dicono che la satira dei compagni non tira più in Tv. Per forza: fanno più ridere quando sono seri. </P><br />
<P>Il colpo di genio di Leonardo (quando si dice il destino nel nome) ci insegna innanzitutto una cosa: i giornali si possono criticare. Meno male. L’altro giorno tutti si sono indignati per una battuta (infelice) del Presidente del Consiglio. Ora qui c’è il presidente dell’Anci, cioè il rappresentante degli 8mila comuni italiani, che va addirittura ad incatenarsi sotto un giornale. Ebbene: tutti esprimono solidarietà a lui, nessuno a Ezio Mauro. Ma vi pare? Ci ribelliamo: Stampa e Corriere devono essere liberi di scrivere e far vignette, Repubblica pure. </P><br />
<P>La seconda cosa da mettere agli atti è che, con oggi, anche l’ultimo illuso avrà capito che la superiorità morale della sinistra è una balla spaziale. Avete presente? Da Berlinguer ad Occhetto, fino al Veltroni del Circo Massimo («Siamo l&#8217;Italia migliore&#8230;») ci hanno frantumato i panettoni con la pretesa diversità. Diversi da che? Stanno affogando in mezzo a tanto fango che ci si potrebbero far le cure termali. Magari riuscirebbero a fare pulizia. Della pelle, se non altro. </P><br />
<P>Epperò c’è una terza cosa che non deve sfuggire in questa nuova Tangentopoli. Ed è l’antico vizio di usarela giustizia per regolare questioni politiche. Che le giunte del Pd abbiano commesso malefatte appare ormai evidente: su questo bisogna andare a fondo ed essere impietosi. Ma che qualcuno, nel partito, voglia usare queste malefatte per risolvere partite che non riesce a vincere sul piano della politica, è grave. Perché ripete antichi schemi. Perché dimostra che da certi mali non si guarisce. </P><br />
<P>Per mesi siamo andati avanti a chiederci per quale motivo Veltroni avesse siglato l’alleanza (mortale) con Di Pietro e i giustizialisti. Ci avete fatto caso? Non l’ha mai mollato. Ad esso ha sacrificato tutto: il dialogo, il buon senso, la faccia. Perché? Difficile saperlo. Ma se, come molti nel Pd stanno dicendo, Walter avesse davvero scelto la via giustizialista per liquidare definitivamente l’eterno nemico D’Alema, ebbene, dovremmo cambiare rapidamente giudizio su di lui: non è solo maldestro e incapace. È pure assai pericoloso. </P><br />
<DIV>&nbsp;</DIV><br />
<DIV><FONT size=3>SU QUESTA NOTIZIA è STATO APERTO UN BLOG </FONT><A href="http://www.bastiaumbra.org/blog/?p=182"><FONT size=4>CLICCA PER PARTECIPARE</FONT></A></DIV></p>
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		<item>
		<title>PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO</title>
		<link>https://www.bastia.it/professionisti-dello-sfascio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 06:15:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver cercato per anni di far fallire l&#8217;Italia, sono riusciti a far fallire l&#8217;Alitalia. È già un buon risultato di cui ringraziare sentitamente i&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><DIV align=center><IMG height=154 alt="scene di giubilo all'annuncio del ritiro dell'offerta da parte di CAI" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/Il-Giornale-190908.jpg" width=400 align=left border=0></DIV><br />
<DIV>Dopo aver cercato per anni di far fallire l&#8217;Italia, sono riusciti a far fallire l&#8217;Alitalia. È già un buon risultato di cui ringraziare sentitamente i sindacati. Se c&#8217;era bisogno di un&#8217;ultima prova, ecco, l&#8217;abbiamo avuta: sono loro il grande male del nostro Paese. E se non ci libereremo al più presto di questo strangolamento corporativo, di questa casta di mandarini protetti e garantiti, di questi califfi pasciuti a suon di contratti e ricatti, altro che prendere il volo: anche il Paese resterà a terra come gli Airbus della compagnia di bandiera.<BR>Non so perché la Cgil, l&#8217;Up, l&#8217;Anpac e gli altri abbiano fatto questa bizzarra scelta: «muoia Sansone con tutti i Filistei». Gusto dell&#8217;orrido? Germi di follia? Antiberlusconismo ottuso all&#8217;ennesima potenza? Troverete nelle nostre pagine tutte le interpretazioni e le possibili dietrologie. Qui non voglio perdere tempo a esaminare razionalmente il frutto di una follia. Sarebbe come cercare di interpretare quel tale che al manicomio, credendosi Muzio Scevola, voleva farsi tagliare il braccio sinistro. Perché?, gli chiesero. E lui: «Così non mi brucerò la mano».<BR>I sindacati hanno tirato la corda fino all&#8217;ultimo, rilanciando sul filo di lana, come avevano già fatto con Air France. La stessa tecnica kamikaze, la stessa aspirazione suicida. Lo stesso risultato: è scappata Air France, è scappata anche la cordata di Colaninno. La differenza è che ora non c&#8217;è più nulla da fare. Alitalia, dopo 61 anni di più o meno onorato servizio, chiude i battenti. È fallita. Uccisa. Morta ammazzata. Gli aerei resteranno a terra. I lavoratori a spasso. I resti dell&#8217;azienda diventeranno cibo per corvi. Eppure i becchini dell&#8217;aquila selvaggia fanno festa. Girotondo intorno al cadavere.