<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Libero &#8211; Bastia</title>
	<atom:link href="https://www.bastia.it/category/libero/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.bastia.it</link>
	<description>Notizie da Bastia U.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 29 Aug 2025 14:07:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Le suore diventate“super chef”«Cuciniamo per il bene di tutti»</title>
		<link>https://www.bastia.it/le-suore-diventatesuper-chefcuciniamo-per-il-bene-di-tutti/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/le-suore-diventatesuper-chefcuciniamo-per-il-bene-di-tutti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 13:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia]]></category>
		<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fede & Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[BASTIA NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[bastia notizie]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[La cucina delle monache]]></category>
		<category><![CDATA[MADRE NOEMI]]></category>
		<category><![CDATA[Monastero delle Benedettine di Sant ’Anna]]></category>
		<category><![CDATA[Suor Debora]]></category>
		<category><![CDATA[Suor Eleonora]]></category>
		<category><![CDATA[Suor Myriam]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/?p=161664</guid>

					<description><![CDATA[Incontriamo le sorelle del monastero benedettino di Sant’Anna a Bastia Umbra]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>AL FESTIVAL“LIBRI NEL BORGO ANTICO”AL VIA OGGI A BISCEGLIE</strong></p>



<p><strong>Quattro monache di clausura autrici e protagoniste di un format tv trasformato in un volume<br>«La chiamiamo evangelizzazione domestica.Ci piacerebbe far da mangiare per Papa Leone»</strong></p>



<p><em>DANIELE PRIORI</em><br>Da un borgo all’altro. Di fornello in fornello. Da madre a madre. E’un inseguirsi di storie, cibi legati alla tradizione contadine e vite di donne, quelle di Madre Noemi, Suor Myriam, Suor Debora e Suor Eleonora, protagoniste e autrici de La cucina delle monache, format televisivo in onda da due anni(quattro stagioni)su Food Network che ormai sta girando l’Italia anche sotto forma di libro, pubblicato dall’editore Vallardi, che domenica sera sarà protagonista della sedicesima edizione del Festival letterario Libri nel Borgo Antico al viaoggia Bisceglie (Bt). <strong>Incontriamo le sorelle del monastero benedettino di Sant’Anna a Bastia Umbra</strong> quasi con le valigie in mano. Ad accoglierci Madre Noemi, l’Abbadessa del monastero che ci ricorda come, nonostante il necessario confronto con i social, la televisione, l’editoria, la regola resti pur sempre quella millenaria di San Benedetto: «Ora et labora». <strong>Madre, come si concilia la clausura, la tradizione monastica e il vostro successo mediatico, in tv e sui social?</strong> «Anzitutto bisogna spiegare che la nostra clausura è quella monastica, meno rigida di altre. A noi sono consentiti il lavoro agricolo e l’accoglienza di ospiti. Per il resto, noi tutto sommato siamo a casa nostra, nel nostro monastero e facciamo la nostra attività di cucina. Mentre facciamo diamo la possibilità alle persone di vedere quello che siamo». <strong>Mi faccia l’identikit della monaca benedettina del 2025</strong>. «Siamo giovani donne che pregano e vivono la regola dell’ Ora et Labora cercando di trasmettere i valori della fraternità, della pace, del rispetto». <strong>E il format <em>La cucina delle monache</em> come è nato?</strong> «Un po’per caso ma poi abbiamo continuato perché le persone ce l’hanno chiesto, continuando a dirci come grazie a noi passavano del tempo in pace e serenità». <strong>Quella che voi chiamate «evangelizzazione domestica»</strong> «Esattamente».<strong> Qual è la ricetta più gettonata?</strong> «Sicuramente la pasta e patate di Suor Myriam…Anche la più sostanziosa!» (Sorride) <strong>Perché però oggi una ragazza sceglie di entrare in convento?</strong> «Certamente non per le ragioni di cui si parlava un tempo…Se una volta, infatti, molte ragazze entravano in convento perché deluse dai fidanzati oppure perché non c’era cibo in famiglia, oggi chi entra è veramente convinta della sua scelta, della sua vocazione, che non è una questione egoistica ma qualcosa che serve per il bene di tutti». <strong>Ragazze che, come nel vostro caso, hanno già un loro percorso di studi. Leggiamo che siete architette, psicologhe, plurilaureate…</strong><br>«Certamente, siamo donne di oggi, ognuna con il proprio talento e l&#8217;essere monaca è dare un di più, un&#8217;aggiunta di un orientamento spirituale». <strong>Talenti che sicuramente vi hanno aiutato ad arrivare al successo del vostro format…</strong><br>«Oggi è necessario essere un po’più al passo coi tempi, un po’ aggiornate ecco…Perché oggi il mondo si è spostato sui social, la gente in piazza non va più, va nella piattaforma, quindi essendo cambiati un po&#8217; anche i luoghi, gli spazi fisici, bisogna adeguarsi. Però ci tengo a ripetere che noi comunque restiamo in monastero e riusciamo ad arrivare alle persone. Questo fa sì a sua volta che le persone vengono da noi..» <strong>Qual è stato l’impatto della notorietà sul numero dei visitatori?</strong> «Abbiamo moltissime persone che vengono alla preghiera. Se prima ne venivano 4-5algiorno,oggi ne vengono 40-50 tutti i giorni a pregare con noi». <strong>Avete ricevuto inviti a cucinare anche in eventi vip ,vista la vostra chiara fama?</strong> «Ci hanno chiesto di partecipare a eventi anche all’estero ma abbiamo rifiutato perché comunque noi dobbiamo rimanere nella nostra dimensione monastica, quindi non possiamo accettare tutto, dobbiamo rimanere anche in quello che noi siamo: monache. Benvenga, però,se ad esempio ci chiamano negli ospedali a salutare i malati, questo lo facciamo sempre volentieri». <strong>Vi è capitato di dover “arginare” la curiosità di qualche visitatore, attirato magari proprio dalla “caccia al vip”?</strong> «Chi viene,è invitato principalmente a pregare con noi alla preghiera del Vespro, come dice San Benedettone nella Regola. Poi dopo, se qualcuno vuole farsi anche una foto o vuole l’autografo lo facciamo anche». <strong>Immaginiamo vi piacerebbe cucinare per Papa Leone. È così?</strong> «Beh, sarebbe un onore…Ma soprattutto stare alla suapresenza, poter parlare con lui, magari interagire. Papa Francesco lo incontrammo quando venne ad Assisi alla Porziuncola».</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/le-suore-diventatesuper-chefcuciniamo-per-il-bene-di-tutti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’ex pm: vi spiego tutte le cifre</title>
		<link>https://www.bastia.it/lex-pm-vi-spiego-tutte-le-cifre/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/lex-pm-vi-spiego-tutte-le-cifre/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 05:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/lex-pm-vi-spiego-tutte-le-cifre/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Caro direttore, eccomi. Ieri Lei dalle pagine di Libero mi ha chiesto due spiegazioni e mi ha dato un consiglio. Cominciamo dal consiglio che era&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><IMG height=120 src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/Di_Pietro.jpg" width=87 align=left border=0><br />
<P>Caro direttore,</P><br />
<P>eccomi. Ieri Lei dalle pagine di Libero mi ha chiesto due spiegazioni e mi ha dato un consiglio. Cominciamo dal consiglio che era il seguente: «La sollecito a darci prova della sua trasparenza e affidare i milioni del finanziamento ad un collegio di ragionieri eletti nel suo partito». Mi pare proprio un buon consiglio, la ringrazio e mi attivo immediatamente. Ho oggi stesso disposto la modifica dello Statuto che ora prevede che tutte le finanze del partito e tutti i contributi elettorali (sia futuri che pregressi beninteso) siano gestiti non più dai soci originari che hanno dato vita al partito ma dall’intero Ufficio di Presidenza dell’Italia dei Valori che è composto da 7 persone, individuate non nominativamente ma – pro tempore &#8211; per il loro ruolo, la loro funzione e la loro elezione: il Presidente del partito, il Capogruppo alla Camera, il Capogruppo al Senato, il Portavoce nazionale del partito, il Tesoriere, un rappresentante degli eletti nelle Regioni (da loro nominato) ed un esperto contabile nominato dall’Ufficio di Presidenza stessa (su proposta dell’Esecutivo nazionale di Idv che è il massimo organo assembleare del partito). Provi a visionare gli Statuti degli altri partiti e vedrà che tutti hanno adottato – specie all’inizio della propria attività &#8211; misure di cautela per evitare l’assalto alla diligenza (come peraltro “Libero” ne ha dato atto proprio ieri, informandoci delle beghe interne fra Margherita e Ds per la suddivisione dei rispettivi fondi e beni). Ho già preso appuntamento per domani da un notaio di Bergamo (che conosce pure Lei) per la relativa stesura notarile. Appena sottoscritto Le invierò in anteprima copia del nuovo Statuto di Idv: se ha qualche ulteriore consiglio da darci le sarei davvero grato e provvederò di conseguenza.</P><br />
<P>Le due domande<BR>E veniamo, caro direttore, alle due domande che mi ha posto e che possono essere così riassunte: come sono stati gestiti i contributi ricevuti finora da Italia dei Valori e come “è la storia dei 10 appartamenti” che avrei acquistato. Rispondo subito, inviandole a parte la relativa documentazione per le verifiche che riterrà opportune effettuare. </P><br />
<P>Idv non riceve finanziamenti da imprenditori o sponsor che sia (da noi non troverà i Romeo di turno). Riceviamo invece – come tutti gli altri partiti che hanno rappresentanza parlamentare &#8211; i finanziamenti pubblici previsti dalla legge. Sono tanti. Per noi e per gli altri (ed infatti nella scorsa finanziaria abbiamo chiesto inutilmente al Parlamento di dirottarli a favore degli ammortizzatori sociali). Essi vengono introitati da Idv tutti ed esclusivamente sui 2 conti correnti della tesoreria dell’Italia dei Valori (che sono il c/c n.ro 10633 aperto presso la Banca S.Paolo di Napoli – ag. 1 Montecitorio ed il c/c n.ro 29695 presso il Credito Bergamasco di Bergamo) e da questa utilizzati solo ed esclusivamente per esigenze del partito e della sua azione politica (come, da ultimo è avvenuto per la raccolta delle firme per promuovere il referendum contro il Lodo Alfano). Inoltre riceviamo le quote di partecipazione dai nostri iscritti, dai nostri parlamentari e dai nostri eletti e amministratori. Infine riceviamo gli interessi attivi del denaro che rimane parcheggiato in banca fino al suo utilizzo. Più in concreto finora abbiamo incassato &#8211; dal giorno in cui ci siamo presentati alle elezioni la prima volta nel 2001 e fino a tutto il 2007 – contributi pubblici per 19.908.596 euro (come da distinta allegata alla presente), a cui si devono aggiungere ulteriori 761.909,00 euro a titolo di interessi attivi e per contributi dagli aderenti ed eletti del partito. Di converso, abbiamo speso a tutto il 2007 Euro 16.233.853 (come da copia dei bilanci che pure allego alla presente). Il nostro partito, quindi, non solo non ha debiti ma è in attivo di euro 4.436.652, somma che trovasi depositata presso le due banche predette, sempre, solo ed esclusivamente su conti di Idv, come può rilevarsi dai relativi estratti conto. </P><br />
