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	<title>riccardo concetti &#8211; Bastia</title>
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	<description>Notizie da Bastia U.</description>
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		<title>«Di certo sarà un duro colpo, ma almeno è finita l’incertezza in cui eravamo nei mesi scorsi»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 09:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia]]></category>
		<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[L’effetto dei dazi L’intervista Riccardo Concetti]]></description>
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<p><strong>L’effetto dei dazi</strong></p>



<p><strong>L’intervista Riccardo Concetti</strong></p>



<p>Almeno adesso è terminato quel limbo d’incertezza in cui eravamo da sette, otto mesi», Riccardo Concetti, uno degli imprenditori che quotidianamente si misura con il mestiere di vendere anche all’altro capo del mondo, riassume così il proprio stato d’animo di fronte all’accordo Usa-Ue sui dazi al 15 per cento. <strong>L’azienda Concetti, da Bastia Umbra</strong>, produce macchinari per imballaggio e li esporta ovunque.<br><strong>Concetti, ora inizia un’altra fase. </strong>«Il 15 per cento non è una cifra bassa, anzi diciamo pure che sarà un duro colpo con cui dover fare i conti, ma a questo punto possiamo tirare una linea e ragionare con quel che c’è. Veniamo da un periodo difficile nel quale anche i nostri potenziali clienti hanno atteso prima di agire e prendere decisioni».<br><strong>Anche loro vittime dell’incertezza?</strong> «Anche loro erano condizionati da questa situazione con cifre che salivano e scendevano ogni giorno». <strong>Da dove si riparte con quel 15 per cento in più?</strong> «Diciamo pure che non facciamo i conti solo con un 15 per cento di tariffe, ma con un percentuale reale di circa il 20 per cento, perché ai dazi si aggiunge l’effetto del dollaro debole che vale circa un altro 5 per cento. Ma ora la palla sta a noi, che come imprese siamo chiamate ad una sfida più complessa: produrre talmente bene ed essere talmente competitivi da riuscire comunque a mantenere le nostre quote di mercato. E dovremo valutare anche se poi questa strategia aiuterà l’economia americana, certo un’economia Usa forte potrebbe essere un traino». <strong>Vengono ipotizzati sostegni ai settori più esposti</strong>. «Vedremo cosa ci sarà di concreto, se saranno messi in campo aiuti ben programmati ovviamente ben vengano, ma nel concreto mi sento di dire che imprese come la nostra riceverebbero un grande aiuto in molte situazioni da uno snellimento di alcune procedure burocratiche, ci sono lacci e lacciuoli anche europei che a volte sembrano andare contro il buon senso».<strong>Alcuni settori hanno annunciato l’intenzione di rivolgersi altrove rispetto agli Usa.</strong> «Certamente. La diversificazione nelle strategie di esportazione è assolutamente indispensabile, non c’è dubbio».<br>F.Fab.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Dazi, timori per vino, olio e il settore meccanico: «Danni per milioni di euro»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 06:58:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[L'azienda Concetti produce macchinari a Bastia: «Il 20 per cento del nostro fatturato negli Usa]]></description>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="770" src="https://www.bastia.it/wp-content/uploads/2017/06/Dr.-Riccardo-Concetti-1024x770.jpg" alt="" class="wp-image-89614" style="width:230px;height:auto"/></figure>
</div>


<p><strong>L&#8217;azienda Concetti produce macchinari a Bastia: «Il 20 per cento del nostro fatturato negli Usa, scenario preoccupante, ma i nostri venditori non hanno paura, ora serve capire cosa accadrà»</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">IL QUADRO</h3>



<p>Riccardo Concetti è un imprenditore che vende ogni giorno negli Stati Uniti. «Il 20 per cento del nostro fatturato è negli Usa», spiega. L&#8217;azienda Concetti, da Bastia Umbra, produce macchinari per imballaggio e li esporta ovunque. «La nostra associazione di categoria Unima sta studiando in queste ore i dettagli di una situazione molto incerta &#8211; racconta &#8211; i beni strumentali sarebbero inclusi con la tranche del 10 per cento, ma attendiamo di capire cosa succederà. Siamo preoccupati per il rischio d&#8217;inflazione negli Usa e anche per una possibile contrazione generalizzata degli scambi, che poi avrebbe ricadute anche sugli investimenti da parte delle imprese. Anche dei contro-dazi sarebbero, evidentemente, un grosso problema». Riccardo Concetti si confronta spesso con chi lavora negli Usa: «Una cosa mi colpisce: loro, gli americani, anche i nostri venditori, non sono spaventati &#8211; spiega &#8211; l&#8217;America più profonda non è scettica o timorosa, tutt&#8217;altro. Temo che non si rendano bene conto di quali potranno essere le conseguenze. Poi credo che la nostra inventiva e il nostro saper fare italiano ci aiuteranno ad affrontare anche questa fase, che ad oggi però vediamo davvero complicata».</p>



<p>L&#8217;allarme arriva anche da Confindustria. «La componentistica meccanica, l&#8217;agroalimentare, l&#8217;abbigliamento e la farmaceutica sono i settori più esposti &#8211; ricorda all&#8217;Ansa il presidente degli industriali umbri Vincenzo Briziarelli &#8211; l&#8217;introduzione di dazi, anche solo come annuncio, ha generato un clima di incertezza che scoraggia investimenti e programmazione».</p>



<p>«L&#8217;Europa &#8211; prosegue Briziarelli &#8211; deve ritrovare un equilibrio: rivedere le politiche che hanno indebolito la manifattura, a partire da una rimodulazione del green deal. Le nostre imprese hanno bisogno di stabilità, non di conflitti commerciali».</p>