<BR>L&#8217;avete vista la foto in prima pagina? Alitalia fa crac e l&#8217;hostess ride. Che strano: pensavamo fosse un altro il crac che dà alla testa. Invece guardatela è proprio felice: sprizza allegria da tutto il tailleur. Ma sicuro signorina, c&#8217;è proprio da gioire, no? E per continuare la festa che facciamo? Chiudiamo anche due negozi? Tre imprese artigiane? Mandiamo sul lastrico qualche centinaio di operai? Ma sì, dai: sai le risate che ci si fa, con un paio di fallimenti. <BR>Del resto da giorni i furbetti dell&#8217;hangarino occupano strade e aeroporti mostrando corde e cappi (la Cai sarebbe il boia?) e slogan del genere: «Meglio falliti che in mano ai banditi». Banditi? Colaninno? Benetton? La Marcegaglia? Il meglio dell&#8217;imprenditoria italiana? Quelli che mettono mano al portafoglio e fanno una proposta, assumendosi il rischio in proprio? Davvero sono loro i banditi? O i banditi sono quelli che hanno occupato per anni l&#8217;Alitalia, che hanno comandato, dettato regole, posto veti e provocato questo letame, che ha concimato soltanto i loro privilegi?<BR>La risposta è evidente. E per questo l&#8217;Alitalia diventa da oggi il segno, il simbolo, la dimostrazione (più morente che vivente, purtroppo) che un Paese in mano allo strapotere dei sindacati non ha futuro. Un Paese in mano allo strapotere dei sindacati muore. L&#8217;Alitalia è sempre stato, fino all&#8217;ultimo, il posto dove le sigle (tante, troppe) dei lavoratori facevano il bello e il cattivo tempo. Il cattivo (per gli altri) e il bello (per loro). Non a caso, mentre la compagnia di bandiera scendeva nelle classifiche internazionali, mentre il tasso di efficienza di ogni dipendente si riduceva alla metà di quello della Lufthansa, i mandarini della carlinga vedevano crescere i loro privilegi incredibili, compresi l&#8217;indennità «per assenza del lettino» e il riconoscimento come orario di lavoro anche della pennica domestica. Il terzo comma dell&#8217;articolo 2 del regolamento, quello che disciplina, il «giorno singolo libero dal servizio» è arrivato perfino a stabilire che il giorno libero, per i piloti, dura 33 ore. Proprio così: 7 più di tutti gli altri cristiani.</DIV><br />
<P>Ora, voi capite: a questi viziati fra le nuvole, a questi signorotti della cloche, vassalli della regalia aeronautica, che guadagnano come ridere 158mila euro l&#8217;anno (più varie ed eventuali) e che hanno avuto la forza di modificare la durata del giorno da 24 a 33 ore, a loro, che cosa importa del fallimento dell&#8217;Alitalia? Prenderanno un po&#8217; di cassa integrazione e avranno la giornata libera per smarchettare di nascosto, voli privati o servizi all&#8217;estero. È per questo che ridono, che sono contenti. Il prezzo delle loro risate, come al solito, lo pagano i più deboli: i lavoratori meno garantiti, innanzitutto. E il Paese, subito dopo.<BR>È per questo che da sempre i sindacati hanno fatto fallire ogni tentativo di salvataggio dell&#8217;Alitalia. Forse vale la pena di ricordare: non è solo la questione delle ultime ore, degli ultimi mesi. È da anni che si mettono di mezzo, ogni volta che c&#8217;è un acquirente: anziché accendere un cero e sperare che finalmente arrivi qualcuno a riparare le loro malefatte, questi bonzi troppo satolli hanno sempre trovato un motivo per contestare, una clausola da inserire, un paletto da piantare. Alla fine tutti i compratori se la sono data a gambe levate.<BR>Sono i professionisti dello sfascio, i principi dell&#8217;autolesionismo, i gran visir della catastrofe. I sindacati non rappresentano più i lavoratori, non rappresentano più il lavoro. Ma ottengono ancora un potere di interdizione enorme: qualcuno mi sa spiegare perché in Italia hanno diritto di veto su ogni piano industriale? Qualcuno mi sa spiegare perché hanno voce in capitolo su ogni riforma sociale? Il rischio è lo stallo, loro non desiderano altro: le inefficienze garantiscono le rendite di posizione. Così i sindacati si oppongono al rinnovamento della pubblica amministrazione, non vogliono il cambiamento della scuola, protestano contro il salvataggio delle Ferrovie. Da anni bloccano l&#8217;introduzione del macchinista unico sui treni, da anni bloccano la quotazione di Fincantieri, da anni bloccano il mercato del lavoro e la crescita dei contratti aziendali. Sono arrivati perfino a boicottare e a contestare le imprese (come Fiat e Della Valle) che aumentavano gli stipendi ai dipendenti. Tanto ai sindacalisti, ricchi di un patrimonio incontrollabile, che importa del salario di chi lavora? Non hanno mai tutelato le buste paga, hanno sempre preferito tutelare il loro potere. E così sono diventati i signori del No: no allo sviluppo, no al futuro, no, soprattutto, al buon senso. Sono rimasti fermi al Medioevo economico e vorrebbero portarci al seguito. A meno che, per una volta, non siamo noi a dire «no» a loro. Per salvare l&#8217;Alitalia ormai è tardi, per salvare l&#8217;Italia ancora no. <BR>Mario Giordano <BR></P></p>
<p>Articolo in PDF:</p>
<p><a href="https://www.bastia.it/wp-content/uploads/2024/09/Il-Giornale-2008-giornale-19-09-2008-pag-01.pdf">Scarica qui il PDF</a></p>