<P>Per l’anno 2008 appena trascorso, la stesura del bilancio è in corso (per noi come per qualsiasi altro partito o ente o azienda) e verrà pure esso reso pubblico nelle forme e nei tempi previsti dalla legge. Come noto, infatti, tutti i bilanci del partiti devono essere regolarmente pubblicati in giornali a tiratura nazionali. Quelli di Idv, peraltro, sono sempre stati (e lo sono ancora) visionabili alla voce “Bilanci e Finanze” sul sito del partito italiadeivalori.it. Comunque – e ad ogni buon conto &#8211; glie ne invio copia (specificandole fin d’ora che quest’anno chiederò di pubblicare proprio su Libero il bilancio 2008, come previsto per legge, se Lei me lo permetterà).</P><br />
<P>Specifico che i bilanci annuali dell’Italia dei Valori sono sempre stati tutti regolarmente approvati dall’Organo di controllo del Parlamento, come rilevasi esemplificativamente dalle attestazioni del Presidente della Camera dei Deputati per gli anni 2001-2002-2003-2004-2005-2006-2007 che le invio a parte.</P><br />
<P>Specifico anche che la Corte dei Conti – a cui spetta per legge approvare i Conti consuntivi delle spese elettorali dei partiti &#8211; nel referto trasmesso al Presidente della Camera sui consuntivi presentati dalle formazioni politiche ha finora sempre approvato i rendiconti presentati dall’Italia dei Valori. </P><br />
<P>E veniamo alla “storia dei 10 appartamenti” (che poi non sono dieci, perché se ne vendi uno per comprarne un altro con i soldi del primo, non ne hai due ma sempre uno). È vero che qualcuno negli anni passati ha alluso ad un utilizzo indebito da parte mia dei rimborsi elettorali, ma – come potrà prendere atto leggendo il decreto del Gip di Roma n.4620/07 del 14.03.2008 che le invio integralmente &#8211; non solo è stata disposta nei miei confronti – su conforme richiesta del pm – l’archiviazione perché il fatto non sussiste ma addirittura sono stati rimessi gli atti alla Procura per la valutazione circa il reato di calunnia nei confronti del denunciante.</P><br />
<P>Tutti gli immobili<BR>Ma, potrebbe obiettare lei e giustamente: d’accordo, la gestione della tesoreria di Italia dei Valori sarà pure corretta ma i soldi per gli appartamenti dove li hai presi? Ecco, allora, l’elenco delle mie proprietà, il loro valore di acquisto e la provenienza dei relativi fondi. </P><br />
<P>A Montenero di Bisaccia sono proprietario di una azienda agricola (lasciatami in eredità da mio padre e mia madre) con circa 15 ettari di terreno e casa colonica annessa (che ho ben ristrutturato a mie spese, con i fondi (e le pietre) provenienti proprio dall’azienda: produco in proprio, infatti dalla morte di mio padre (1987) soprattutto, olio e grano (quest’anno oltre 400 quintali);</P><br />
<P>A Curno, in provincia di Bergamo ho una villetta a schiera in via Lungobrembo 62, acquistata alla fine degli anni ’80 e quindi per definizione con soldi non del partito (che, come noto è stato fondato nel 2000 ed a cui i primi contributi sono cominciati ad affluire nell’autunno del 2001). Sempre a Curno, in via Lungobrembo 64 (contigua alla precedente) vi è una vecchia casa con giardino, di proprietà di mia moglie che l’ha comprata nel 1985 per 38 milioni di vecchie lire e che è stata dalla stessa (e con il mio contributo, anche manuale) ristrutturata nel 1986 (e quindi in epoca anch’essa non sospetta). È il luogo dove siamo andati a vivere dopo sposati.</P><br />
<P>A Bruxelless sono comproprietario di un piccolo appartamento in via Scarabee 3, acquistato nel 1999 per 204 milioni di vecchie lire (di cui la metà con prestito bancario della Bbl di Bruxelless, sede del Parlamento europeo) quand’ero parlamentare europeo (ed a tal fine). Anche questo immobile è stato acquistato in epoca precedente alla costituzione di Idv.</P><br />
<P>A Bergamo sono proprietario di un appartamento in via Locatelli, da me acquistato, a seguito di gara pubblica, ad un’asta indetta dalla Scip per conto dell’Inail in data 10 novembre 2004 (rogito 16.03.2006) per euro 261.661,00 oltre spese e tasse. Non sono invece proprietario di alcun altro immobile in tale città, come invece pure era stato scritto. Vi sono invero lo studio e la casa di mia moglie (che, come Lei sa, fa l’avvocato da una vita e fa parte di una famiglia benestante di avvocati e prima di notai che Lei, gentile direttore, essendo di Bergamo, credo conosca molto bene). </P><br />
<P>La società Antocri<BR>A Milano ho comprato nel 2004 (tramite la società Antocri) un appartamento in via F. Casati 1/a, per euro 614.500,00, di cui 300.000,00 con mutuo Bnl ed il resto con parte dei fondi provenienti dalla vendita di due appartamenti di mia proprietà che avevo a Busto Arsizio (acquistati nel 1999 – e quindi sempre in epoca antecedente alla costituzione di Idv – per lire 845.166.00 lire e rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro). Gli atti notarili sono a sua disposizione. Quanto alla provenienza dei fondi per acquistare gli appartamenti di Busto Arsizio, non me ne voglia ma lei dovrebbe ricordarla bene essendo stata una delle persone che vi hanno in qualche modo contribuito (ricorda i 400 milioni di lire che l’editore de “Il Giornale” (ove egli faceva all’epoca il direttore responsabile) mi versò, a titolo di risarcimento danni con assegno circolare? All’epoca peraltro furono in molti a versarmi denaro per risarcirmi dei danni provenienti da articoli di giornali ritenuti diffamatori dai giudici o comunque, in via di transazione bonaria).</P><br />
<P>L’altra parte dei soldi provenienti dalla predetta compravendita li ho usati per acquistare (tramite la società Antocri) a Roma nel 2005 un appartamento in via Principe Eugenio per euro 1.045.000,00 (il resto della provvista è stato reperito da un mutuo bancario Bnl di 400.000,00 euro e dai miei risparmi di cui in appresso). Tale immobile è stato rivenduto nel 2007 a 1.115.000,00 e con la relativa provvista, una volta estinto il mutuo, ho comprato l’anno scorso una casa ai miei due figli più piccoli a Milano, in zona Bovisa, per studiare. Ho anche aiutato mio figlio maggiore, con donazioni in denaro (per un totale di circa 80 mila euro) in parte quando si è sposato ed in parte quando sono nati i suoi tre figli trigemini. Soldi che egli, coscienziosamente ha utilizzato per pagare l’anticipo di una casa a Curno quando abitava lì e che poi ha rivenduto ricomprandosi – a minor prezzo &#8211; casa a Montenero, quando si è trasferito al paese natio. </P><br />
<P>Sempre a Roma, sono attualmente proprietario dell’appartamento di via Merulana, ove abito quando mi reco lì per ragioni legate al mio lavoro di parlamentare. L’ho comprata, nel 2001 – e quindi ancora una volta prima dei rimborsi elettorali confluiti in questi anni al partito – per 800 milioni di vecchie lire (di cui, come al solito, parte in mutuo).</P><br />
<P>Queste sono – o sono state &#8211; le mie proprietà. Mi si dirà: d’accordo hai fatto delle compravendite ed hai stipulato dei mutui, ma per il resto dove hai preso i soldi? Ebbene, i miei redditi – pubblici e che possono essere consultati presso il sito della Camera dei Deputati e del Senato – ammontano dal 1996 ad oggi ad oltre 1.000.000,00 di euro (al netto delle tasse), come da tabella riepilogativa che le invio a parte. A tutto ciò devono aggiungersi ulteriori rinvenienze attive, tra cui una donazione mobiliare per circa 300 milioni di vecchie lire ricevuta nel 1996 dalla contessa Borletti (i fatti sono notori in quanto hanno riguardato come beneficiari anche altri personaggi pubblici) e – come detto &#8211; plurimi risarcimenti danni ricevuti (da me e dai miei familiari) per circa 700.000,00 euro negli anni in relazione alle varie diffamazioni subite nel tempo nonché i frutti dell’azienda agricola e dei relativi cespiti immobiliari lasciatimi in eredità dai miei genitori dopo la loro morte. </P><br />
<P>La formichina<BR>Tutto qui. Alcuni giocano, altri speculano, altri evadono le tasse, altri ancora girano il mondo o se la godono e si divertono. Io ho preferito e preferisco fare la formichina, come mi hanno insegnato i miei genitori, risparmiando ed investendo i guadagni in immobili (almeno questi non ti mandano sul lastrico, come è successo per le azioni e speculazioni in borsa!). </P><br />
<P>Mi scuso per la prolissità e – se necessario – sono ancora e sempre pronto a fornire tutte le risposte che riterrà necessarie. Con Lei, caro direttore lo faccio volentieri per tre ragioni: primo perché sono certo della sua buona fede e del suo sacrosanto diritto di pormi le domande che mi ha posto; secondo perché sono convinto che ogni personaggio pubblico deve rispondere nel merito alla pubblica opinione (ed agli organi di informazioni indipendenti come “Libero”); terzo, perché è cominciato il nuovo anno e voglio avvicinarmi alla terza età nel migliore dei modi. </P><br />
<P>Buon anno a lei ed ai suoi lettori!</P><br />
<DIV>Antonio Di Pietro</DIV><br />
<DIV>&nbsp;Leader IdV</DIV></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/lex-pm-vi-spiego-tutte-le-cifre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>l’obama del po</title>
		<link>https://www.bastia.it/lobama-del-po/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/lobama-del-po/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 06:43:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/lobama-del-po/</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Vittorio Feltri Altro che Veltroni, il vero Obama all’amatriciana, pur pallido come una candela, è Franceschini. Spetta a lui l’Oscar della demagogia. A una&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P><BR>&nbsp;<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>Vittorio Feltri </P><br />
<P><BR><IMG height=256 alt="la prima pagina di Libero" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/90509_0103_Prima_Pagina_mi_small.png" width=175 align=left border=0>Altro che Veltroni, il vero Obama all’amatriciana, pur pallido come una candela, è Franceschini. Spetta a lui l’Oscar della demagogia. A una settimana dall’investitura, il nuovo becchino del Partito democratico ha lanciato al governo la sua proposta anticrisi del tutto in sintonia con il programma del presidente abbronzato. Ecco la trovata: un assegno mensile agli italiani che non lavorano, in modo possano tirare a campare nell’attesa di tempi migliori. </P><br />
<P>Franceschini dimostra così di essere uno con le idee chiare su come mandare a rotoli subito il Paese sull’orlo del precipizio. Il sogno di ogni cittadino di sinistra, specialmente meridionale, è incassare un sussidio senza “faticare” e arrotondarlo con una occupazione naturalmente in nero, esentasse.</P><br />
<P>Il segretario dal volto di bravo ragazzo, non avendo mai lavorato in vita sua, ha colto l’umore della base e con aria sorniona si è rivolto a Silvio Berlusconi: «Vogliamo dialogare? Sono pronto. Tu porti in Consiglio dei ministri il mio piano di sostegno ai disoccupati, e il Pd ti dà una mano a farlo passare». Una vera prova d’amicizia: io ti carico la pistola, tu te la punti alla tempia e premi il grilletto; poi cominciamo a discutere pacatamente.</P><br />
