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	<title>rissa bastia umbra &#8211; Bastia</title>
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	<description>Notizie da Bastia U.</description>
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		<title>Omicidio di Bastia: «Indole violenta» ma escono dal carcere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2020 09:45:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[rissa bastia umbra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giudice concede gli arresti domiciliari ai tre ragazzi accusati della morte di Filippo Nell’ordinanza ricostruita l’aggressione alla loro auto «con armi contundenti» PER IL&#8230;</p>
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<p><strong>Il giudice concede gli arresti domiciliari ai tre ragazzi accusati della morte di Filippo</strong></p>



<p><strong>Nell’ordinanza ricostruita l’aggressione alla loro auto «con armi contundenti»</strong></p>



<p><strong>PER IL GIP GIUBILEI ESISTE «IL CONCRETO PERICOLO DI REITERAZIONE DEL REATO»</strong></p>



<p><strong>IL DRAMMA La follia di Ferragosto</strong><br><br>BASTIA UMBRA Dopo quattro giorni nel carcere di Capanne, Brendon Kosiqi, Kevin Malferteiner e Denis Hajderlliu – i tre ragazzi accusatidella morte di Filippo Limini – sono tornati nelle proprie case. Ancora in arresto, ai domiciliari, come deciso ieri mattina dal gip Natalia Giubilei, che in nove pagine di ordinanza spiega sia la convalida dei loro arresti che la modifica della misura cautelare.Il gip ricostruisce a lungo l’ultima ora del 25enne spoletino nella discoteca di Bastia e anche le varie fasi che hanno portato al litigio tra due gruppi e poi all’investimento con l’auto, mentre lui era a terra dopo la rissa, che lo ha ucciso (vedi box).Il giudice riassume tutti i passaggi<br>e incastra le varie testimonianze, a partire dal giovane che ha raccontato di aver visto «la discussione fra un ragazzo con la camicia bianca e uno con la maglietta scura, poi indicato in Filippo. I due si sarebbero colpiti contemporaneamente con i pugni e Filippo è caduto a terra; aggiungeva che lo stesso ragazzo che lo aveva colpito gli aveva sferrato un calcio al volto, mentre la vettura prima ferma in mezzo alla strada e che ora si trovava nel<br>parcheggio, partiva in retromarcia facendo qualche metro, si fermava, proseguiva la manovra fino ad urtare il paraurti di una Fiat Panda della Asl lì parcheggiata, per poi ripartire in avanti passando, durante la manovra di<br>retromarcia, sopra il corpo di Filippo». Tutto questo subito dopo, come ricostruisce il giudice, che i tre ragazzi all’interno dell’auto guidata da Brendon erano stati «raggiunti dal gruppo avversario che li inseguiva urlando, presumibilmente con bastoni o altri corpi contundenti, che accerchiavano la vettura. Immediatamente infatti, venivano rotti il lunotto e i vetri posteriori, mentre altri colpivano la vettura e gli stessi Brendon e Kevin, che avevano i finestrini abbassati». «Denis – si legge ancora nell’ordinanza che riprende un’altra testimonianza, con una versione leggermente diversa -, raggiunto dai vetri del lunotto, scendeva dall’auto e, secondo quanto dallo stesso dichiarato, affrontava uno dei ragazzi, Filippo, che lo avrebbe provocato con un cenno di sfida, mimando il gesto di volerlo strozzare, dandogli un pugno al volto; il ragazzo cadeva all’indietro e, mentre stava rialzandosi, sollevando testa e spalle da terra, sarebbe sopraggiunto un altro ragazzo, del quale (il testimone, ndr) forniva la descrizione, che gli dava un calcio al volto, facendolo ricadere a terra, forse privo di sensi».<br>La drammatica ricostruzione quindi sarebbe questa, anche se con alcune varianti come quella del quarto ragazzo che avrebbe tirato il calcio, in un film tragico che visto da ogni angolazione e con continui rewind e play finisce in un modo inimmaginabile, il più doloroso e sconcertante, il peggiore. Alla luce di questa ricostruzione, quindi, il gip Giubilei ritiene «correttamente contestato agli indagati il delitto di rissa aggravata, essendovi gravi indizi che portano a ritenere come gli stessi si siano resi partecipi di liti e discussioni». Il giudice poi sottolinea come tutti, a partire da Brendon, avessero bevuto molto (a sei ore dai fatti il suo tasso alcolemico era ancora pari a 0,84):«È verosimile che anche i componenti del gruppo avversario, fra cui la vittima – aggiunge il giudice – non fossero totalmente lucidi». Ribadite anche le esigenze cautelari per «il concreto pericolo di reiterazione del reato; gli indagati infatti hanno dato dimostrazione, nell’occasione, di non riuscire a controllare i propri impulsi violenti, come emerge dalle modalità della condotta, originatasi per motivi assolutamente futili».Ma, mentre vanno avanti le indagini del carabinieri della Compagnia di Assisi per verificare eventuali altre responsabilità, il giudice ha concesso i domiciliari per «l’incensuratezza, la giovane età e, a parte Malferteiner Kevin (per il quale comunque, deve osservarsi,i procedimenti in corso non riguardano delitti contro la persona), la mancanza, per gli altri, di precedenti di polizia, elementi che depongono per un non elevato spessore criminale».Intanto, mentre la famiglia Limini raccoglie l’affetto e la solidarietà di un’intera città, per stamattina è prevista l’autopsia sul corpo di Filippo. Definitivo passo prima dell’ultimo saluto a un giovane che ha perso la vita per uno stupido litigio.<br>Egle Priolo</p>