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		<title>Bilanci falsi per 30 mld L’Ue smaschera Prodi</title>
		<link>https://www.bastia.it/bilanci-falsi-per-30-mld-lue-smaschera-prodi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 12:04:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’esperienza della sinistra al governo nella scorsa legislatura potrebbe presto arricchirsi di un altro primato: quello del «falso in bilancio» più grande della storia, una&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><IMG height=149 alt="Padoa Schioppa e Prodi" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/Prodi-Padoa.jpg" width=198 align=left border=0>L’esperienza della sinistra al governo nella scorsa legislatura potrebbe presto arricchirsi di un altro primato: quello del «falso in bilancio» più grande della storia, una cifra vicina ai 30 miliardi di euro (sessantamila miliardi delle vecchie lire) con i quali si sarebbero inutilmente «sporcati» i conti pubblici italiani allo scopo di far sembrare peggiore la situazione ereditata dal governo Berlusconi e accreditarsi come risanatori. Di questa cifra Eurostat ha già accertato l’inesistenza di quasi 15 miliardi e, secondo quanto risulta al Giornale, i conti italiani sarebbero «sotto revisione» per quanto riguarda la somma rimanente.<br />
<DIV>&nbsp;</DIV><br />
<DIV>Facciamo un passo indietro: l’indicatore più popolare per misurare la «performance» della politica economica di un governo è l’evoluzione del rapporto fra il deficit e il Prodotto interno lordo. Questa misura è importante sia in senso assoluto (perché se eccede stabilmente il 3% l’Europa apre una procedura di infrazione) sia in senso relativo perché si possono confrontare i comportamenti dei diversi Stati fra di loro e rispetto alla media europea. Ogni governo è «responsabile» degli anni per i quali firma la legge finanziaria che, come è noto, stabilisce spese e entrate per l’intero anno. Pertanto economicamente vengono per convenzione attribuiti al centrosinistra i risultati degli anni dal 1997 al 2001, al centrodestra quelli degli anni dal 2002 al 2006, di nuovo a Prodi gli anni 2007 e 2008. </DIV><br />
<DIV>&nbsp;</DIV><br />
<DIV>Ebbene, Prodi, Padoa-Schioppa e Visco si inventarono delle voci «una tantum» che pesarono sul deficit italiano del bilancio 2006 per circa due punti in modo da consegnare alle stampe e a un’imbarazzata Istat un dato pesantissimo: meno 4,4%, il risultato peggiore dal 1996 e che sarebbe rimasto alle cronache come responsabilità del governo di centrodestra. Peccato però che queste voci fossero inesistenti. La prima di queste voci fantasma, relativa a possibili rimborsi sull’Iva delle auto aziendali e pesante per ben 15 miliardi di euro, è già stata cassata da mesi (nel silenzio generale) da Eurostat che ha provveduto a classificare come «metodologicamente scorretto» il carico di spese solo eventuali e non ancora verificatesi sul bilancio 2006. La cosa è immediatamente verificabile dal sito di Eurostat dove il rapporto deficit/Pil per l’Italia nell’anno in questione appare ora ridotto al 3,4 per cento. Nella stessa nota in cui Eurostat accerta il primo falso nel bilancio statale però c’è anche una nota che indica come le voci relative a «investimenti infrastrutturali» siano sotto esame. Di cosa si tratta? È una storia incredibile, che indica con quanta spregiudicatezza si sia mosso il governo Prodi pur di poter addossare al governo precedente responsabilità non sue. L’ultimo dei 1.364 commi della legge finanziaria per il 2007 (quella famosa del «più tasse per tutti») è molto strano: dice, come da prassi, che la legge entra in vigore il 1° gennaio «tranne» quattro commi che, in modo del tutto irrituale, entrano in vigore il 27 dicembre. Tali commi prevedono l’accollo dello Stato dei debiti delle Ferrovie dell Stato per 13 miliardi che quindi, per tre soli giorni, venivano caricati totalmente sull’esercizio 2006. Un vero e proprio colpo di mano che era inoltre finanziariamente indeterminato, perché il decreto attuativo sarebbe stato emesso solo in seguito. C’è di peggio: esiste la prova che Eurostat aveva imposto sin dal 2005 un diverso criterio di imputazione del deficit. L’istituto europeo aveva classificato tale somma come debiti dello Stato nel 2005 e, secondo quanto si può leggere sul rapporto che accompagnava la riclassificazione, aveva stabilito tassativamente che fossero imputate come deficit solo e solamente le cifre relative a debiti giunti a scadenza e non onorati dalle Ferrovie e, in ogni caso, solo per gli anni in cui queste scadenze fossero avvenute. </DIV><br />
<DIV>&nbsp;</DIV><br />