<P>Un discorso più balengo giusto Obama poteva farlo. Il quale in un mese di attività presidenziale ha provocato all’America maggiori danni di quanti ne abbiano fatti i banchieri in dieci anni di mutui gonfiati concessi a cani e porci. L’indebitamento degli Usa, causa la conduzione nera della Casa Bianca, ha raggiunto alte quote mentre il Pil è precipitato a valle e sul fondo sta.</P><br />
<P>Franceschini, incantato dalle prodezze di Obama, cerca di eguagliarle e si tuffa nel cerchio di fuoco: denaro a tutti quelli che ne hanno (o ne denunciano) poco. Chi sborsa? Lo Stato, ovvio. Le casse sono vuote? Non importa, bisogna obamamente osare e sfondare il tetto del debito pubblico; poi qualche santo provvederà. Questa è politica moderna, non la lesina del ciabattino Giulio Tremonti da Sondrio. In confronto a Franceschini, Keynes era un coglione.</P><br />
<P>La sinistra non riesce a liberarsi dalla schiavitù di Zelig; a forza di seguire la linea dei comici, e di credere nel verbo di Benigni, non distingue più il cabaret dalla finanza; e il suo attuale leader è convinto che la propria gag sia la sintesi d’una seria teoria economica. Non immagina nemmeno di aver detto una storica cazzata che squalifica non soltanto lui, ma l’intera squadra di dirigenti Pd. Contenti loro…</P><br />
<P>Per rimanere nell’area progressista, due parole sull’Unità davanti a un tragico bivio: tagliare le spese e quindi l’organico oppure portare i libri contabili in Tribunale. L’editore Soru, infatti, ha perso le elezioni, e si è rassegnato, ma non si rassegna a perdere quattrini in una impresa editoriale che registra più debiti che copie vendute.</P><br />
<P>Siamo alle solite. Si prende un giornale mezzo morto, si affida a un dottore l’incarico di rivitalizzarlo, si spendono soldi in una terapia d’urto; il cadaverino però non si rianima, e l’editore si irrita per aver investito invano e è terrorizzato alla prospettiva di pompare inutilmente altro denaro nell’azienda.</P><br />
<P>La tentazione di chiudere è quasi irresistibile. Ma fallire è sempre seccante, in particolare se si tratta di un quotidiano politico. Meglio ripiegare su un ridimensionamento complessivo: riduzione del personale e delle spese per resistere ancora. Risposta dei giornalisti: cinque giorni di sciopero, come servissero a qualcosa. S’è mai vista un’impresa risollevarsi grazie all’astensione dal lavoro? Ma l’Unità è impermeabile al senso comune e il suo destino appare segnato.</P><br />
<P>Sarebbe ingiusto e ingeneroso attribuire le responsabilità del tonfo al direttore, Concita De Gregorio. Lei ha dato quello che poteva dare: poco. I problemi dell’informazione su carta in questo momento sono troppo grandi per essere risolti da una sola persona per giunta afflitta da un ego ipertrofico: il mercato si è ristretto e immiserito, ma il numero delle testate non è diminuito e gli spazi vitali sono insufficienti. Tanto più che la concorrenza televisiva e di internet è ormai asfissiante.</P><br />
<P>Converrà a tutti farsene una ragione, anche ai colleghi dell’Unità i quali si mettano in testa un concetto: la sinistra si è svaporata e la sua stampa può solo appassire, tranne alcune eccezioni che non fanno la regola.</P><br />
<P>Infine, una nota amara dedicata al gioielliere romano suicida. Poveraccio, aveva ucciso un paio di rapinatori nel suo negozio, spesso assaltato dai criminali e, invece di dargli una medaglia al valor civile, gli hanno negato l’esimente della legittima difesa. Ci ha sofferto ed è impazzito.</P><br />
<P>Per il bene del Paese dovrebbe suicidarsi anche chi ha fatto, e non cambia, una legge tanto iniqua. Non succederà. I signori legislatori sono impegnati a spedire in galera i giornalisti che pubblicano le intercettazioni malandrine. <BR></P></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/lobama-del-po/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ridateci mentana</title>
		<link>https://www.bastia.it/ridateci-mentana/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/ridateci-mentana/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 07:18:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/ridateci-mentana/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vittorio Feltri &#160;Già ieri, a botta calda, Libero si è occupato delle dimissioni di Enrico Mentana da direttore editoriale (settore informazione) di Canale 5. Ne&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P>Vittorio Feltri </P><br />
<P><BR>&nbsp;<BR><IMG height=174 alt="la vignetta di Libero" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/ridateci_mentana.jpg" width=200 align=left border=0>Già ieri, a botta calda, Libero si è occupato delle dimissioni di Enrico Mentana da direttore editoriale (settore informazione) di Canale 5. Ne abbiamo riferito con un articolo di cronaca raccontando i fatti senza emettere giudizi, visto che ancora non conoscevamo i contorni della vicenda.</P><br />
<P>Oggi, a bocce ferme, cerchiamo di riflettere sull’accaduto. Lo storico conduttore della principale emittente commerciale italiana, come ogni giornalista di razza, non intendeva rinunciare al trasferimento in prima serata del suo programma, Matrix, normalmente mandato in onda di notte, dato che la morte di Eluana, avvenuta in anticipo rispetto alle previsioni, non era una notizia qualsiasi. E sul piano strettamente professionale, meritava d’essere trattata tempestivamente così come d’altronde aveva deciso di fare la concorrenza con Porta a Porta di Vespa.</P><br />
<P>Quando all’amico Chicco hanno detto: no caro mio, niente modifiche ai palinsesti, si va avanti secondo la programmazione prestabilita, ovvio che egli si sia innervosito. Al posto suo avrei smoccolato quanto e più di lui. Un cronista di talento ama il proprio mestiere sempre, ma in presenza di un accadimento di particolare rilievo lo ama ancora di più e desidera mettere se stesso e la sua redazione alla prova, misurandosi con i colleghi.</P><br />
<P>È qualcosa di diverso dallo spirito sportivo che anima tutti, e di più intenso: scatta talvolta in noi addetti ai lavori una irrefrenabile voglia di fare; l’adrenalina invade ogni recesso del corpo, e quella voglia di fare si trasforma in frenesia. Ora, se uno ti ordina di lasciar perdere, come è successo a Mentana, la frustrazione è tale da sfociare nella più classica delle incazzature. Così è stato.</P><br />
<P>Enrico non ha sentito ragione. Hanno cercato di spiegargli che motivi contrattuali obbligavano l’antenna a rispettare i palinsesti e che comunque Matrix sarebbe stato trasmesso alla solita ora e sull’argomento autonomamente scelto dal conduttore. Però lui non si è trattenuto dall’esternare i suoi sentimenti: voi fra la tragedia di Eluana e il Grande Fratello date la priorità al reality? Che televisione è questa? Fin qui tutto normale.</P><br />
<P>In casi come questo il minimo ci si possa aspettare è una scenataccia da parte di chi è convinto delle sue opinioni e le esprime ad alta voce perché la passione supera la cortesia. Un uomo di temperamento si comporta coerentemente con quanto gli ribolle dentro.</P><br />
<P>Forse Mentana ha varcato il limite? Non so. Sta di fatto che, dopo le scontate rimostranze a difesa del proprio ruolo, egli ha dichiarato pubblicamente che di fronte all’inflessibilità dell’azienda era costretto a rassegnare le dimissioni. Ecco l’errore. Mai agire d’impulso sotto l’effetto dell’arrabbiatura (pur giustificata). Bisogna riflettere. Al massimo le dimissioni in determinate circostanze si minacciano privatamente; ma se si danno &#8211; affidandone la divulgazione alle agenzie di stampa &#8211; il rischio vengano accettate è alto.</P><br />
<P>Le hanno accettate.</P><br />
<P>Sicché, per cinque minuti di ira, Enrico si è fottuto lo stipendio non di quei cinque minuti, ma per un tempo privo di scadenza. Ne valeva la pena? Non credo. Nei suoi panni mi sarei morso la lingua, avrei detto a chi mi interrogasse sull’episodio che non era accaduto niente di grave, le solite beghe aziendali. E ci avrei dormito su prima di sbattere la porta.</P><br />
<P>Aggiungo. Sono persuaso che Mentana sia stato male interpretato. Non aveva alcuna intenzione di troncare i rapporti. Ha buttato lì una frase scema come capita mica soltanto a lui.</P><br />
<P>Perdio quante storie.</P><br />
<P>Piersilvio Berlusconi o altri si sono irritati a loro volta e la somma di due irritazioni ha provocato un casino francamente esagerato. Con risultati nefasti se una delle parti in causa &#8211; per esempio Mentana &#8211; non si spiegasse con l’altra per chiudere l’incidente in un percorso quasi ventennale e di sicuro soddisfacente, soprattutto per i telespettatori. Che non vanno privati di Mitraglia in cui si specchiano, trovandolo bravo e affidabile come in effetti è.</P><br />
<P>Ovvio, per fare un passo indietro occorre coraggio, il coraggio di chiedere scusa, magari. Forza Enrico, fallo. Dimostra chi sei, una persona seria e non un ragazzino isterico, impertinente e incapace di riconoscere una piccola debolezza, quella di essersi fatto trascinare dall’impeto tipico del giornalista vero. Chiedere scusa pubblicamente per aver generato un equivoco non è segno di arrendevolezza, bensì di maturità.</P><br />
<P>Tanto più che &#8211; parliamoci chiaro &#8211; Eluana è stata sfruttata in ogni modo, e pure vergognosamente, dai cattolici, dai laici, dal presidente della Repubblica, dalla politica nel suo complesso. E gli italiani a un certo punto erano disgustati dal can can, anche mediatico, e ieri sera, appreso della sua morte, hanno tirato un sospiro di sollievo. Meno male, poverina, se n’è andata; almeno cesserà di soffrire, e lor signori cesseranno di disputarsela per farne un trofeo.</P><br />
<P>Il Grande Fratello (a me non piace e non lo guardo) in effetti ha fatto il pieno di ascolti; idem X Factor su Raidue. Per una ragione: la gente, oppressa dalla spettacolarizzazione del dramma (e dalle speculazioni) ha cambiato canale e si è ristorata con l’evasione pura, forse un po’ cretina, però digestiva.</P><br />
<P>Infine un appello a Piersilvio. D’accordo. Enrico ha avuto un attacco di pistolaggine. E che sarà mai? Conviene privarsene per una simile sciocchezza? Siamo davanti a un fuoriclasse che voleva soltanto fare il suo mestiere e si è offeso troppo per non averlo potuto fare. Non una sera qualsiasi, ma nella circostanza della morte di Eluana, una notizia grossa.</P><br />
<P>Piersilvio si accontenti delle sue scuse, e torni a regalare a tutti noi Matrix, che con Mentana ci piace tanto.</P><br />
<P>È una preghiera personale.</P><br />
<P>Credo che parecchi telespettatori la pensino come me.</P><br />
<P><BR>&nbsp;</P></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/ridateci-mentana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LETTERA A DI PIETRO</title>
		<link>https://www.bastia.it/lettera-a-di-pietro/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/lettera-a-di-pietro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 06:32:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/lettera-a-di-pietro/</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Vittorio Feltri &#160; &#160;Caro Di Pietro, è arrivato il momento anche per lei di dire la verità. Ormai non è più un pubblico ministero&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P><BR>&nbsp;<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>Vittorio Feltri <BR>&nbsp;</P><br />
