Bastia

La variante brasiliana dentro l’ospedale ’Inglese’ tra la gente: Perugia, Lago e Bastia

Entrambe le mutazioni hanno una capacità di trasmissione più veloce. Il professor Rezza: «Nella P1 si può ridurre l’efficacia vaccinale»
di Erika Pontini
PERUGIA La variante brasiliana è dentro l’ospedale di Perugia (tranne che in un caso) con già 11 contagi accertati, l’inglese tra la gente, sul territorio. Diciotto contagi accertati in particolare a Perugia, Bastia e nell’area del Trasimeno, una delle zone più calde sul fronte del Covid con rischi di diffusione nella vicina Toscana già allertata, Senese e Aretino in particolare. Dopo la conferma dell’Istituto superiore della sanità sui 40 campioni inviati dal laboratorio di Microbiologia della professoressa Antonella Mencacci che aveva notato l’assenza, sospetta, di un gene, l’Umbria prova a correre ai ripari. Perché entrambe le mutazioni corrono più veloci del virus ’selvaggio’. Basti pensare, come sottolinea il direttore della sanità, Claudio Dario, che la variante inglese incide sull’Rt di uno 0,8: il che significa che i contagi si moltiplicano. «Il fatto di aver identificato prontamente l’esistenza delle varianti è importante per l’Umbria e per tutta Italia perchè dobbiamo prontamente intervenire ed è necessario prendere provvedimenti particolarmente restrittivi soprattutto nei comuni colpiti», dice il professor Gianni Rezza, Direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, collegato con la conferenza stampa indetta in serata dalla Governatrice Donatella Tesei. «I primi due campioni sono risultati positivi con i controlli di routine analizzando i campioni che le regioni inviano mensilmente». Si tratta dei due anziani: l’89enne deceduto e il 78enne di Magione del campionamento dell’8 gennaio. Di lì l’invio di ulteriori 40 provette sequenziate giovedì. «Una delle due varianti è la cosidetta P1, brasiliana che può comportare problemi dal punto di vista dell’efficacia vaccinale, ridurla parzialmente ma non annulla – sottolinea Rezza –. Questa variante sembra essere presente soprattutto in quei focolai ospedalieri e solo in un caso al di fuori. Facendo un buon contact tracing e riuscendo a isolare
i casi mediante le quarantene si riesce a contenerla». Per la mutazione inglese «che risponde bene ai vaccini disponibili» Rezza ha confermato che «quando ci sono focolai nei bambini è sempre bene valutarla». E nel Perugino la classe d’età più infetta è quella tra i 6 e gli 11 anni.Secondo l’epidemiologo del ministero vista l’alta trasmissibilità «è importante implementare zone rosse di lockdown circoscritto geograficamente e temporalmente nella provincia di Perugia, laddove è stata riscontrata la presenza della variante», aggiunge Rezza. L’Iss ha fornito il proprio contributo all’Umbria anche «per identificare la sorgente di infezione e
capire come si sono mosse le varianti e come hanno circolato». La prossima mossa dello stato maggiore della sanità umbra sarà controllare l’eventuale diffusione delle mutazioni nelle Rsa (dubbi ci sono di contagi analoghi al Prosperius) e, nei prossimi giorni alcune provette saranno analizzate dall’Istituto zooprofilattico di Teramo allo zooprofilattico che ha la capacità del sequenziamento in accordo con l’Iss.

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