<DIV>Non c’era quindi nessuna ragione per disporre l’accollo di una simile cifra e soprattutto nessuna motivazione per una così clamorosa forzatura contabile, congegnata in modo da gonfiare il deficit 2006, anzi, Eurostat aveva espressamente deciso tutt’altro. Alla luce di tutto ciò si capisce l’imbarazzo dei contabili europei nell’avere «sotto revisione» dei numeri che risultano falsati per quasi 30 miliardi con conseguente difficoltà di raccordo di cifre che impattano l’intero bilancio dell’eurozona. Se, come pare, anche l’accollo dei debiti delle Ferrovie &#8211; dato il palese artificio contabile e l’esplicita indicazione contraria del 2005 &#8211; verrà cassato da Eurostat, bisognerà riscrivere la storia economica delle ultime legislature, ammettendo che il risanamento era stato in effetti iniziato dal governo Berlusconi, dato che il centrodestra, senza il «superfalso» in bilancio della sinistra, risulta aver ricevuto un deficit/pil al 3,1% ed averlo riconsegnato migliorato al 2,5% (in controtendenza con la media dell’Europa a 15 nazioni che, nel periodo, ha al contrario leggermente peggiorato tale rapporto). Risulterebbe invece così pressoché nullo il risultato dell’ultimo governo di Prodi, Diliberto e Di Pietro, ai quali potrebbe rimanere invece il poco ambito riconoscimento come «autori del massimo falso in bilancio» in Europa: curioso destino per chi ne aveva fatto un simbolo delle malefatte del centrodestra. <A href="m&#97;&#x69;&#x6c;t&#111;&#x3a;&#x70;o&#115;&#x74;&#x61;&#64;&#99;&#x6c;&#x61;u&#100;&#x69;&#x6f;b&#111;&#114;&#x67;&#x68;i&#46;&#x69;&#x74;">&#x70;&#x6f;&#115;t&#x61;&#x40;&#99;la&#x75;&#x64;&#105;o&#x62;&#x6f;&#114;&#103;h&#x69;&#x2e;&#105;t</A> </DIV><br />
<DIV>&nbsp;</DIV><br />
<DIV>Vai al sito de <A href="http://www.ilgiornale.it">IL GIORNALE</A></DIV></p>
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		<title>Di Pietro gioca a Monopoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 03:54:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ha case in tutt’Italia Ma è giallo sui suoi conti di Gian Marco Chiocci da Roma Ma quante case ha l’onorevole Antonio Di Pietro? E&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P><FONT size=5>ha case in tutt’Italia Ma è giallo sui suoi conti</FONT></P><br />
<P>di Gian Marco Chiocci</P><br />
<P>da Roma</P><br />
<P><BR><IMG height=148 alt="L'ex PM Di Pietro" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/Di-Pietro.jpg" width=198 align=left border=0>Ma quante case ha l’onorevole Antonio Di Pietro? E con quali soldi le ha comprate? Prima di scoprirlo ci corre l’obbligo di ricordare come del suo conflitto di interessi in campo immobiliare si è già occupato, in parte, il gip di Roma che lo ha prosciolto nell’inchiesta sulla gestione allegra dei rimborsi elettorali. Restando in tema la procura capitolina ha però stigmatizzato l’operato di Tonino allorché vennero affrontate le accuse di un suo ex socio a proposito della società immobiliare Antocri (acronimo di Anna, Toto, Cristiano, i figli di Di Pietro) e delle presunte commistioni con i patrimoni dell’Italia dei Valori. Secondo l’ipotesi iniziale, Di Pietro avrebbe utilizzato i soldi del partito per acquistare appartamenti arrivandone ad affittare alcuni all’Idv, di cui era presidente. Un modo di fare penalmente irrilevante, secondo l’accusa.</P><br />
<P>Casa con lo sconto</P><br />
<P>Quel conflitto d’interessi torna ora d’attualità per gli approfondimenti operati dal mensile «la Voce delle voci» in contemporanea al reportage del Giornale. Si scopre così che il 16 marzo 2006, in quel di Bergamo, il padre-padrone dell’Idv si aggiudica alle buste, in condizioni burrascose e rocambolesche, un signor appartamento (vedi articolo sotto) a un prezzo scontatissimo dovuto alle cartolarizzazioni del patrimonio immobiliare dell’Inail. Roba da Svendopoli per vip. Lui non appare mai, fa tutto l’amministratore della sua società immobiliare Antocri (che però non agisce in questa veste), nonché compagno di Silvana Mura, deputata Idv, tesoriera del partito e socia dell’Associazione IdV. Visti i precedenti, le confusioni di ruoli, le ambiguità fra «movimento» e «associazione», le locazioni degli immobili di proprietà di Di Pietro al partito dello stesso Di Pietro (gli appartamenti di cui parleremo dopo in via Casati a Milano e in via Principe Eugenio a Roma) non è stata una sorpresa scoprire che anche su quest’ultimo immobile qualcosa non quadra: l’ha comprato Di Pietro, attraverso il convivente della Mura, la quale ha intestate le utenze di casa che corrispondono perfettamente a quelle un tempo in uso all’ex sede della tesoreria nazionale di via Taramelli 28.<BR>Posto che l’ex pm di Mani Pulite nega di aver mai usato un euro del partito per reinvestirlo nell’acquisto di un appartamento a suo nome, posto che la società An.to.cri è nata con un capitale sociale assai modesto (appena 50mila euro), posto ancora che nel 2005 Di Pietro ha dichiarato un imponibile di 175mila euro e nel 2006 di 189mila, l&#8217;interrogativo sulla provenienza dei capitali per l’acquisto degli appartamenti, è dovuto per una personalità pubblica del suo calibro. Specie se ci si sofferma a sbirciare nel patrimonio immobiliare di quest’uomo che anche quando indossava la toga, non sembrava contenersi nello shopping edilizio: una villa con giardino a Curno, e di lì a poco, nel 1994, una nuova villetta, attaccata alla precedente, di otto vani. L’anno appresso Di Pietro compra un&#8217;abitazione da 300 metri quadri a Busto Arsizio, che gira prontamente al partito