<P>&nbsp;<BR><IMG height=256 src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/75285_0801_Prima_Pagina_mi_small.png" width=175 align=left border=0>Caro Di Pietro,</P><br />
<P>è arrivato il momento anche per lei di dire la verità. Ormai non è più un pubblico ministero obbligato soltanto ad attenersi ai codici; è un politico di lungo corso e come tale non può nascondersi dietro a un dito, dicendo che così fan tutti, che non si è preso un euro illegalmente, che il partito è suo ed è giusto sia amministrato &#8211; anche a livello finanziario &#8211; nell’ambito della sua famiglia, marito e moglie davanti a un fiasco di vino.</P><br />
<P>So che ci sono in ballo cause intentate da suoi ex collaboratori e ex iscritti all’Italia dei valori, e non desidero entrare nel merito di beghe tribunalizie. Ci mancherebbe. Non sono né magistrato né avvocato né poliziotto e neppure vigile urbano e non pretendo spiegazioni in punta di diritto. Non è questo il problema. Qui siamo di fronte ad anomalie che meritano una giustificazione politica.</P><br />
<P>Lei, a torto o a ragione, dopo essere stato il giustiziere della notte della Repubblica &#8211; mi riferisco a Tangentopoli e conseguenze -, si è trasferito armi e bagagli sull’altra sponda, quella delle autorità elettive, e anche in questo campo non ha rinunciato al ruolo del moralizzatore e del moralista. Una scelta legittima finché si vuole ma che implica il dovere, per chi l’ha fatta con slancio e convinzione, di essere almeno coerente. </P><br />
<P>In parole terra terra: chi predica bene non può permettersi il lusso di razzolare male e di lamentarsi se poi qualcuno lo spernacchia rumorosamente. Questo qualcuno è il Giornale che attraverso il lavoro, a mio giudizio eccellente, di Gian Marco Chiocci e di altri validi cronisti e commentatori, ha portato in evidenza una serie di stranezze del suo operato, alle quali lei ha risposto secondo il suo stile: ricorrendo alle querele. Il che rientra nelle facoltà riservate a ogni cittadino. Ma lei non è un cittadino comune, bensì un leader protagonista della vita italiana, un rappresentante del popolo e al popolo deve rendere conto, oltre al giudice. E non solo alla gente che ha votato Idv, ma a tutti.</P><br />
<P>È di dominio pubblico che suo figlio &#8211; stando a quanto si è appreso &#8211; non ha commesso reati, e che nonostante ciò si è dimesso dal partito. Ha fatto una buona cosa. Però non ha risolto l’aspetto politico delle sue telefonate malandrine per raccomandare amici e conoscenti.</P><br />
<P>L’Italia dei valori si identifica in lei, e lei è un noto moralista. Come si concilia la sbandierata vocazione per la correttezza con quanto accaduto in casa sua? Questo è niente. Come si concilia piuttosto una specchiata virtù con finanziamenti pubblici all’Idv (milioni di euro) maneggiati in tinello da lei e consorte in ciabatte?</P><br />
<P>Non dico che la disinvoltura amministrativa sconfini nell’illecito penale, non spetta a me simile valutazione. Mi limito a segnalarle che un patrimonio del genere impone una gestione collegiale, chiara e controllata in modo che su Cesare e compagna non gravi il sospetto di eccessiva scaltrezza.</P><br />
<P>La politica è già tanto criticata e, per quel che mi riguarda, non è mai criticata abbastanza. Ma lei, che fa le pulci a tutti, che spara accuse di corruzione come fossero complimenti galanti, non si sente in imbarazzo a condurre la cassa del suo partito come fosse quella di una latteria? Non si sente in imbarazzo a tenere i soldi nel bancone in cui nessuna mano può accedere tranne la sua e quella della signora?</P><br />
<P>Andiamo, non finga di non capire il senso di questa mia lettera. È stato scritto che lei si è comprato una decina di appartamenti. Beato lei, d’accordo. Però faccia lo sforzo di raccontare serenamente con quale abilità è riuscito a combinare tanti buoni affari. Abbia un pizzico di comprensione per la curiosità dei cronisti che è la stessa curiosità dei lettori. Dia loro soddisfazione. Saranno contenti di apprendere i segreti di una così spiccata propensione per il settore immobiliare, nel quale di solito gli inesperti ci lasciano le penne e non solo quelle. </P><br />
<P>Infine, la sollecito a darci prova della sua trasparenza e affidare i milioni del finanziamento a un collegio di “ragionieri” eletti nel suo partito. La smetta di toccare pacchi di banconote. Puzzano. Non è un esercizio igienicamente apprezzabile.</P><br />
<P>Non ho altro da domandarle. Per adesso.</P></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/lettera-a-di-pietro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>il migliore dell’anno</title>
		<link>https://www.bastia.it/il-migliore-dellanno/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/il-migliore-dellanno/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 09:52:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/il-migliore-dellanno/</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160;Vittorio Feltri&#160;&#160;Anche quest’anno non facciamo eccezioni: puntuali, consegnamo il premio “L’uomo dell’anno”. Lo abbiamo assegnato a Walter Veltroni perché nessuno come lui è stato capace&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P>&nbsp;<BR>Vittorio Feltri&nbsp;<BR>&nbsp;<BR><IMG height=256 src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/74067_3112_Prima_Pagina_mi_small.jpg" width=175 align=right border=0>Anche quest’anno non facciamo eccezioni: puntuali, consegnamo il premio “L’uomo dell’anno”. Lo abbiamo assegnato a Walter Veltroni perché nessuno come lui è stato capace di demolire la sinistra. L’ha ridotta a tappetino sdrucito della politica italiana consentendo a Berlusconi &#8211; nonostante i guai del suo governo &#8211; di salire al massimo storico dei consensi. Veltroni si è rivelato un autentico fenomeno, una calamità naturale davanti alla quale i compagni hanno allargato le braccia rassegnati a scomparire; travolti dalla bufera, non reagiscono più, hanno accettato il loro destino.</P><br />
<P>Non possiamo che congratularci con lui per l’opera svolta a favore del Paese, finalmente liberato dall’antico giogo marxista: egli, infatti, oltre ad aver esaltato le poche virtù dell’esecutivo di centrodestra, è riuscito a compiere un’impresa che alla luce dell’esperienza sembrava irrealizzabile, la eliminazione fisica dei comunisti.</P><br />
<P>Già, per la prima volta da quando abbiamo facoltà di intendere e di volere, abbiamo assistito all’espulsione dal Parlamento di ogni marxista, da Rifondazione al Pdci. Un miracolo in cui non osavamo sperare. Con tutta evidenza avevamo sottovalutato la forza distruttiva di Walter, ideatore e fondatore del Buonismo. Con una mossa a sorpresa nel periodo preelettorale, ha spiazzato gli ex alleati costringendoli prima alle corde e poi al tappeto. Spettacolare. Come un novello Attila, egli ha spianato la strada alle truppe del Cavaliere verso la conquista del Palazzo.</P><br />
<P>La sola cosa che ci ferisce è l’ingratitudine di Silvio nei confronti di chi, senza nulla chiedere in cambio se non lo straccio di un dialogo, gli ha agevolato l’ascesa al vertice del ministero. Berlusconi, seguendo il nostro esempio, dovrebbe darsi da fare affinché a Veltroni venga attribuita una decorazione al valor civile se non addirittura eretto un monumento in piazza Montecitorio. Coraggio, signor Presidente, non è mai troppo tardi per riconoscere al segretario democratico il merito indiscutibile di aver sterminato i compagni senza colpo ferire.</P><br />
<P>L’insigne emulo di Obama ha fornito &#8211; quando più nessuno ci contava &#8211; la dimostrazione di un teorema fondamentale per la politica italiana: soltanto la sinistra può disintegrare l’extra sinistra. A questo punto a Walter manca un piccolo passo per completare il suo ambizioso progetto: indurre al suicidio il Pd. In fondo si tratterebbe di seguire alla lettera l’insegnamento di Rosa Russo Iervolino, la quale, parlando dei suoi assessori, ha detto: «Nugnes in un sussulto di dignità si è tolto la vita, ciò che gli altri non hanno saputo fare».</P><br />
<P>Nelle parole della sindaca di Napoli si coglie una punta di rammarico. Noi non arriviamo a tanto, i funerali non ci sono mai piaciuti; ci accontenteremmo di dimissioni in massa. Come vede, caro Veltroni, siamo gente di buona volontà.</P><br />
<P>In attesa che anche lei e i suoi rimasugli di partito abbiate un sussultino di dignità, esauriamo le motivazioni del presente premio. Le diamo atto di aver sgominato in quattro e quattr’otto i Verdi di Pecoraro Scanio, rivelando così una sensibilità ecologica straordinaria; di essersi dannato l’anima per spingere in Campidoglio un rappresentante della destra, Alemanno, dopo anni e anni di vane attese; di aver massacrato la Margherita di Rutelli e Rutelli stesso, infilandoli nel tritacarne del Pd; di aver portato una iella pazzesca ad Antonio Di Pietro recentemente gambizzato dal figliolo; di aver litigato con i sindaci, ex fiori all’occhiello del fu Partito comunista: Chiamparino, Cacciari, Bassolino e Cofferati; di aver obbligato il sindaco di Firenze, Domenici, a incatenarsi davanti alla sede de la Repubblica; di aver ammesso, sia pur tardivamente, che la Giustizia è un catorcio da riformare; di aver imposto al quotidiano creato da Scalfari di criticarla.</P><br />
<P>Tutto questo premesso, è con grande slancio che le porgiamo l’attestato di uomo dell’anno con l’auspicio sia l’ultimo. Anno, si capisce. E che il 2009 possa vederla protagonista in un settore diverso dalla politica, magari la letteratura in cui &#8211; ma non importa &#8211; è negato. </P></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/il-migliore-dellanno/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Compagni nel fango</title>
		<link>https://www.bastia.it/compagni-nel-fango/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/compagni-nel-fango/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 06:43:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/compagni-nel-fango/</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;Vittorio Feltri &#160;Chi di Pm ferisce di Pm perisce. E a guadagnarne è solo l’ex Pm che infatti in Abruzzo ha raccolto messi di voti&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P><BR>&nbsp;<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR>&nbsp;Vittorio Feltri </P><br />
<P><BR>&nbsp;<BR><IMG height=256 alt="la prima pagina di Libero" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/70799_1712_Primo_piano_mi_small.png" width=175 align=left border=0>Chi di Pm ferisce di Pm perisce. E a guadagnarne è solo l’ex Pm che infatti in Abruzzo ha raccolto messi di voti trasformando l’IdV da partito di nicchia in una potenziale corazzata in grado di procurare altri danni alla sinistra di cui è alleata grazie alla stoltezza politica di Walter Veltroni. Al Pd sta toccando la stessa sorte che portò all’annientamento di democristiani e socialisti fra il 1992 e il 1994, quando imperversò Mani Pulite accompagnata dal plauso gaudioso del Pds nato sui ruderi del comunismo patrio.</P><br />
<P>A distanza di tre lustri scarsi, la storia si ripete, fornendo una fotografia degli accadimenti che sbriciolarono la prima Repubblica sostituita da un fantasma istituzionale. Il destino ha voluto fosse ancora Di Pietro il picconatore, protagonista sedici anni orsono come oggi di una operazione incredibile con l’aiuto esterno, stavolta, di ex colleghi Pm ben lieti di imitarne le prodezze.</P><br />