<p><strong>«Rissa iniziata nel locale». Buttafuori scombina le versioni dei due gruppi</strong></p>



<p><strong>LA TESTIMONIANZA</strong><br>BASTIA UMBRA Vodka e champagne prima della rissa, che sarebbe iniziata con una discussione all’interno del locale. A scombinare la versione fornita finora dagli indagati e dagli amici di Filippo Limini Senapa,c’è il racconto di un buttafuori, che avrebbe constatato tensione tra le due comitive già in discoteca. Sentito dai carabinieri, il testimone ha riferito che i due gruppi,una volta usciti (dal locale), «avevano ripreso (la discussione), tanto è vero che lui e altri colleghi –scrive il giudice Natalia Giubilei nell’ordinanza – erano intervenuti per mandarli via ed invitarli a smettere». Un elemento nuovo, quello emerso dal racconto del buttafuori,che potrebbe aprire il campo a nuove ipotesi sulle cause che hanno originato la lite. La zuffa, incrociando i vari racconti, si sarebbe quindi sviluppata in almeno tre fasi (nel locale, appena fuori e nel parcheggio).Nonsipuò quindi escludere che, di volta in volta, siano state coinvolte persone magari non presenti negli altri momenti. Una cosa è certa:dai racconti dei testimoni mancherebbero all’appello diversi contendenti, notati nelle diverse fasi della rissa.Possibile che tra le fazioni si siano inseriti anche «conoscenti occasionali» cioè non riconducibili direttamente all’uno o all’altro gruppo? Del coinvolgimento di alcuni «ragazzi conosciuti durante la serata » parla anche un amico di Filippo, che di fatto conferma l’aggressione subita da due indagati. Il suo racconto si focalizza inizialmente davanti al locale, dove il giovane dice di aver ricevuto «due piccoli schiaffi sul volto» da Kevin Malferteiner, che «per provocarlo » sarebbe sceso dall’auto condotta dal 19enne Brendon Kosiqi, dopo avergli detto in malo modo di spostarsi dalla strada. A quel punto, racconta il ragazzo, sarebbero intervenuti i buttafuori.L’amico di Filippo racconta quindi che «alcuni ragazzi da lui conosciuti durante la serata, vedendolo preso a schiaffi, sarebbero poi corsi verso i due (Brendon e Kevin, ndr) mettendosi a litigare, e che subito dopo la vettura si sarebbe allontanata, con a bordo il solo conducente». Lo stesso testimone riferisce poi di aver udito delle urla provenire dal parcheggio e di aver visto, una volta avvicinatosi, «una rissa con moltissime persone. Un ragazzo del mio gruppo – ha quindi riferito il teste – stava picchiando il passeggero della macchina, quello che mi aveva preso poco prima a schiaffi (Kevin, ndr), mentre altri picchiavano il conducente (Brendon, ndr), che stava partendo in retromarcia ed era salito con la vettura sul corpo di Filippo, caduto a terra dietro la macchina». Soltanto dopo, da un altro giovane, il testimone avrebbe saputo che Filippo era stato steso da un pugno.<br>Ilaria Bosi</p>
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		<title>Omicidio di Ferragosto, scarcerati i tre ragazzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2020 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere dell'Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[rissa bastia umbra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gip ha disposto i domiciliari per gli indagati. Questa mattina l’autopsia sul corpo di Filippo Limini Ricostruzione Proseguono le indagini per risalire alle identità&#8230;</p>
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<p><strong>Il gip ha disposto i domiciliari per gli indagati. Questa mattina l’autopsia sul corpo di Filippo Limini</strong></p>



<p><strong>Ricostruzione Proseguono le indagini per risalire alle identità di tutti<br>i protagonisti della vicenda Sarebbero una decina i giovani coinvolti</strong></p>