dopo aver acceso un mutuo agevolato per l’80 per cento del totale. Tempo qualche annetto e, una volta eletto al Parlamento europeo, fa il bis con un bilocale nel centro di Bruxelles: quanto l’abbia pagato non è noto. Arriviamo così al 2002 allorché l’ex ministro delle Infrastrutture si accasa in un elegante quarto piano in via Merulana, a Roma: altri otto vani, per un totale di 180 metri quadrati, pagato intorno ai 650mila euro grazie anche a un mutuo di 400mila euro acceso con la Bnl. L’anno dopo, nella natia Montenero di Bisaccia, Di Pietro cede al figlio Cristiano un attico di 173 metri quadrati: «Sei vani e mezzo poi ampliati a otto e a 186 metri quadrati (più 16 di garage) &#8211; analizza la Voce &#8211; grazie al condono edilizio del 2003. La spesa sostenuta è all&#8217;incirca di 300mila euro».</P><br />
<P><BR>Gli alloggi per i figli</P><br />
<P>Non passano due mesi e alla fine di marzo, l&#8217;ex pm compra a Bergamo un bel quarto piano, per i figli Anna e Toto: 190 metri quadri in un signorile palazzetto liberty in via dei Partigiani. Lo stesso giorno, con lo stesso notaio, la moglie di Tonino fa suo un appartamento di 48 metri quadrati, sempre al quarto piano, oltre a due cantine e a un garage: si parla di una cifra oscillante intorno agli 800mila euro, ma non c’è conferma nemmeno su chi abbia provveduto all’esborso e in quale misura. Il 2004 è alle porte, e il nuovo appartamento di 190 metri quadri acquistato per 620mila euro in via Felice Casati a Milano &#8211; come da rogito stipulato in aprile &#8211; Di Pietro lo intesta alla Srl Antocri. Poi per un milione e 50mila euro la medesima società immobiliare fa suoi dieci vani (190 metri quadri) in via Principe Eugenio a Roma, dove &#8211; stando al bilancio 2005 dell’Idv &#8211; trasloca la sede nazionale di rappresentanza politica del partito, fino al giorno prima ubicata in via dei Prefetti 17». Per i due locali Tonino si rivolge alla Bnl e si carica due mutui sulle spalle: 276mila euro da saldare entro il 2015 per la casa milanese, 385mila per quella romana (scadenza 2019). Le pesanti rate Di Pietro inizialmente le ricaverà (salvo poi ripensarci quando scoppia lo scandalo) dal pagamento dei canoni d’affitto versati all&#8217;Antocri da un inquilino eccellente: la sua Italia dei Valori.</P><br />
<P>Mattone a Bergamo</P><br />
<P>Non è finita. Alla vigilia di Natale del 2005, Susanna Mazzoleni, moglie di Di Pietro e madre dei tre figli, compra un piccolo appartamento in via del Pradello a Bergamo. Poche ore dopo acquista anche un ufficio di quattro vani nella stessa palazzina. Spesa approssimativa? Tra i 400 e 500mila euro. L&#8217;anno successivo, come detto, Tonino compra all&#8217;asta con offerte segrete la casa di via Locatelli, sempre nella città orobica. Mentre l&#8217;anno dopo ancora, per una spesa-lavori consistente (decine, se non centinaia, di migliaia di euro) inizia a ristrutturare la masseria di famiglia in quella Montenero di Bisaccia dove l’ex ministro delle Infrastrutture, a dar retta al «catasto dei terreni» possiede 33 «frazionamenti» pari a 16 ettari di proprietà, in parte ereditati, in altra parte acquistati da parenti e familiari. Secondo la Voce (ma ancora non c’è traccia nelle visure camerali) Di Pietro avrebbe acquistato anche un altro appartamento per la figlia, 60 metri in piazza Dergano a Milano.</P><br />
<P>La società bulgara</P><br />
<P>Di Pietro in aula ha spiegato d’essersi dato al mattone dopo aver venduto l&#8217;ufficio di Busto Arsizio (a 400mila euro, 100mila li ha dovuti restituire alla banca per il mutuo) e con il ricavato ha acquistato gli appartamenti affittati all’IdV: quello di via Felice Casati a Milano &#8211; acquistato dalla Iniziative Immobiliari di Gavirano, Gruppo Pirelli Re &#8211; e l’altro, in via Principe Eugenio a Roma (alienato nel 2007). Ha detto che se tornasse indietro non rifarebbe quello che ha fatto, anche se la sua passione per gli affari immobiliari ha travalicato i confini nazionali: Tonino possiede infatti il 50% della Suko, una srl bulgara con sede a Varna. A fronte di quattro milioni di euro spesi per comperare immobili fra il 2002 e il 2008, l’ex pm ha incassato dalle vendite all&#8217;incirca un milione di euro, scremati dalle rimanenze calcolate per i mutui. Niente di penalmente rilevante, come dicono gli ex colleghi di Tonino. Ma i conti non tornano. </P><br />
<P>&nbsp;<BR></P></p>
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		<title>Il Bastia è beffato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Oct 2007 04:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>PARZIALI: 19-25, 26-24, 25-21, 18-25, 18-20 BASTIA: Dani 10, De Marco 26, Fuganti 14, Meriggioli 5, Beltran 15, Francesconi 16, Postiglione (L), Costanzi. Ne Maoro,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><P>PARZIALI: 19-25, 26-24, 25-21, 18-25, 18-20 BASTIA: Dani 10, De Marco 26, Fuganti 14, Meriggioli 5, Beltran 15, Francesconi 16, Postiglione (L), Costanzi. Ne Maoro, Saviotti, Di Pasquale, Cecchini, Barboni. All.: Cannestracci. CASTELFIDARDO: Paterniani 19, Rota 4, Chiarini 17, Pirri 2, Bel-cicchi 13, D’Angelo 24 Ugolini (L), Cecato. Ne Volpini, Pesaola, Novelli. All.: Graziosi.<BR>ARBITRI: Picchi-Bianchini.</P><br />