<P>Di Pietro, detto Madonna, entrò in politica dopo aver lasciato la toga con un gesto teatrale. La sua fu un’uscita spettacolare che doveva facilitare una rapida carriera tra onorevoli e senatori. Un imprevisto invece la rese faticosa e la interruppe. Tonino era entrato nel Palazzo dalla porta principale senza nemmeno passare attraverso il giudizio elettorale: subito ministro dei Lavori pubblici, gabinetto Prodi; poi ebbe grane giudiziarie.</P><br />
<P>Sembrava finito. Ma uno soprannominato Madonna non poteva non essere aiutato da qualche santo lassù, e se la cavò con una sentenza assolutoria. Di lì a poco fu candidato nel Mugello (avversario, Giuliano Ferrara) cooptato nella lista di sinistra curata da D’Alema. Ed eccolo alla Camera. Lo stipendio era assicurato; e un piccolo riflettore acceso, pure.</P><br />
<P>Di Pietro però visse tempi di mediocrità, rare apparizioni televisive, titoletti sui giornali. Pareva avviato a un sereno tramonto appena ravvivato dal ricordo di antiche glorie, si fa per dire.</P><br />
<P>L’ex Madonna avrà tanti difetti ma non manca di temperamento; e questo gli ha consentito di continuare con cocciutaggine ad arare il suo orticello facendolo diventare un latifondo. Sorvolo sulle tappe intermedie ed arrivo all’attualità.</P><br />
<P>Quando Veltroni ebbe l’idea di staccarsi dall’extra sinistra per presentarsi col solo Pd alle politiche anticipate di primavera, nessuno immaginava che all’ultimo momento avrebbe imbarcato l’Italia dei valori. Una scelta frutto della sottovalutazione proprio dell’ex Pm il quale, ad occhi superficiali, dava l’impressione di non essere attrezzato a scendere nell’agone della grande politica e pareva adatto tuttalpiù a compiere azioni di disturbo.</P><br />
<P>Errore grave. Nel periodo di limbo, egli ha imparato a muoversi con accortezza; fiutata la debolezza di Veltroni e la sua incapacità a intercettare lo stato d’animo della sinistra spinta, ha sferrato un attacco di qua e uno di là, al segretario progressista e al premier dominatore del palcoscenico trattandoli entrambi malissimo. Fatale incontrasse il favore di un’ampia fascia di cittadini che hanno in uggia la sinistra sbiadita e scollata dalla base, odiano il Cavaliere e non si specchiano (più) in Bossi incline a compromessi governativi.</P><br />
<P>Di Pietro, piaccia o no, ha il vento in poppa. E i suoi numerosi critici farebbero meglio a prenderne atto almeno allo scopo di fronteggiarlo con argomenti più seri rispetto a quelli in uso contro di lui nel PdL. Inutile seguitare a dire che egli è eversivo, che il suo linguaggio è intollerabile, che il suo italiano è approssimativo. Non serve. Le sfumature estetiche non interessano a chi è scocciato, disperato, nauseato dalla politichetta del passo avanti e due indietro, del fare a parole e non fare in pratica, della mediazione a ogni costo, della concertazione e del dialogo tra sordi. Sbaglia chi pensa di silurare i movimenti di protesta appellandosi al buon gusto, al galateo e alla benemerita Accademia della crusca. Qui non è questione di congiuntivi e di consecutio temporum, ma di cose concrete e di programmi da realizzare.</P><br />
<P>Di Pietro poi non è progressista, lo capisce anche un ciuco; viceversa Veltroni ha fatto finta di non capirlo e si è sposato con lui nella convinzione di mangiarselo; e guarda caso ne è stato mangiato. Adesso è tardi per rimediare: a Walter non rimane che dimettersi onde evitare il peggio al proprio partito sgangherato e sul punto di precipitare &#8211; dopo la candidatura della Parietti &#8211; nel burrone del ridicolo. Il ridicolo fa più disastri della questione morale violata.</P><br />
<P>Il Pd, dicevamo all’inizio, è bombardato dalla magistratura. Inchieste in corso, inchieste annunciate, arresti imminenti a Napoli, retate in tutta la Campania, Del Turco in fase processuale, il sindaco di Pescara arrestato, tribolazioni in Lucania, il sindaco Domenici (Firenze) incatenato davanti alla sede dell’Espresso: con un partito conciato così dove crede di andare il povero Veltroni? L’unico luogo in cui può ripararsi è casa sua. Ci vada immediatamente e consegni il timone a qualcuno con buone inclinazioni per le trattative con la maggioranza sulla condotta da tenere, mentre infuria una crisi economica cui bisogna rispondere non con gli scioperi della Cgil, bensì con misure eccezionali.</P><br />
<P>L’emergenza imporrebbe a tutti una linea di sobrietà e di rinuncia a privilegi anacronistici. Avviene il contrario. La Gelmini propone una maestra per classe al posto di tre, e giù polemiche. Brunetta suggerisce di equiparare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini, e giù polemiche. Altri suggeriscono di elevare la stessa età pensionabile per maschi e femmine a livelli europei, e giù polemiche. Libero rammenta la necessità (evidenziata da Berlusconi in campagna elettorale) di eliminare le Province e altri (parecchi) enti inutili, e giù polemiche. Risultato: il governo nicchia. Ma se non procede nella direzione indicata, dove si recuperano i soldi per dare al Paese la forza di reagire e superare l’impasse?</P><br />
<P>Ha voglia la sinistra, e non solo la sinistra, di sollecitare Tremonti ad allentare i lacci della borsa; se anche il ministro dovesse allentarli, la borsa ora è vuota; prosciugata dal debito pubblico accumulato in tre decenni da un ceto politico dirigente da arrestare in blocco e che, invece, l’ha fatta franca; e ha addossato a generazioni di italiani oneri insostenibili.</P><br />
<P>Questa è la situazione; l’intero arco costituzionale non se ne rende conto e confida in uno stellone ormai spento.</P><br />
<P>Le possibilità di salvezza ci sono; non sfruttarle equivale a suicidarsi. La sinistra è già moribonda. Se il centrodestra le va dietro, farà la stessa fine.</P><br />
<P>Noi non ci stiamo.</P></p>
<p>Articolo in PDF:</p>
<p><a href="https://www.bastia.it/wp-content/uploads/2024/09/Libero-2008-Libero-171208.pdf">Scarica qui il PDF</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/compagni-nel-fango/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Veltroni vicino al crac: perde altri 5 punti</title>
		<link>https://www.bastia.it/veltroni-vicino-al-crac-perde-altri-5-punti/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/veltroni-vicino-al-crac-perde-altri-5-punti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 05:38:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/veltroni-vicino-al-crac-perde-altri-5-punti/</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; di Oscar Giannino I sondaggi, si sa, vanno presi sempre con le pinze. E la politica che si rispetti talora, e soprattutto nei momenti&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P>&nbsp; di Oscar Giannino </P><br />
<DIV><BR><IMG height=256 alt="la prima pagina di Libero" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/69005_1012_Prima_Pagina_mi_small.jpg" width=175 align=right border=0>I sondaggi, si sa, vanno presi sempre con le pinze. E la politica che si rispetti talora, e soprattutto nei momenti di difficoltà, si serve dei sondaggi non tanto per farne tavole della legge, ma magari per imporre svolte coraggiose con l’idea che solo esse saranno in grado di capovolgere andamenti negativi e ridar forza e consensi alla propria parte. In larga misura, è proprio il difficile compito che oggi spetta al Pd e al suo leader. Perché il sondaggio elettorale Ipr-Repubblica reso noto ieri fa giustizia non di uno, ma di ben quattro luoghi comuni sui quali in questi ultimi due mesi si cullavano molte delle speranze del Pd. Il primo luogo comune pretendeva che la crisi finanziaria e le difficoltà economiche inevitabilmente si ripercuotessero in scontento popolare, e dunque in un fisiologico calo dei consensi per Silvio. Il secondo, immaginava che con la legge elettorale proporzionale con cui si vota alle prossime europee, la sinistra antagonista esclusa nell’aprile scorso dal Parlamento tornasse a rafforzarsi, con un evidente ritorno alle urne e non attraverso voti in meno per il Pd stesso. Il terzo, prevedeva che al di là della sinistra antagonista la proporzionale avrebbe comunque prodotto una dispersione generale del voto, e di conseguenza un indebolimento più forte innanzitutto per il PdL. Il quarto, infine, scommetteva sul fatto che, in assenza di soglie elettorali tali da impensierire, magari il travaso di voti dal centrodestra sarebbe stato più evidente a favore dell’Udc, incoraggiando Casini a esaminare con maggior interesse l’idea di una convergenza col Pd. </DIV><br />
<P>Il sondaggio realizzato per Repubblica smentisce in un sol colpo tutte queste aspettative della sinistra. Berlusconi e il PdL non solo non “soffrono”, per effetto della crisi economica, ma aumentano ulteriormente i consensi. E non di poco, visto che il partito di Berlusconi tocca quota 39%. In crescita di quasi due punti rispetto alle politiche del 2008. Il Pd si attesta invece su un magrissimo 28% che non può far sorridere. Più di 3 punti percentuali in meno rispetto alle europee del 2004, quando Ds e Margherita ottennero disgiuntamente il 31,1%. E con un calo di oltre 5 punti rispetto al 33,2% conseguito alle politiche, nello scorso aprile.</P><br />
<P>Quanto alla sinistra antagonista, la somma di Rifondazione, Pdci e Verdi alle politiche fu bocciata con un esiguo 3,8%. Tornando eventualmente a separarsi, non fa meglio. Rifondazione si ferma oggi al 2,3%, perdendo due terzi dei voti rispetto al 6,1% del 2004. Il Pdci allo 0,6%, perdendo i tre quarti dei consensi rispetto al 2,4% del 2004. I Verdi all’1,3%, solo la metà di quel che erano nel 2004. Venendo agli effetti di “sgretolamento” della proporzionale sui poli maggioritari, purtroppo per il Pd l’effetto si manifesta solo nel suo campo, come abbiamo visto in netto arretramento rispetto a quando Ds e Margherita erano separati. Ma al contrario l’operazione PdL premia Berlusconi e Fini, che al 39% oggi guadagnerebbero ben 6 punti e mezzo rispetto al 32,5% ottenuto alle ultime europee, quando Forza Italia e An correvano divisi. Infine, per quanto concerne l’atteso premio all’Udc da parte di voti in uscita dal centrodestra, il sondaggio attesta il contrario. Il centrodestra cresce nei voti e dunque non travasa verso il centro, visto che ai due punti guadagnati sulle politiche dal PdL si sommerebbe una Lega comunque in netta avanzata dal 5 al 7,5% rispetto alle ultime europee, e a pochi frazioni di punto dall’8,3% conseguito alle politiche. Mentre solo il 4% degli elettori dichiara oggi la sua intenzione di voto per il partito di Casini. In calo di un punto e mezzo rispetto alle politiche di aprile. </P><br />
