Bastia

Dante in scena: l’anima si svela Viaggio tra versi, polvere e luce

Dalle tenebre dell’inferno alla pace di San Francesco, la nostra esperienza al Festival dantesco
CLASSI IIIB E IIIF DELLA SCUOLA MEDIA “COLOMBA-ANTONIETTI“ (BASTIA UMBRA)

Il buio del dietro le quinte del Teatro Palladium non è mai davvero vuoto. È un impasto denso di polvere, pece e attesa; è quel profumo di legno antico e velluto che solo i teatri sanno custodire come un segreto. Mentre sistemo per l’ultima volta la piega del costume, sento il cuore battere a un ritmo che non mi appartiene: è l’endecasillabo che preme nelle vene, è il respiro di Dante che reclama spazio nei polmoni. Partecipare al Festival Dantesco in questi anni non è stata una sfida accademica o un’esibizione scolastica. Per noi, che abbiamo prestato corpo e voce a quelle parole eterne, è stata una discesa viscerale agli inferi e una risalita faticosa verso la luce. Dalla selva al volo folle Il nostro viaggio è iniziato nel grigio. Dare voce agli Ignavi è stato come guardarsi allo specchio in una mattina di pioggia: tra le quinte, abbiamo riconosciuto la stessa paura di scegliere, quel restare “a metà“ che spesso paralizza noi ragazzi, sospesi tra il desiderio di apparire e il timore di essere. Sentire il disprezzo del Poeta per chi non ha mai vissuto ci ha scossi nel profondo, spingendoci a cercare una scintilla di vita autentica. Poi è emerso lui, Ulisse. Il suo “folle volo“ è stato un incendio che ha squarciato l’oscurità. Abbiamo solcato l’abisso dei suoi pensieri, ripercorrendo l’ardito viaggio “per l’alto mare aperto“. Itaca non era un luogo fisico, ma una condizione: ricerca incessante e sete di conoscenza che spinge a superare i limiti senza timore. Tra terra e cielo Ma la prova più difficile, e la più dolce, è stato l’incontro con San Francesco. Passare dall’ambizione bruciante di Ulisse all’umiltà del Poverello d’Assisi è stato un atto d’amore. Ci siamo liberati di ogni vanità per cogliere quella “Povertà“ che diventa ricchezza assoluta e pace del cuore. Nell’oscurità della tempesta abbiamo trovato la nostra forza più pura. Tornar a riveder le stelle Anche quest’anno il sipario è calato, il trucco si scioglie e i costumi tornano nei bauli. Quello che il Festival Dantesco ci lascia non è un attestato da appendere, ma un modo nuovo di respirare. Uscendo dal teatro, contempliamo il cielo e non vediamo più stelle, ma la promessa fatta a noi stessi: non smettere mai di cercare la bellezza, anche quando il mondo intorno sembra farsi oscuro. Dante ci ha insegnato che nessuno si salva da solo. E noi, su quel palco, lo abbiamo gridato insieme. Per un’esperienza bellissima.

LA REDAZIONE «Tra i banchi dell’Antonietti»
L’articolo è stato elaborato dagli studenti delle classi 3B e 3F della scuola secondaria di primo grado C. Antonietti di Bastia Umbra, coordinati dalle insegnanti Fernanda Lavecchia e Michela Ridolfi. Un ringraziamento speciale a Paolo Pasquini e Agnese Ciaffei, ideatori del Festival Dantesco, per la costante ispirazione, e ai giovani talenti che in questi anni hanno portato le loro anime in scena. È possibile approfondire il lavoro degli studenti e rivivere le emozioni delle performance guardando i video disponibili su YouTube e sulla pagina ufficiale del Festival: Guarda e passa, Senza timore e Terra e Cielo.

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