<P>BASTIA&nbsp;2<BR>CASTELFIDARDO 3</P><br />
<P>BASTIA UMBRA &#8211; Quanta sofferenza nel primo match giocato tra le mura amiche. Bastia non riesce a trovare il vero ritmo e non riesce a battere i marchigiani del Castelfidardo che si impongono al termine al di un tie-break al cardiopalmo. Davvero coriacea la compagine marchigiana che ribatte colpo su colpo e sbaglia il meno possibile rendendo arduo sin dall’inizio il compito della compagine bastiola. Tantissimi gli errori commessi soprattutto in battuta dai padroni di casa che anche a muro non riescono ad incidere. Per Bastia è il primo stop del campionato dopo il successo che era maturato sul campo della Lazio.<BR>Di buono c’è che comunque i bianconeri smuovono la classifica.</P></p>
<p>Articolo in PDF:</p>
<p><a href="https://www.bastia.it/wp-content/uploads/2024/09/Giornale-2007-volley-211007.pdf">Scarica qui il PDF</a></p>
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		<title>Pd, ecco le prove della farsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 12:26:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E Fi attacca: dati poco reali Roma &#8211; «Cristian, ti aspetto qui». E Cristian va. Con la sua maglia rossa, gli occhiali da sole, il&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><P><FONT size=4>E Fi attacca: dati poco reali </FONT></P><br />
<P>Roma &#8211; «Cristian, ti aspetto qui». E Cristian va. Con la sua maglia rossa, gli occhiali da sole, il permesso di soggiorno in mano. Cristian lavora fino a notte, ma per votare cinque volte si è svegliato due ore prima. Cinque volte, che ridere: «Da morire!». Il gioco diventa una giostra. Sempre lo stesso giro: cinque file ai seggi, cinque seggi diversi, cinque coppie di schede. Cinque euro. Cinque ricevute. Cinque voti. Per Walter Veltroni. Tutta la vita? «No, soltanto cinque volte!». Alla fine indossa il grembiule e offre caffè e cornetto al cioccolato. </P><br />
<P>È un amico. Cristian Constantin Zaharia, 31 anni, in Italia da sei, rumeno, cameriere in un bar di Roma, ha votato cinque volte sotto i nostri occhi alle elezioni primarie del Partito democratico. Quattro dei suoi cinque voti per Veltroni sono quindi non validi. Cristian non ha fatto appostamenti, raggiri, trucchi, non c’è stata nessuna dichiarazione falsa. Ha mostrato sempre il suo documento d’identità con la residenza italiana, via del Fontanile Arenato, e ha votato per cinque volte con il suo nome e cognome, come dimostrano le ricevute che gli sono state rilasciate in qualità di «partecipante al processo costituente» del Pd. A seguire Cristian per i seggi delle primarie in effetti si muore dal ridere. Bastano due ore e quindici minuti. Si parte all’una dalla zona ovest di Roma, dai quartieri che abbracciano il grande parco di Villa Pamphilj, in direzione del Gianicolo, e poi più giù, verso San Pietro. </P><br />
<P>La giornata è splendida e le file ai seggi non sono fastidiose: ci sono sette, otto persone. Tanti stranieri, tantissimi filippini. Fuori da una sezione dei ds, a Bravetta, è anzi scritto, in stampatello: «Possono votare anche sedicenni e stranieri». Inizia così, a piazza San Giovanni di Dio, la giornata del «penta-voto» di Cristian. Mostra il permesso di soggiorno, anche se non gli serve più, perché è cittadino dell’Unione Europea. Versa l’euro alla cassiera, prende le due schede, va dietro a un manifesto elettorale, segna la sua croce e vota. Per la prima volta. Chi? «Veltroni-Zingaretti». Segretari nazionale e regionale. </P><br />
<P><BR>Agli italiani chiedono il certificato elettorale, agli stranieri no, solo il documento. Sulla carta di Cristian è indicata la via, non dovrebbe votare in quella zona. Ma gli dicono solo due parole: «Un contributo». Si va avanti. Il quartiere è lo stesso, via Paola Falconieri, 84. È un circolo ricreativo. Su un tavolo sono accatastate pile di volantini su corsi di planoterapia e fiori di Bach. E questa volta a Cristian fanno una domanda: «Sai che non è la zona in cui dovresti votare?». Cristian spiega che non lo sapeva, e in effetti è così. «Okay, non ti perdiamo!», sospira una scrutatrice. Cristian non delude e vota per la seconda volta. Ci si sposta un po’, ma non tanto, verso piazza Pio XI. Qui c’è ancora un gazebo, accanto a due bancarelle di pachistani che vendono magliette colorate. Neanche in questo seggio Cristian potrebbe votare. Glielo fanno notare. E il presidente dice a uno scrutatore: «Fallo votare però scrivilo a verbale». Lo scrutatore non scrive niente. Cristian vota per la terza volta. Lo salutano, e se ne va. Finalmente si trova una sezione dei ds nella zona di residenza di Cristian, a Bravetta, in via della Pisana. È il seggio dove è esposto l’avviso per i sedicenni. Qui non ci sono problemi. Il quarto voto è velocissimo. Piccola fila, euro, ricevuta, schede, croce sulla coppia Veltroni-Zingaretti. A questo punto si decide: se si vota dappertutto, lanciamo la monetina. Piazza del Risorgimento. C’è un grande gazebo vicino alla fermata dei taxi. Si sceglie perché davanti al gazebo c’è l’enorme calotta della cupola di San Pietro contro il cielo. È un bel posto per votare. E Cristian vota, per la quinta volta. È fuori zona, ma che importa ormai? Che ridere: «Un saluto a Veltroni e a Zingaretti, se vogliono un caffè forse un giorno gli dirò dove lavoro». </P><br />