<p>E suona l&#8217;allarme rosso dell&#8217;agroalimentare. Dall&#8217;Umbria escono ogni anno 15 milioni di bottiglie di vino dirette negli Stati Uniti. Marco Caprai, uno dei principali produttori di Sagrantino di Montefalco aveva già fatto i conti nei giorni scorsi: «Una bottiglia da 7 euro ora viene venduta sul tavolo di un ristorante americano a circa 60 dollari più il 20 per cento di servizio: circa 70 dollari. Con i dazi potrebbe arrivare intorno ai 75 dollari più servizio, totale 90 dollari ».</p>



<p>L&#8217;intero settore rischia conseguenze enormi: «Stimiamo un danno nell&#8217;ordine di diversi milioni di euro per le imprese agricole e agroalimentari &#8211; è il calcolo del presidente di Coldiretti Umbria Albano Agabiti &#8211; ci sono rischi per il fatturato delle nostre imprese e quindi certamente per la tenuta del mercato del lavoro in un settore che è già stato colpito duramente dal Covid e poi dalla guerra in Ucraina con un forte aumento dei costi di produzione. Bisogna reimpostare completamente la politica comunitaria &#8211; è l&#8217;appello &#8211; e occorre dire basta alle importazioni selvagge, serve una vera politica agricola da parte dell&#8217;Europa».</p>



<p>Federico Fabrizi</p>
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		<title>&#8220;I rincari frenano la volata dell&#8217;export&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 08:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere dell'Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[riccardo concetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riccardo Concetti (Confindustria): &#8220;II 2022 sarà difficile ma l&#8217;Umbria ha le potenzialità giuste per tenere botta&#8221; &#8220;La guerra in Ucraina e i rincari energetici rischiano&#8230;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Riccardo Concetti (Confindustria): &#8220;II 2022 sarà difficile ma l&#8217;Umbria ha le potenzialità giuste per tenere botta&#8221;</strong></p>



<p>&#8220;<em>La guerra in Ucraina e i rincari energetici rischiano di frenare la vo­lata dell&#8217;export ma l&#8217;Umbria è la re­gione che più di altre può tenere botta</em>&#8220;. A dirlo è <strong>Riccardo Concetti</strong>, presidente di Umbria Export, l&#8217;agenzia per l&#8217;internazionalizzazio­ne di Confindustria.</p>



<p><strong>Presidente, a cosa è dovuto que­sto seppur cauto ottimismo?</strong></p>



<p><em>Lo scenario è ovviamente molto complicato per tutti. Il conflitto e le incognite geopolitiche peseranno senza dubbio sull&#8217;interscambio commerciale dei 2022. Dopo un an­no positivo come quello appena concluso, gli orizzonti che si pro­spettano per l&#8217;economia regionale e nazionale sono molto critici. Ma la nostra regione esporta eccellen­ze, beni di nicchia che meno di altri risentono dell&#8217;andamento altale­nante dei mercati.</em></p>



<p><strong>A oggi qual è la situazione per le aziende umbre?</strong></p>



<p><em>Il 2021 è stato segnato da una forte crescita: l&#8217;Umbria ha aumentato la quota di export del 23,4% raggiun­gendo un valore complessivo di 4,6 miliardi rispetto ai 3,7 del 2020 e 4,3 del 2019. Ovviamente si è tratta­to di un rimbalzo tecnico che pur evidenziando un alto grado di resi­lienza delle imprese umbre a fron­te di un processo di relativa norma­lizzazione dei mercati, va interpre­tato e non può essergli data valen­za strutturale.</em></p>



<p><strong>Quali sono i mercati più signifi­cativi?</strong></p>



<p><em>Lo scorso anno è stato segnato da un +28% di esportazioni verso i mercati dell&#8217;Unione europea, per esempio Francia e Germania. E&#8217; la conferma che la pandemia non ha stravolto le dinamiche pre Covid. I mercati europei continuano a esse­re i principali destinatari anche di questa ripresa e quindi ciò dimo­stra che i rapporti commerciali co­struiti nel periodo antecedente la pandemia sono vivi e reattivi.</em></p>



<p><strong>E quali sono i settori trainanti?</strong></p>



<p><em>Prevalentemente quelli legati al ma­nifatturiero. Quindi meccanica, ac­ciaio, agroalimentare e moda. Pro­prio il settore della moda, molto orientato verso la Russia, è quello che più risente degli effetti del con­flitto.</em></p>



<p><strong>Quanto pesa la chiusura del mer­cato russo?</strong></p>



<p><em>In generale, non molto. Già l&#8217;anno scorso avevamo avuto un calo delle esportazioni verso la Russia, espor­tazioni che si erano già dimezzate dopo le sanzioni del 2014. A incide­re in maniera decisamente più ne­gativa sono invece gli shock energe­tici e delle catene di approvvigiona­mento che stanno già colpendo in maniera pesante le imprese. Russia e Ucraina, infatti, sono fondamen­tali per l&#8217;importazione di gas e pe­trolio e anche per l&#8217;importazione di materie prime come mais e grano.</em></p>



<p><strong>Tutto questo cosa comporterà per l&#8217;Umbria?</strong></p>



<p><em>Ovviamente l&#8217;export ne risentirà, a tutti i livelli. La strategia migliore è quella di guardare a nuovi mercati, la diversificazione è la migliore ar­ma per sopravvivere.</em></p>



<p>C.T.</p>
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