<P>Oltre a questi quattro scacchi per Veltroni, il sondaggio ne anticipa un altro paio ancor più pesanti. Uno sconfessa l’alleanza voluta dal leader del Pd alle politiche. L’altro comprova che hanno ragione i dirigenti del partito che criticano, non lui che non dà loro retta. Vediamoli. Del centrosinistra, l’unico a guadagnare nettamente voti è infatti Di Pietro. Il duro e puro dell’antiberlusconismo incassa una crescita dei consensi fino al 7,8%, quattro volte quelli raccolti alle europee 2004, e quasi raddoppiando il 4,4% delle politiche grazie al simbolo affiancato a quello del Pd. È il Pd a travasare voti verso Di Pietro: questo è uno degli elementi più chiari del sondaggio. Una tendenza che prova che o Veltroni ha sbagliato alleanza, oppure sbaglia a restarvi alleato lasciando Di Pietro nella comoda condizione di trarre il massimo vantaggio dai suoi toni più oltranzisti. Che oltretutto rischiano di essere ancora più premianti, con la questione morale che azzanna i garretti del Pd in mezza Italia, senza che Veltroni metta in campo una strategia chiara in risposta. </P><br />
<P>Infine, gli andamenti territoriali. Non solo il PdL di Berlusconi sarebbe primo partito in tutte e cinque le circoscrizioni, raggiungendo il massimo in quella insulare col 43,8% e il minimo nel Nord Est col 31,5%, laddove la Lega supererebbe però il 13,2%, candidandosi a prima forza politica in regioni come il Veneto. E con un Bossi in fortissima crescita nel Nord Ovest, dove toccherebbe il 19,5% guadagnando 8 punti rispetto al 2004. Ma questa crescita del centrodestra avverrebbe proprio a scapito del Pd, che tra Piemonte e Lombardia nel Nord Ovest totalizzerebbe una flessione di ben 5 punti rispetto ai 3 o 4 che perderebbe comunque nel resto d’Italia. Come a dire che il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha perfettamente ragione, nel chiedere uno “strappo” nordista rispetto al Pd romano. Il coordinamento del Pd del Nord che Chiamparino e Cacciari invocano non ha nulla a che vedere, con la mera finzione organizzativa messa in scena ieri dalla segreteria nazionale con i segretari del partito di otto Regioni, compresa l’Emilia Romagna che è altra storia. Il sondaggio di Repubblica indica che senza un’anima largamente indipendente da Roma, al Nord vince sempre più chi interpreta meglio le vocazioni e le proteste territoriali. È una questione politica, non organizzativa. </P><br />
<P>Sei mattonate per Veltroni in un solo sondaggio. Non c’è male, in vista della prossima direzione del pd e delle <BR></P></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/veltroni-vicino-al-crac-perde-altri-5-punti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Papponi in cattedra</title>
		<link>https://www.bastia.it/papponi-in-cattedra/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/papponi-in-cattedra/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 07:05:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/papponi-in-cattedra/</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160;Vittorio Feltri&#160; &#160;A vedere quanti soldi si buttano dalla finestra viene un attacco di bile. Non soldi privati, intendiamoci, ma pubblici cioè dei cittadini italiani&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P>&nbsp;<BR>Vittorio Feltri&nbsp;</P><br />
<DIV>&nbsp;<BR><IMG height=256 alt="la prima pagina di libero" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/56428_2610_Primo_piano_mi_small.png" width=175 align=right border=0>A vedere quanti soldi si buttano dalla finestra viene un attacco di bile. Non soldi privati, intendiamoci, ma pubblici cioè dei cittadini italiani martirizzati dal fisco. Lo Stato da circa quarant’anni è specializzato nelle operazioni più fantasiose di spreco. E questo è noto. Ma un conto è parlarne per sentito dire, un altro è costatare cifre alla mano (<A href="http://file.bastia.it/giornali/Libero/2008/Libero-261008.pdf">tabelle ufficiali</A>) con quanta disinvoltura e incoscienza i governanti hanno triturato risorse strappate al nostro lavoro.</DIV><br />
<P>Viviamo giorni difficili. Una crisi finanziaria ed economica epocale si abbatte sul mondo: evitare gli sperperi dovrebbe essere un imperativo categorico. Dovremmo fare il tifo per il grande tagliatore Giulio Tremonti e invece una minoranza agguerrita quanto stolta non solo polemizza con lui: protesta, manifesta, grida con rabbia contro ogni iniziativa di buon senso amministrativo.</P><br />
<P>I più scatenati sono i professori e gli studenti universitari di sinistra. I quali in teoria sarebbero i più attrezzati per capire. Viceversa sono tetragoni a qualsiasi ragionamento. Urlano e basta. Forse non conoscono la contabilità fallimentare dell’Università, madre di ogni dissipazione creativa. Libero già ieri in un articolo di Andrea Scaglia ha dimostrato &#8211; ricorrendo a dati ministeriali&nbsp; &#8211; che la marmaglia impegnata in scioperi e occupazioni (per altro malriuscite) non sa quel che dice, è disinformata e disinforma. Afferma che le limature del ministro Mariastella Gelmini uccidono la cultura e il futuro dei giovani.</P><br />
<P>Balle colossali. Non siamo noi a sostenerlo bensì i numeri che oggi pubblichiamo. Le somme che mettiamo a disposizione documentano con la spietatezza dell’aritmetica quanto siano infondate le critiche e, piuttosto, fondatissime le motivazioni che hanno indotto il governo a maneggiare le cesoie. Leggendo le pezze d’appoggio divulgate per la prima volta, vi accorgerete di quante pazzie si compiono negli atenei. Esistono 327 facoltà costosissime, dotate di apparati giganteschi e onerosi che offrono i loro servizi a non più di quindici iscritti. Uno scandalo privo di riscontri nel globo. Negli ultimi sette anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato; ebbene i promossi sono stati 26 mila senza che ci fossero i posti. Altro che enti inutili. Enti dannosi. Sanguisughe. Migliaia di professori percepiscono lo stipendio e non hanno a chi fare lezione.</P><br />
<P>Tutto ciò sarebbe comico se i quattrini per alimentare i nullafacenti non provenissero dalle nostre tasche. La cosa che fa inorridire e non si spiega se non scomodando la psichiatria è che gli studenti mobilitati e ispirati dalla sinistra scendono in piazza per difendere lo status quo, quindi in appoggio ai profittatori, in solidarietà coi ladri che li sfruttano, li usano e li sfottono. Poveri studenti ignoranti e senza testa, vittime della corporazione dei docenti sfaccendati e ben remunerati. Poveri pupi al servizio dei pupari, manovrati per tutelare privilegi indecenti. Anziché aiutare la Gelmini a trasformare lo schifo universitario in una struttura passabile, vanno in soccorso dei loro caporali.</P><br />
<P>Leggete la documentazione di Libero e prendetene atto. Magari con l’aiuto di un Alka seltzer perché non è facile digerire la verità. Coraggio, per cambiare è indispensabile il contributo di tutti.</P><br />
<P>Per concludere alcune precisazioni. Mercoledì in prima pagina avevamo questo titolo: Chiamate la Polizia. Era un invito al governo a non farsi intimidire dai prepotenti, quelli che istituiscono picchetti davanti agli istituti, quelli che impongono agli studenti di scioperare, impedendo loro di accedere alle aule. Un invito a Berlusconi e al ministro dell’Interno Maroni a darsi da fare affinché non fosse infranta la legalità dai dimostranti. La risposta è stata corretta: cercheremo di prevenire ogni sopruso. Che c’era di strano in tutto questo? Nulla. Ma vari giornali si sono indignati come se chiamare la Polizia in presenza di un reato fosse una grave provocazione, come se la Polizia fosse assimilabile alla mafia o alla camorra.</P><br />
<P>Incredibile. Veltroni, ospite di Santoro ad Annozero, programma televisivo di Raidue, si è addirittura abbandonato a uno sfogo: che Paese è quello il cui premier prende ordini da un foglio quale Libero?, ha detto sventolando il quotidiano.</P><br />
<P>Si tranquillizzi il segretario del Pd. Non siamo tanto potenti da condizionare l’esecutivo. Rammentiamo che i picchetti e le occupazioni costituiscono reato penale. Per esserne consapevoli è sufficiente dare un’occhiata al Codice, articolo 340. Che recita: «Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge (331, 431, 432, 433) cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico (358) o di un servizio di pubblica necessità (359), è punito con la reclusione fino a un anno. I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni».</P><br />
<P>Non è uno scherzo, caro Walter. È la legge. E se Libero ne invoca il rispetto non solo fa una cosa lecita ma doverosa. E tu dovresti applaudire, non stracciarti le vesti. Evidentemente ti piace predicare la legalità, salvo stare con i fuorilegge quando ti fa comodo. </P><br />
<P>Ultimo dettaglio. Venerdì ho scritto che l’ex sindaco di Roma abita in un appartamento di proprietà di un ente pubblico e ha una casa a New York. Un lettore, Luca Berardi, mi corregge: l’alloggio romano di Veltroni non è più in affitto, se l’è comprato lui (meglio, sua moglie) in via Velletri per la stupidaggine di 377.000 euro circa. Il prezzo di mercato sarebbe stato di oltre un milione di euro.</P><br />
<P>Complimenti, un buon affare. Mica tutti si chiamano Veltroni.<BR></P></p>
<p>Articolo in PDF:</p>
<p><a href="https://www.bastia.it/wp-content/uploads/2024/09/Libero-2008-Libero-261008.pdf">Scarica qui il PDF</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/papponi-in-cattedra/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Abbattuta Alitalia</title>
		<link>https://www.bastia.it/abbattuta-alitalia/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/abbattuta-alitalia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 05:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/abbattuta-alitalia/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Vittorio Feltri È finita come immaginavamo: male. I kamikaze della Cgil e dell’Anpac hanno detto no alle offerte della società presieduta da Colaninno e&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P><BR>di Vittorio Feltri</P><BR><br />
<P><IMG height=256 alt="la prima pagina di libero" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/libero190908.jpg" width=175 align=right border=0>È finita come immaginavamo: male. I kamikaze della Cgil e dell’Anpac hanno detto no alle offerte della società presieduta da Colaninno e tutto è saltato per aria. Alitalia fallisce e chi s’è visto s’è visto. Il sindacato rosso e quello dei signorini piloti, uniti da un patto scellerato, preferiscono la disoccupazione al lavoro. In questo modo si illudono di aver inferto a Berlusconi un colpo mortale; in realtà hanno ucciso la compagnia aerea, sé stessi e migliaia di dipendenti addetti ai servizi.</P><BR><br />
<P>Cose che solo in Italia possono succedere a causa di un sindacalismo barricadiero capace di anteporre interessi politici alla vita dei lavoratori. Ma quello di Epifani è un colpo di coda d’una fiera in procinto di tirare le cuoia, un atto di irresponsabilità che la Cgil pagherà caro sempreché il governo all’ultimo momento non cali le brache ma sappia cogliere l’occasione per dire al Paese: ecco con chi abbiamo dovuto fare i conti, gente incosciente pronta a sputare su un impiego sicuro pur di dimostrare la propria presunta onnipotenza.</P><BR><br />
<P>Berlusconi e la sua cordata a questo punto hanno l’opportunità di imprimere una svolta al costume patrio: rompere il cordone ombelicale tra politica e sindacato relegando il secondo al suo ruolo originario di mediatore, nulla di più. Il cambio di mentalità nelle confederazioni può avvenire anche subito se il Cavaliere e i suoi ministri useranno in questa circostanza il pugno di ferro: non avete voluto firmare il contratto, basta, non se ne fa più niente; non accettiamo ricatti e chiudiamo bottega. Restate disoccupati per colpa vostra, prendetevela con voi stessi e non accampate scuse.</P><BR><br />