<DIV>Su questo argomento esiste un BLOG se vuoi partecipare <A href="http://www.bastiaumbra.org/blog/?p=6">CLICCA QUI</A></DIV></p>
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		<title>Noi di sinistra ma anche di destra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2007 16:58:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Walter Veltroni (secondo Maurizio Crozza) Per il bisogno di una sinistra moderna, che risponda in modo nuovo alle molteplici richieste della soscietà. Perché, vedete&#8230; la&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P>Walter Veltroni (secondo Maurizio Crozza) </P><br />
<P>Per il bisogno di una sinistra moderna, che risponda in modo nuovo alle molteplici richieste della soscietà. Perché, vedete&#8230; la sinistra è apparza impriggionata in schemi che l’hanno fatta apparire vecchia e conzervatrice, schiava di blocchi ideologgisci, incapasce di coniugare costruttivamente apparenti diverzità, ognuna, a un esame più disinibbito, portatrisce di valori positivi. Per questo noi vogliamo un’Italia nuova&#8230; Un’Italia progressista&#8230; MA ANCHE conservatrice.</P><br />
<P>Vedete&#8230; guardate&#8230; si parla tanto di valori&#8230; non zi penzi che per noi qualche valore possa restare escluso. Noi vogliamo la libbertà, base della democrazia, MA ANCHE la schiavitù, che badate, è uno stimolo forte, se vista senza paraocchi ideologgici&#8230; Noi siamo per la giustizia MA ANCHE per l’ingiustizia&#8230; siamo per una società felice, MA ANCHE depressa, per quella convergenza tra identità opposte, che è sempre fonte di pacato avanzamento proggettuale.</P><br />
<P>Vedete&#8230; guardate&#8230; sentite&#8230; pacatamente&#8230; serenamente&#8230; in questi mesi ho girato molto l’Italia, ho incontrato gli elettori, i cittadini, gli italiani e le italiane&#8230; ho fatto incontri, dibbattiti, tavole rotonde, al Nord, al Zud&#8230; e a Roma la domanda di tutti era&#8230; Walter, ma ar Comune chi cce sta?</P><br />
<P>E oggi pacatamente, serenamente voglio ringrazziare tutte le liste che hanno contribbuito a questa affermazzione&#8230; Sinistra per Veltroni, Destra per Veltroni, Centro per Veltroni, Sopra per Veltroni, Sotto per Veltroni, Di Lato per Veltroni, senza dimenticare i Khmer Rossi per Veltroni, le Orzoline per Veltroni. Vedete&#8230; guardate&#8230; potrei fermarmi qui, MA ANCHE continuare a ringrazziare&#8230; per esempio gli Imprenditori per Veltroni, oltre a Odontotecnici per Veltroni e naturalmente Banchieri per Veltroni&#8230; </P><br />
<P>Noi democratisci vogliamo dire «sono sposato, MA ANCHE scapolo», «sono alto, ma anche basso» o come fanno molti validi imprenditori&#8230; «sono ricchissimo, MA ANCHE bisognoso dei soldi dello Stato»&#8230; Noi democratici siamo pacatamente convinti che non bisogna farzi mancare gnente per colpa ideologie desuete, per cui vogliamo essere riggidi, MA ANCHE flessibbili, bruni, MA ANCHE biondi, di sinistra, MA ANCHE di destra, perché non possiamo permetterci il lusso di lasciare la destra alla destra. Noi dobbiamo lottare contro l’evasione fiscale MA ANCHE difendere gli evasori, figure da rivalutare da nuove angolazioni, in fondo compagni che sbagliano. Perché, guardate, non possiamo lasciare gli evasori alla Lega&#8230; Noi dobbiamo stare sempre dalla parte dei debboli, MA ANCHE dalla parte dei forti. Dobbiamo dire «I care, mi interessa», MA ANCHE «I don’t care», che vuol dire «nun me ne po’ fregà de meno»&#8230; Non possiamo lasciare il qualunquismo ai qualunquisti.<BR>Noi siamo per uno Stato laico MA ANCHE per una serena, pacata ingerenza della Chiesa nella vita dei cittadini. Noi siamo per la cultura, MA ANCHE per l’ignoranza crassa, in quanto espressione dell’animo umano da cui imparare con umiltà. Perché è ora di dirlo: non c’è sostanziale differenza tra le tre righe di una poesia di Quasimodo e i 3 metri sopra il cielo di Federico Moccia. Noi vogliamo un Paese normale, dove tutti possano apprezzare il cinema colto, il cinema d’autore, MA ANCHE Bombolo, dove si possa apprezzare il lavoro del reggista impegnato, MA ANCHE Franco e Cciccio&#8230; dove un uomo, una donna, un bambino possano dire serenamente «questa sera vado al festival del cinema MA ANCHE alla sagra della porchetta di Ariccia»&#8230; Dobbiamo convincerci che le scelte nette sono fuori tempo&#8230;</P><br />
<P>Non si penzi, amici, che il percorzo sarà facile&#8230; Si parla tanto delle politiche della famiglia&#8230; Ecco, questo va detto con chiarezza: noi siamo per il matrimonio, MA ANCHE per le coppie di fatto, siamo per la fedeltà, MA ANCHE per l’adulterio, perché siamo convinti che da ambedue queste istanze così umane nasca sempre qualcosa di positivo, come accade in tutte le società evolute&#8230; </P><br />