<p>di Chiara Fabrizi<br>BASTIA UMBRA “Gli indagati hanno partecipato alla rissa con un gruppo di persone in corso di identificazione ben più nutrito, tra cui la vittima,che si è contrapposto con violenza risultata addirittura superiore se si tiene conto<br>dell’inseguimento e dell’aggressione con corpi contundenti, come attestano i danni ingenti all&#8217;auto”. Lo scrive il gip Natalia Giubilei nell’ordinanza firmata ieri mattina motivando la scarcerazione e l’applicazione dei domiciliari per i tre giovani arrestati all’alba di Ferragosto con l’accusa di rissa aggravata e omicidio preterintenzionale per la violenta lite esplosa fuori dal Country cafè di Bastia Umbra in cui ha perso la vita Filippo Limini, l’operaio spoletino di 25 anni colpito con un pugno, sembrerebbe anche con un calcio quando era ancora a terra,e poi investito dall’Opel Corsa. Al volante c’era Brendon Kosiqi, 19 anni, a bordo anche Kevin Malferteiner, 23 anni, mentre il terzo giovane arrestato, Denis Hajderlliu, 20 anni, al momento dell’investimento della vittima era sceso dall’abitacolo perché “raggiunto dai vetri del lunotto posteriore” dell’auto mandati in frantumi forse con un sasso e per colpire con un pugno in faccia Limini “che lo avrebbe provocato mimando di volerlo strozzare”, riporta il gip nell’ordinanza. A carico dei tre giovani il giudice,che non ha accolto la richiesta della custodia cautelare in carcere formulata dal pm, Paolo Abbritti, ha comunque riconosciuto “gravi indizi di colpevolezza” e il “concreto pericolo di reiterazione del reato”, perché “hanno dato dimostrazione, nell&#8217;occasione, di non riuscire a controllare i propri impulsi violenti, come emerge dalle modalità della condotta, originatesi per motivi assolutamente futili”, ossia la richiesta di far spazio per transitare nel parcheggio, anche se secondo un buttafuori del Country i dissidi erano iniziati già all’interno. Nella ricostruzione dei fatti di Ferragosto, comunque, regge l’accerchiamento e l’aggressione ai danni dei tre giovani agli arresti domiciliari “che non ha portato a esiti gravi anche con riguardo alla loro incolumità fisica solo perché si sono riparati all’interno dell’auto”, scrive il gip nell’ordinanza. Alcuni testimoni, infatti, parlano di almeno una decina di giovani coinvolti che, armati di “bastoni e arnesi di ferro” e dopo il diverbio legato al passaggio della Opel nel parcheggio, si sarebbero scagliati contro i tre. Secondo due giovanissime testimoni, una delle quali parente di uno degli arrestati, il gruppo di giovani non identificati avrebbero gridato minacce contro i tre anche in lingua albanese, tra cui “vi ammazziamo, vi ammazziamo le famiglie”. Soggetti che devono essere identificati dai carabinieri del tenente colonnello Marco Vetrulli per chiudere il cerchio sulle indagini della rissa fuori dal Country in cui ha perso la vita Filippo. Sugli arresti domiciliari concessi ai tre giovani per ora nessun commento dalla famiglia Limini, assistita dall’avvocato Alberto Maria Onori, almeno fino a quando non sarà compiuta l’autopsia, attesa stamattina,con cui dovranno essere stabilite le cause della morte del venticinquenne che può essere stata provocata dal pugno, dal calcio e dalla caduta conseguente oppure dallo schiacciamento per il passaggio dell’auto sul corpo. Sempre per stamattina sono attesi gli esiti degli accertamenti radiologici compiuti sulla vittima.</p>
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		<title>’Vite perse nella banalità del male, noi adulti corresponsabili’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2020 10:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[La Nazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sindaco Paola Lungarotti«Serve un’alleanza educativa Con gli altri comuni della zona sociale 3, progettiamo azioni di contrasto e cura»BASTIA UMBRA «Il dolore non si&#8230;</p>
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<p><strong>Il sindaco Paola Lungarotti</strong><br><br><strong>«Serve un’alleanza educativa Con gli altri comuni della zona sociale 3, progettiamo azioni di contrasto e cura»</strong><br>BASTIA UMBRA «Il dolore non si placa nel tempo, ma con il tempo apre alle riflessioni.Quando poi è causato dalla banalità del male tutti siamo chiamati a rispondere, non solo con i sentimenti ma anche con le azioni». Sono le parole del sindaco di Bastia Paola Lungarotti che alla Nazione consegna «l’impegno a cambiare le cose. Siamo noi, scuola e amministrazione comunale, a parlare a cuore aperto a tutti. Addolorati per l’accaduto. La nostra comunità è stata segnata da un fatto gravissimo, che non può non richiamare alla responsabilità. Ha scoperchiato i mali di questa nostra società». <strong>Conosce i giovani coinvolti?</strong> «Solo uno, l’ho avuto alle Medie. Non so chi sono tutti quelli che hanno partecipato e assistito a tanta violenza ma ho visto le foto di Filippo sorridente e le immagini dei giovani ammanettati. La perdita della vita e la vita persa nella banalità del male. E famiglie che si domandano perché….» <strong>Gli psicoterapeuti del territorio operano da anni con ragazzi di tutte le estrazioni sociali alle prese con la pericolosa ’cultura’ del branco e dello sballo. </strong>«E il lockdown di questi mesi ha di certo accentuato la loro rabbia e aggressività. Tra tutte le fragilità che questa condizione sociale ha fatto emergere, quella dei ragazzi è la più complessa. Ed è a questa fragilità estrema,’sbandata’ che noi istituzioni ci dobbiamo rivolgere con azioni di contrasto e cura». <strong>A cosa pensa?</strong> «Innanzitutto alla costituzione di un’ alleanza educativa: scuola, enti locali, famiglia. Abbiamo l’obbligo, ognuno per la propria parte, di fornire le rotte della crescita dei nostri ragazzi. Dobbiamo aiutarli a recuperare la serietà della vita, riscoprire le regole come condizione di vita. Educarli al senso del limite e alla paura come risorse e non come debolezze. Formarli al lavoro». <strong>Nel concreto?</strong> «A settembre, compatibilmente con l’emergenza Covid, organizzeremo un tavolo di confronto con scuola, istituzioni, operatori etc. Serve un patto forte, per questo insieme al sindaco di Assisi Stefania Proietti e agli altri della zona sociale 3 vogliamo portare avanti progetti mirati. Nessuno ha la soluzione in tasca, il fenomeno riguarda l’Italia intera e non solo e chiama in causa noi adulti». </p>



