I piani finanziari che dovrà approvare l’AURI potrebbero far ad aumentare la Tari, nonostante il calo dei rifiuti smaltiti in discarica.
BASTIA UMBRA Le notizie diffuse in questi giorni sulla riduzione dei conferimenti in discarica in Umbria sono certamente positive dal punto di vista ambientale. Ridurre lo smaltimento finale e aumentare il recupero dei materiali è un obiettivo condivisibile e previsto dalle direttive europee sull’economia circolare.
Proprio per questo, però, è bene evitare facili entusiasmi e soprattutto creare aspettative che potrebbero rivelarsi infondate per i cittadini.
Il costo del servizio rifiuti, per legge, deve essere coperto integralmente dalla TARI, e il sistema economico che lo regola è molto semplice: nei costi complessivi del servizio vengono inseriti anche quelli per il trattamento e lo smaltimento/conferimento per le quantità di rifiuti gestite.
In termini molto elementari il meccanismo può essere riassunto così:
Costo totale del servizio = Servizio di raccolta + servizi accessori + costo a tonnellata per conferimento: (Costi fissi + costi variabili) / quantità di rifiuti portati in discarica
Questo significa che, se diminuiscono le tonnellate conferite agli impianti ma i costi del sistema restano invariati – o addirittura aumentano per effetto dell’inflazione e dei maggiori costi operativi – il costo per tonnellata tende inevitabilmente a crescere.
È quindi tutt’altro che automatico che la riduzione dei conferimenti in discarica si traduca in una riduzione della TARI. In alcuni casi potrebbe verificarsi l’esatto contrario.
Va inoltre ricordato che il sistema delle discariche non riceve solo rifiuti urbani, ma anche rifiuti speciali provenienti da altre regioni, che normalmente vengono conferiti a tariffe più elevate rispetto a quelle applicate ai Comuni per lo smaltimento dei rifiuti urbani.
Questi conferimenti aggiuntivi rappresentano di fatto una fonte di ricavo per l’impianto e contribuiscono a distribuire i costi di gestione su una quantità maggiore di rifiuti trattati. In altre parole, possono contribuire ad abbassare il costo unitario per tonnellata applicato ai Comuni, con un effetto positivo anche sulla TARI pagata dai cittadini.
Se questi conferimenti diminuiscono o vengono meno, il rischio è che il costo unitario dello smaltimento aumenti e che questo incremento si rifletta, direttamente o indirettamente, sulle tariffe.
A questo si aggiunge un altro elemento spesso trascurato. La raccolta differenziata comporta inevitabilmente:
- costi maggiori di raccolta e logistica,
- costi di selezione e trattamento dei materiali,
- necessità di impianti sempre più complessi.
Questi costi possono essere compensati solo se i materiali raccolti vengono effettivamente valorizzati sul mercato e generano ricavi adeguati.
Il vero indicatore da osservare non è quindi solo la quantità di rifiuti che finisce in discarica, ma soprattutto quanto valore economico si riesce a recuperare dai materiali raccolti in modo differenziato.
Proprio per questo la precedente amministrazione regionale di centrodestra aveva previsto, nel piano regionale dei rifiuti, la chiusura del ciclo attraverso la realizzazione di un termovalorizzatore, (come sta facendo l’amministrazione di sinistra a Roma) con l’obiettivo di ridurre ulteriormente l’indifferenziato destinato alla discarica e allo stesso tempo produrre energia e valore dal trattamento dei rifiuti non riciclabili.
L’attuale amministrazione regionale ha invece scelto di cancellare quella previsione, ritenendo che l’obiettivo dei cosiddetti “rifiuti zero” potesse essere raggiunto senza nuovi impianti di recupero energetico.
È una scelta politica legittima, ma che dovrà dimostrare nei fatti di essere sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico.
Perché la realtà dei sistemi di gestione dei rifiuti è molto concreta: se non si chiude il ciclo con impianti adeguati e se non si riesce a valorizzare economicamente i materiali recuperati, il rischio è che i costi del sistema aumentino.
In altre parole: meno discarica è certamente una buona notizia per l’ambiente, ma non è automaticamente una buona notizia per le bollette dei cittadini.
Per questo sarebbe opportuno attendere i dati completi sul sistema dei rifiuti prima di parlare di risultati economici o di possibili effetti sulla TARI.
I cittadini hanno diritto a sapere non solo quanta discarica è stata evitata, ma anche quanto costa realmente il sistema e quanto valore economico viene recuperato dai rifiuti differenziati.
Solo da questi numeri si potrà capire se la transizione verso un modello più sostenibile porterà benefici anche alle tasche delle famiglie umbre.
Bastia Umbra, 05/03/26
Francesco Fratellini ex assessore all’Ambiente del Comune di Bastia Umbra