<P>Una lezione del genere non sarà utile a risuscitare la compagnia aerea, ma utilissima per porre fine allo strapotere delle corporazioni e dei loro rappresentanti, convinti sia l’impresa a loro disposizione e non viceversa. </P><BR><br />
<P>Vanno ribaltati i valori, le priorità e le gerarchie se si desidera restituire all’Italia le condizioni di normalità necessarie alla ripresa.</P><BR><br />
<P>Guai se la cordata col suffragio del governo facesse macchina indietro. Significherebbe dare ragione ai prepotenti e incoraggiarli a esserlo ancora. Significherebbe una vittoria per questo sindacato giurassico; una vittoria dagli effetti più devastanti del fallimento di Alitalia.</P><BR><br />
<P>P.S. Un paio di dettagli. Martedì sera a Porta a Porta ho insistito con il comandante sindacalista Berti perché dicesse quanto guadagna. Ma lui non lo ha detto. Però mi aveva promesso: «Domani le mando tutto». Invece non mi ha mandato nulla. Allora mi sono arrangiato e ho scoperto l’arcano. Berti ha uno stipendio annuo di 230 mila euro, escluse indennità di volo eccetera che egli percepisce anche se non vola da anni in quanto sindacalista a tempo pieno.</P><BR><br />
<P>Secondo dettaglio. Ieri Epifani ha inviato a Colaninno una lettera in cui si dichiarava disposto a firmare. Nel qual caso la trattativa si sarebbe conclusa felicemente e Alitalia si sarebbe salvata. Nel corso della giornata evidentemente il segretario generale ha cambiato idea o qualcuno gliel’ha fatta cambiare sicché la Cgil non ha firmato. Così si va allegramente al fallimento.</P><BR><br />
<P>Congratulazioni a Berti e a Epifani. Che uomini!</P></p>
<p>Articolo in PDF:</p>
<p><a href="https://www.bastia.it/wp-content/uploads/2024/09/Libero-2008-Libero-190908.pdf">Scarica qui il PDF</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/abbattuta-alitalia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>la crisi inventata</title>
		<link>https://www.bastia.it/la-crisi-inventata/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/la-crisi-inventata/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 05:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/la-crisi-inventata/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Vittorio Feltri Il problema non è aver vissuto tanti, troppi Ferragosti, ma averne di meno da vivere. Ecco perché rattrista archiviarne un altro né&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P>di Vittorio Feltri</P><br />
<P><IMG height=256 alt="la prima pagina di libero" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/Libero170808.jpg" width=175 align=right border=0>Il problema non è aver vissuto tanti, troppi Ferragosti, ma averne di meno da vivere. Ecco perché rattrista archiviarne un altro né migliore né peggiore dei tanti accatastati nella memoria dove regna la confusione. </P><br />
<P>I nostalgici sono una categoria in crescita. Nelle discussioni rimpiangono i bei tempi andati, quando d’estate era caldo e d’inverno era freddo, i giovani non si drogavano, erano più rispettosi e si vestivano con cura, leggevano molto e non andavano in discoteca; le famiglie villeggiavano e i bambini, ah i bambini, trascorrevano un mese in colonia che un po’ di disciplina mica gli faceva male.</P><br />
<P>E gli ideali? Esauriti. Dagli anni di piombo siamo passati agli anni di merda. Se i brigatisti l’avessero saputo, invece di Moro avrebbero ucciso Berlusconi anche se nel 1978 era pressoché sconosciuto. La politica era una cosa alta, adesso il livello è sceso a Brunetta, popolare perché se la prende coi lavoratori sfruttati. Le case editrici fanno schifo perché sono finite nelle mani del Cavaliere, perfino la Einaudi.</P><br />
<P>In certi ambienti chic la minaccia ricorrente è: dobbiamo espatriare, l’Italia è infrequentabile. E in effetti parecchi sono di parola: si tolgono dai piedi agli inizi di agosto; il guaio è che in settembre rientrano e quatti quatti si accucciano nei loro posticini a rendita sicura.</P><br />
<P>Giovanni Sartori, insigne professore e assiduo frequentatore della prima pagina del Corriere della Sera, a furia di collezionare Ferragosti su Ferragosti si è talmente immalinconito da preoccuparsi del futuro, come non bastasse il presente. Entro il secolo, prevede, il surriscaldamento della Terra avrà ridotto l’Italia (e il resto) a un deserto immenso. Lo ha scritto in un articolo menagramante proprio venerdì; così, tanto per tenerci giù di morale.</P><br />
<P>Per il momento dalle mie parti non fa che piovere e la collina sulla quale ho casa è a rischio frane. Ma può darsi abbia ragione Sartori. Nel qual caso si spiegherebbe come mai gli italiani comprano giganteschi “fuoristrada”: si portano avanti consapevoli che queste automobili sono attrezzate a percorsi tortuosi fra le dune. Siamo un popolo lungimirante. Anche se di umor nero. Ma così nero che un’altra firmissima del Corrierone, Claudio Magris, tiene una rubrica terapeutica dal titolo: “Malumori d’agosto”, nella quale sfoga ogni suo livore. Di norma ce l’ha con Berlusconi, ma venerdì s’è scagliato contro l’intera classe politica italiana dimostrando larghezza di vedute.</P><br />
<P>Lo scrittore triestino sostiene che i leader nazionali, a differenza di quelli stranieri, non hanno ancora imparato l’arte di uscire di scena; un vizietto diffuso in verità anche in settori extrapolitici. Gli si può dar torto? Non si potrebbe. La predica è giusta, ma il pulpito lascia perplessi.</P><br />
<P>Magris è ormai un settantenne e scrive da sempre. Non dico sia un fossile, se non altro per affinità anagrafiche. Però l’età della pensione c’è tutta, per lui e per me. Se non molliamo noi, mi sa dire perché dovrebbero mollare gli altri? Chi stabilisce, e in base a quali criteri oggettivi, se uno è in grado di proseguire nella propria attività o è giunta l’ora di voltar pagina e dedicarsi ad altro, per esempio la scopa d’assi? Nel caso dei politici, il giudizio spetta agli elettori; in quello degli scrittori e dei giornalisti, spetta ai lettori.</P><br />
<P>Rimbaud abbandonò presto le lettere di sua sponte. Forse aveva capito di aver esaurito la vena. Ma l’esperienza di un individuo non vale per chiunque. E poi a pensarci bene questa storia della gerontocrazia inamovibile non regge. Se c’è un giovane in gamba si faccia notare, nessuno gli cederà il passo ma nessuno lo ostacolerà se non la vita, che è complicata per ogni uomo, poco generosa e molto esosa.</P><br />
<P>Più che il pessimismo trionfa il catastrofismo. Da quasi un decennio i compulsatori di effemeridi economiche annunciano il fallimento dell’Italia, paragonando i suoi dati depressi a quelli effervescenti di altri Paesi europei. Adesso costatiamo di non avere il monopolio della crisi. Con la stagnazione e la recessione devono fare i conti anche i partners della Ue, e pure gli Stati Uniti. Non è di sicuro un motivo di consolazione, ma di riflessione sì. Germania e Inghilterra ci hanno fatto le pulci coprendoci di insulti incoraggiati da noi stessi specialisti in autoflagellazione e autodenigrazione.</P><br />
<P>Un consistente contributo allo sputtanamento nazionale è stato dato dalla stampa e dall’informazione in genere. Giornali e tivù hanno fatto a gara nell’enfatizzare le difficoltà interne, e minimizzando o addirittura ignorando le positività, tra cui la forza e la tenacia delle piccole e medie imprese lombarde, venete, emiliane, marchigiane cui si deve, per dirne una, l’aumento vertiginoso delle esportazioni.</P><br />
<P>Ovvio, i giornalisti stranieri corrispondenti da Roma, i quali si abbeverano alla fonte santoriana di Anno Zero e similari, nei loro reportage ci dipingono come un branco di deficienti allo sbando, capaci di tutto e buoni a nulla. Da un lustro i telegiornali mandano sistematicamente in onda dei servizi allo scopo di documentare (falsamente) che qui la gente non ha i soldi per tirare fine mese, e crepa di fame. Le solite stucchevoli interviste di maniera girate nei mercati alimentari delle periferie metropolitane; parlano casalinghe disperate e pensionati meridionali dalla lacrima facile: le zucchine costano troppo, non me le posso permettere. </P><br />
<P>Sembra che la cucina patria si fondi sulle zucchine, un bene prezioso da cui dipende il benessere dei cittadini dalle Alpi a Pantelleria. Ma chissenefrega delle zucchine e delle ciliegie!</P><br />
<P>Ogni tanto i cronisti con telecamera incorporata si ricordano degli operai. Col lanternino ne trovano tre alla canna del gas e grazie alle loro lamentele costruiscono un affresco italiano da suicidio collettivo: l’Italia afflitta da una moria di proletari stroncati dall’inedia. Dai oggi, dai domani si è affermato il concetto, anzi il preconcetto che la Penisola sia il nuovo Biafra.</P><br />
<P>Questo tipo di trasmissioni e di pubblicistica si è bruscamente interrotto per dare spazio ad un’altra piaga del Paese: l’esodo dei vacanzieri. E sul video ecco un’orgia di auto incolonnate, spiagge affollate come stadi in occasione del derby, caro-ombrellone di qua e caro-ombrellone di là, in Sardegna neppure un buco dove infilarsi. Immagini in netto contrasto con quelle a suffragio della teoria del piagnisteo. Una nazione affamata che chiude per ferie è una contraddizione in termini. Cioè una balla.</P><br />
<P>In questo fritto misto si inserisce l’ultima polemica. Umberto Bossi vuole reintrodurre l’Ici perché è una tassa federalista utile a finanziare le amministrazioni locali. Ma uno Stato che grava di imposte la prima casa spesso acquistata con sacrificio e al prezzo di mutui onerosissimi fa schifo, che sia federalista o non federalista.</P><br />
<P>Occorre denaro? Pigliatelo a chi ne piglia troppo e non produce niente. Date un’occhiata alle contabilità del Sud e vi accorgerete quanto ci sia da recuperare.</P><br />
<P>Fuori le mani dalle nostre tasche.</P></p>
<p>Articolo in PDF:</p>
<p><a href="https://www.bastia.it/wp-content/uploads/2024/09/Libero-2008-Libero-170808.pdf">Scarica qui il PDF</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/la-crisi-inventata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cossiga: per Silvio c’è la soluzione finale</title>
		<link>https://www.bastia.it/cossiga-per-silvio-ce-la-soluzione-finale/</link>
					<comments>https://www.bastia.it/cossiga-per-silvio-ce-la-soluzione-finale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 05:21:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio storico Bastia.it]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bastia.it/cossiga-per-silvio-ce-la-soluzione-finale/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lugano, giugno. Il lago suda per il caldo, chiama i temporali. Andiamo a messa in collina. Un po’ di quiete. Presidente Cossiga, che fa? Chiede&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><P><BR><FONT size=3>Lugano, giugno. Il lago suda per il caldo, chiama i temporali. Andiamo a messa in collina. Un po’ di quiete.</FONT></P><br />
<P><FONT size=3>Presidente Cossiga, che fa? Chiede asilo in Svizzera come gli anarchici? Fugge dal regime berlusconiano?</FONT></P><br />