<P>&#8230;Si parla tanto di riforme istituzzionali, di legge elettorale. È importante, certo, ma non zi penzi che una strada sia meglio di un’altra&#8230; Noi preferiamo il zistema tedesco, MA ANCHE guardiamo con zerenità a quello francese, siamo per le preferenze MA ANCHE per le liste chiuse, siamo per la democrazzia MA ANCHE per un zano totalitarismo. Vedete, bisogna avere le idee chiare MA ANCHE un po’ confuse&#8230; Guardate, in ogni famiglia emergono divergenze di opinione, ma bisogna sempre avere la capacità di risolverle per il meglio&#8230; Vogliamo andare al mare MA ANCHE in montagna&#8230; vogliamo prendere un cane MA ANCHE un gatto&#8230;vogliamo la carne MA ANCHE il pesce&#8230;</P><br />
<P>Inzomma, io credo che pacatamente, qui, oggi, sta nascendo un progetto grande, che definiamo Partito Democratico, ma che io definirei, in quanto rappresentativo di tutte le istanze del Paese, Partito MaAnchista Italiano. Un’idea nuova, MA ANCHE vecchia. </P><br />
<P>&nbsp;</P><br />
<P><BR>&nbsp;</P></p>
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		<title>«I rom che non si mantengono possono essere mandati via»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Aug 2007 06:35:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Paola Setti Quattro bambini Rom che muoiono in un rogo, la politica che si affanna a cercare norme nuove e più efficaci, e nessuno&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><P><IMG height=273 hspace=4 src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/rom.jpg" width=230 align=left vspace=4 border=2>di Paola Setti </P><br />
<P>Quattro bambini Rom che muoiono in un rogo, la politica che si affanna a cercare norme nuove e più efficaci, e nessuno che si sia accorto che la legge c’è già, basterebbe applicarla. Tradotta dal burocratese, la direttiva europea del 2006 dice così: tutti i cittadini europei, quindi anche i Rom, hanno diritto di circolare e soggiornare liberamente su tutto il territorio europeo. Ma, oltre a non costituire un pericolo per la sicurezza nazionale, devono dimostrare di possedere adeguati mezzi per mantenere se stessi e le proprie famiglie. Altrimenti possono essere riaccompagnati nel loro Paese. Il vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini, ci lavora da tempi non sospetti, «perché non ci si può occupare dei nomadi solo dopo tragedie come quella di Livorno», sollecitando il ministro dell’Interno Giuliano Amato ad avviare i controlli attraverso le questure.</P><br />
<P>Messa così sembra fin troppo facile.<BR>«Lo è. La direttiva è immediatamente applicabile, senza necessità di ulteriori specificazioni. Amato mi è parso consapevole di questo e spero si muoverà in questa direzione».</P><br />
<P>Ma i Rom, proprio in quanto cittadini europei, non possono essere espulsi.<BR>«Infatti non si tratterebbe di espulsione, ma di riaccompagnamento nelle città di provenienza. L’Ue prevede percorsi di reinserimento anche attraverso aiuti finanziari, come il fondo sociale europeo».</P><br />
<P>La sinistra radicale farebbe le barricate.<BR>«Mi dispiace per la sinistra radicale, ma viviamo in un sistema di regole europee, che vanno applicate».</P><br />
<P>E come si si fa a definire gli “adeguati mezzi di sussistenza”?<BR>«Una via che alcuni Paesi stanno valutando è quella di fare riferimento al reddito minimo tassabile. Il nomade che vuole soggiornare in Italia deve dimostrare di possedere un lavoro che gli consenta di restare al di sopra di quella soglia per tutto il tempo che vuole restare qui».</P><br />
<P>Una parola.<BR>«Sì, ma è giunto il momento dei doveri. I diritti sono già stati definiti, basti pensare alla carta di Nizza del 2000».</P><br />
<P>In realtà l’Italia rischia sanzioni per aver recepito in modo insoddisfacente la direttiva europea del 2000 sulla discriminazione su base razziale ed etnica «Vero, ma io penso che quella interpretazione restrittiva si potrà rimuovere, allargando le maglie dei diritti, solo dopo aver fissato uno statuto dei doveri. I nomadi devono sapere che il passaporto europeo non dà loro il diritto di violare le nostre regole, e che non ci sarà tolleranza verso l’illegalità, lo sfruttamento dei minori o la segregazione delle donne. Serve una carta dei doveri, un patto di integrazione».</P><br />
<P>Chi dovrebbe scriverlo?<BR>«Va fatto a livello locale, perché l’Unione europea non può definire come verrà organizzata l’accoglienza alle periferie di Milano o di Roma».</P><br />
<P>Cosa dovrebbe contenere questo patto?<BR>«Dovrebbe prevedere sanzioni penali severe per il mancato rispetto del nostro impianto di legalità. E l’impegno dei Comuni a offrire alloggi decorosi e occasioni di lavoro, anche temporaneo».</P><br />
<P>Lamentano i sindaci e conferma il ministro alla Solidarietà sociale Paolo Ferrero che non ci sono i soldi.<BR>«L’Unione europea può cofinanziare programmi di questo tipo, ma prima ci devono essere i progetti, che io però non ho mai visto». </P><br />
<P>&nbsp;</P></p>
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