Bastia

Rifiuti caos, rischio per i nuovi aumenti Qualità compost, è flop

Corsa per allungare la vita al bioredattore di Borgogiglione A Perugia e Todi frazione umida contaminata da troppi scarti

RISCHIO DI UTILIZZO DI IMPIANTI FUORI REGIONE C’È UN PIANO CHE COSTA TRE MILIONI

PERUGIA Una corsa. Il 31 maggio è dietro l’angolo, anzi è qui. Ed entro quella data deve essere giocata la partita per il trattamento degli scarti del compostaggio da Pietramelina e della frazione organica del residuo solido urbano. La partita passa per la discarica di Borgogiglione che sta lavorando in modalità bioreattore l’undicesima cella. I rumor dicono che i tecnici stanno lavorando per proseguire sulla strada della gestione di celle a bioreattore. Ma non dovesse essere raggiunto l’obiettivo, ecco che ci sono piani alternativi. Piani che rischiano di pesare sulle casse dei Comun e quindi sul portafoglio dei cittadini. Anche se la commissione tecnica che è al lavoro con l’ausilio degli esperti del Consorzio italiano compostatori, pare aver imboccato la strada di puntare ancora sul bioreattore, tra miglioramento del progetto di sperimentazione e autorizzazioni che dovranno arrivare sull’asse Arpa-Regione.L’assemblea straordinaria dei sindaci dell’Ato 2 del 23 marzo si è trovata sul tavolo anche soluzioni alternative nel caso non venisse concessa l’autorizzazione alla gestione di nuove celle (fino a fine mese è attiva la numero undici) a bioreattore. Gli scenari ipotizzati da Gest hanno spiegato che verrebbero meno le possibilità di smaltimento di due tipi di rifiuti: gli scarti del compostaggio che provengono da Pietramelina e la frazione organica del rifiuto solido urbano che arriva da Ponte Rio. Contestualmente Gest ha avviato una indagine di mercato per il trattamento della frazione organica umida che è trattata a Pietramelina. Sulla base della produzione dello scorso anno nei 24 comuni dell’Ato 2 ne è venuta fuori una simulazione che porterebbe un aumento del costo del trasporto e del trattamento a impianti fuori regione di circa 3 milioni di euro. Con il costo imputato a Perugia da 1,3 milioni di euro, 253mila euro per Assisi, 202mila per Bastia, 137mila per Corciano, 167mia per Todi fino ai 12 mila euro del piccolo Monte Castello di Vibio. Il dato medio porta a un incremento del costo per lo smaltimento della frazione organica umida dell’Ati 2 dovesse quella parte dei rifiuti finire fuori regione, di circa 75 euro a tonnellata. È logico che la simulazione del costo ipotetico da sostenere in caso di migrazione dei rifiuti segnala un aumento in base alla presenza di scarti nella frazione organica umida. Cioè peggiore è la qualità della frazione umida dei rifiuti che viene effettuata emaggiore è il costo richiesto da chi si dichiaro disponibile ad accettare quella parte di rifiuti dell’Ato 2. Considerando che una deriva di quel tipo avrebbe bisogno di una organizzazione, sempre da quanto emerge dal piano d’emergenza Gest presentato all’assemblea straordinaria dei sindaci di fine marzo, completamente diversa all’attuale. Ma, simulazioni a parte, dentro a quelle carte c’è un dato molto ben particolareggiato che è stato evidenziato anche dall’inchiesta su Pietramelina da parte della direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica, indagine condotta dal pm Valentina Manuali che ha coordinato gli accertamenti di Arpa e Forestale. La scheda relativa alla qualità delle frazione organica umida che viene raccolta è da brivido. Le aree dell’Ato 2 sono state divise in sub ambiti. E il focus fatto sul sub ambito A, fa pensare. Perché a fronte di uno scarto di materiale non compostabile che è del 6% ad Assisi, è sotto il 6 per cento a Valfabbrica e scende sotto il 5% a Bastia (migliore performance) si impenna al 15% a Bettona, resta a quel livello a Perugia e si arrampica fino al 28% a Torgiano e Todi dove quasi un terzo dell’umido raccolto è contaminato da altri rifiuti. La media del sub ambito A dice che poco meno del del 15% della frazione organica umida non può essere mandato al compostaggio. Il dato migliore lo raggiunge il Trasimeno (gestione Tsa) dove il dato è inferiore al cinque per cento (i Comuni interessati al risultato sono, tra gli altri, Castiglione del Lago, Città della Pieve, Corciano e Magione); mentre il sub ambito C (da Cannara a Deruta passando per Marsciano)ha un dato inferiore al 15 per cento sul fronte delle impurità della frazione organica umida. Uno dei nodi che pesano sulle bollette.

Luca Benedetti

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