<P><IMG height=256 alt="la prima pagina di libero" src="http://www.bastia.it/RTE/my_documents/my_pictures/24741_0107_Prima_Pagina_mi_small.png" width=175 align=left border=0>«Non sono mai stato così berlusconiano come adesso! Non l’ho votato, mai. Ma oggi, e con ritmi travolgenti, si sta preparando quello che un grande giurista, storico e politico francese di parte repubblicana considerava il peggiore dei governi: il “governo” dei giudici, anzi peggio: dei pubblici ministeri. </P><br />
<P>E la sinistra del nulla, quella veltroniana, si è alleata all’Italia dei Valori, con la parola d’ordine “o adesso o mai più” per travolgere Berlusconi. Dalla Svizzera si vede persino meglio. Ma torno: da vecchio, però con le tante cose che so e che ho imparato, mi batterò per impedirlo».</P><br />
<P>Prospettive di vittoria?</P><br />
<P>«Scarsissime. Se cedo al pessimismo, direi che Berlusconi durerà quattro mesi. Difficilissimo possa durare per il tempo della intera legislatura. Oltre al Partito democratico e a quello di Di Pietro, che sta diventando un partito di provocazione permanente, si è schierata contro di lui anche la grande stampa, il Tg1, il Tg3, La7 e perfino Sky!, le grandi banche: da Intesa-Sanpaolo al Gruppio Unicredit, e al Monte dei Paschi di Siena: solo Cesare Geronzi gli è rimasto amico. Dopo la vittoria straordinaria del 13 aprile, arciconfermata in Sicilia, lo schieramento avversario ha visto in lui, nella persona di Silvio, il punto debole: e lo martella da ogni parte, con i giudici, con il gossip, con qualsiasi mezzo. Cacciato via con ignominia Berlusconi il centrodestra cadrà in una grande crisi. E arriveranno loro. Non la sinistra. Ma la sinistra che porta obbediente in sella i pm».</P><br />
<P>La grande stampa? Repubblica si vede. Ma il Corriere ospita editoriali che meritano la furia da Belfagor di Scalfari e di D’Avanzo…</P><br />
<P>«Il gruppo di Repubblica-Espresso è arrivato alla determinazione “da soluzione finale” o “fine di mondo”: tutto è buono, per uccidere il tiranno. La Stampa si è incattivita. La Rai è ostile, teme un repulisti e i tagli. Capisce che Silvio è debole e si adegua».</P><br />
<P>Il Corriere…</P><br />
<P>«È vero, il Corriere sembrava votato a una certa equidistanza. Il direttore Paolo Mieli aveva ammesso l’errore dell’endorsement filo Prodi. Ma ora è passato all’opposizione. Mieli è molto abile a mascherare la scelta. La prima pagina ospita commenti alternati, uno pro e uno contro: ma le pagine interne sono costruite a partire da gossip che traducono in linea editoriale la politica veltroniana del nulla, del chiacchiericcio demolitivo sempre orientato in un certo modo».</P><br />
<P>Veltroni, sempre Veltroni. E D’Alema?</P><br />
<P>«Veltroni è il riformismo del nulla. Si è lasciato convincere che ora-o-mai-più. Da qui la sua lotta politica fatta di gossip e attacchi forzati. In questo gioca anche l’integralismo cattolico di Dario Franceschini. I Red del mio amico Massimo D’Alema sono opposizione, ovvio: ma è una opposizione politica. D’Alema ora ha subito un avvertimento con l’assoluzione del gip Clementina Forleo da parte del Consiglio superiore della magistratura. Ciò significa la volontà di consentire al Parlamento europeo il via libera all’uso delle sue intercettazioni con la motivazione fornita dalla Forleo: e cioè che erano parte di un disegno criminoso. Il Csm in pratica avvalla il rinvio a giudizio di D’Alema…».</P><br />
<P>Non mi convince il suo discorso sul Corriere. Possibile che sia tutto contro. Ci sono un sacco di proprietari lì dentro…</P><br />
<P>«L’unico ormai che stia con Berlusconi è Geronzi e Mediobanca con lui. Ma Geronzi è in ambasce, si sente insidiato dai due amministratori delegati, tra cui uno &#8211; Nagel &#8211; è un feroce nemico di Berlusconi e del centrodestra, ma prima di tutto di Geronzi e tresca con Bankitalia per cacciarlo via! I quali hanno un nemico ancora».</P><br />
<P>Chi?</P><br />
<P>«Il governatore di Banca d’Italia Mario Draghi».</P><br />
<P>Non me ne parli.</P><br />
<P>«Se lei ha timori, io no. Questo signore che fu speculatore internazionale si sta dando arie da ministro di economia e finanze, mette in difficoltà Berlusconi in tutti i consessi internazionali. Non ha ancora preso posizione contro Giulio Tremonti perché non può andare neanche lui contro l’evidenza di un impegno serio di risanamento preso dal Valtellinese: ma non ha preso posizione, aspetta a vedere la caduta del governo e poi…».</P><br />
<P>Mi scusi, ma lei ebbe una parte nella scelta di Draghi. O mi sbaglio?</P><br />
<P>«Vero. Ho una grande responsabilità. Avessi dato retta a Ciampi, contrario, non sarebbe lì. Ma vorrei essere presidente del Consiglio per 48 ore per cacciarlo, e ne fornirei motivazioni indiscutibili».</P><br />
<P>Detto questo. Dove cadrà Silvio? Sulle intercettazioni?</P><br />
<P>«No. Le usano per screditarlo moralmente. Ne usciranno di peggiori, mescolando sesso e raccomandazioni. Ma alla fine, qualunque cosa salti fuori, basta che non siano perversioni, gli italiani sono cattolici e comprendono le debolezze della carne. Lo sapevano anche prima che Berlusconi è capace di fare palate di soldi e di prendersi una fidanzata al giorno. Qui il veltronismo gossipparo è debole e forse indebolirà se stesso».</P><br />
<P>Di Pietro ha dato del magnaccia a Silvio. Ricorda precedenti?</P><br />
<P>«Un simile insulto non era mai stato pronunciato sulla scena politica italiana. Oltretutto è tecnicamente sbagliato: non mi pare proprio che Berlusconi ci abbia guadagnato con le ragazze, non ci ha magnato sopra, semmai loro… Sconsiglio però a Berlusconi di querelarlo: perderebbe il processo, sicuro come l’oro. No, non cadrà sul sesso. Cadrà sui processi di Milano e di Napoli. Anzitutto Milano. Io ho raccolto una documentazione impressionante sulla Gandus, il giudice che dovrà giudicarlo sul caso Mills, l’ho proposta in un’interpellanza al governo. Ma la Corte d’Appello non accetterà la ricusazione. La Corte costituzionale in un attimo annullerà il lodo Schifani-bis. Berlusconi, con la sua viva voce, mi ha confermato che in caso di condanna si dimetterà. La sinistra non vuole, per rosolarlo a fuoco lento. Per distruggerlo quando in un consesso internazionale, un leader estero gli negherà il saluto o si dirà imbarazzato».</P><br />
<P>Scusi ma non ci credo. L’ala marciante dei magistrati e la sinistra avranno molte frecce, ma sono divise, e devono fare i conti con un larghissimo consenso pro-centrodestra.</P><br />
<P>«L’opposizione è divisa, ma secondo un vecchio principio sperimentato già nel 6-700, uno Stato debole all’interno cerca di compattarsi creando un nemico esterno. Faranno di tutto. Appoggio massiccio della gran parte della magistratura e di chi tra le toghe comanda: l’Associazione nazionale magistrati, vero organo supremo, il suo organo servente, il Csm, e il cavalier servente, quella vecchia volpe democristiana di Nicola Mancino, il quale è convinto che la sinistra premierà la sua faziosità con il laticlavio a vita». </P><br />
<P>Se non altro la coalizione di destra è compatta.</P><br />
<P>«Sicuro? Anche il centrodestra mostra crepe. An non è più tanto convinta di andare al partito unico; tanto che a Denis Verdini che aveva lanciato l’idea di convegni costituenti già in settembre, hanno risposto ai massimi vertici dicendo: andiamoci piano. Nella Lega due anime: una berlusconiana, l’altra finto berlusconiana, capeggiata da Maroni, che fa di tutto per mettere la Chiesa contro Berlusconi. Manca solo che proponga il taglio della falange per i bambini rom e il lobo dell’orecchio agli adulti per renderli riconoscibili. Così, quando Berlusconi sarà sotto tiro, sarà debole dove finora è stato forte: la Chiesa italiana e il suo associazionismo “ortodosso”».</P><br />
<P>Ma no, Maroni è serio. Sa spiegare le sue scelte in modo civile.</P><br />
<P>«Maroni è stalinista. Ha il cuore che batte a sinistra. Quando Silvio si dimetterà, è pronto a convincere Bossi (che ha già cercato di sostituire quando ha avuto l’infarto nel 2004, parola dell’ottimo Calderoli) ad aderire ad un governo che ottenga in questa legislatura il federalismo fiscale. Il governo sarà capeggiato da Mario Monti o da Pier Ferdinando Casini (benvisto a questo punto dalla Chiesa, e non si capisce perché), ci sarà la sinistra, l’Udc, la Lega e parecchi transfughi del Popolo della libertà. Non io! Non io!». </P><br />
<P>Dove ha sbagliato e dove sta sbagliando Berlusconi? C’è spazio per la controffensiva?</P><br />
<P>«Ho l’impressione netta che non si sappia e non si voglia difendere. Detta grida manzoniani inutili, o &#8211; lo lasci dire &#8211; cazzate. Cede su tutto. Siamo dinanzi al primo governo nel quale il presidente del Consiglio ha ceduto i ministeri della forza a persone che hanno loro disegni. La difesa è in mano a Ignazio La Russa, che è mio amico, ma intende l’esercito come una specie di sua polizia privata, tutta picchetti e fez, con una certa nostalgia di Farinacci. Di Maroni ho già detto. Fa gestire il ministero più delicato, quello della Giustizia, a un suo avvocato, Niccolò Ghedini, il quale prima ha tagliato la strada a Marcello Pera, poi voleva a quel posto Elio Vito, infine ha optato per Angelino Alfano, un caro ragazzo, ma è un bambino tra i lupi. Ghedini ha estromesso gli altri avvocati di Silvio, e sta giocando una sua partita che temo porti allo schianto».</P><br />
<P>Ghedini ha avuto eccellenti idee sulla legge per rimandare i processi e…</P><br />
<P>«Fermati. Parlo io qui. La legge sulle intercettazioni è un evidente tentativo di captatio benevolentiae verso i giudici. Si puniscono solo i giornalisti e gli editori: è ridicolo oltre che ingiusto. Così i magistrati per trattare non vanno dal mio caro Angelino cui voglio bene ma da Ghedini. Berlusconi lascia fare. Cede su tutto e con tutti».</P><br />
<P>Potrebbe andare in televisione, spiegarsi agli italiani.</P><br />
<P>«Potrebbe e dovrebbe. È capace però di fare un discorso politico? Saprebbe mostrare, al di là del suo caso personale, come questo suo caso riguardi davvero tutti. Ed è proprio così. C’è in ballo davvero lo Stato di diritto, la democrazia. Ma sarebbe capace?».</P><br />
<P>Potrebbe dire: non ci sto, non ci sto &#8211; come Oscar Luigi Scalfaro quando cercarono di convocarlo i magistrati per i soldi del Sisde.</P><br />
<P>«Fece una pessima figura».</P><br />
<P>D’accordo. Ma riuscì nello scopo: la sfangò.</P><br />
<P>«Ci sono queste differenze: Scalfaro era presidente della Repubblica, era magistrato, e di sinistra. E perciò la grande stampa era con lui. Poteva permetterselo. Berlusconi verrebbe spazzato via».</P><br />
<P>E allora?</P><br />
<P>«Allora Berlusconi deve capire che o combatte adesso o mai più, ma senza isterismi. Riprenda in mano anzitutto il suo governo. Non lasci più fare agli altri».</P><br />
<P>Insomma dica: cumandi mì.</P><br />
<P>«E soprattutto lo faccia. Anche se forse è tardi. Ma lo faccia. Glielo chiede l’unico neo-temporaneo- berlusconiano che si intende di politica. E gli do un consiglio finale: approvi fino d’ora per decreto legge il federalismo fiscale. Così la Lega non avrà più pretesti o alibi per abbandonarlo in caso di condanna».</P><br />
<P>&nbsp;</P></p>
<p>Articolo in PDF:</p>
<p><a href="https://www.bastia.it/wp-content/uploads/2024/09/Libero-2008-Libero-010708.pdf">Scarica qui il PDF</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.bastia.it/cossiga-per-silvio-ce-la-soluzione-finale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