<p><em>Donatella Miliani</em></p>
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		<title>«Ero terrorizzato, ho investito Filippo per scappare»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
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<p><strong>Omicidio a Bastia, il ragazzo alla guida:«Non potevo vedere il suo corpo a terra» Oggi la decisione per la scarcerazione dei tre ragazzi accusati della morte del giovane <br>GLI AVVOCATI DIFENSORI ATTACCATI E INSULTATI SUI SOCIAL LA SOLIDARIETÀ DEI COLLEGHI<br>IL DRAMMA</strong></p>



<p>BASTIA UMBRA «Non l’ho visto,giuro. Ho pensato di aver preso un cordolo, un marciapiede. E sono scappato perché avevo paura, non mi sono accorto di niente». Così Brendon Kosiqi, il 19enne di Assisi che era alla guida dell’Opel Corsa che ha investito e ucciso Filippo Limini il 15 agosto, si è difeso davanti al gip Natalia Giubilei.<br>Spiegando anche al sostituto procuratore Paolo Abbritti – che contesta a lui e agli amici Kevin Malferteiner e Denis Hajderlliu le accuse di rissa aggravata e omicidio preterintenzionale –cosa sia successo nelle prime ore di Ferragosto nel parcheggio di una nota discoteca di Bastia. Brendon, assistito dagli avvocati Delfo Berretti e Aldo Poggioni,<br>ha raccontato dell’arrivo in via Giontella, della discussione per un parcheggio e poi dell’aggressione subita da un gruppo di ragazzi.«Lui non ha partecipato alla rissa – commenta l’avvocato Berretti -, si è difeso. È sceso dall’auto dopo che era stato spaccato il lunotto e quando ha visto che erano in troppi contro solo loro tre, è risalito e ha messo la retromarcia. Purtroppo non ha visto Filippo che, come hanno spiegato anche altri testimoni, era a terra dopo un pugno. Una tragedia. Siamo vicini alla famiglia Limini,ma per Brendon, un bravo ragazzo, un lavoratore, senza alcun precedente, era impossibile vedere il corpo di Filippo dietro l’auto».Forti di questa versione, i legali hanno chiesto la revoca dell’arresto,non sussistendo – è la tesi difensiva – esigenze cautelari né la «pericolosità sociale» sostenuta dal pm nella richiesta di convalida.Da qui, anche la contestazione delle accuse, «sia perché Brendon non ha partecipato alla rissa, sia perché l’omicidio non può considerarsi preterintenzionale, visto che non aveva alcuna intenzione di far male a Filippo ma solo di scappare da lì». Linea e versione molto simile a quella di Kevin (assistito dagli avvocati Salvatore Adorisio e Federico Calzolari), ma soprattutto a quella di Denis, il ventenne di Assisi, che ha sferrato il pugno che ha fatto cadere a terra Filippo.Difeso dagli avvocati Daniela Paccoi e Guido Maria Rondoni,il giovane ha ammesso di aver colpito il giovane spoletino, ma di averlo visto mentre provava a rialzarsi. «Una caduta da quell’altezza non può averne provocato la morte», ribadisce l’avvocato Paccoi. Anche per questo sarà determinante il risultato dell’autopsia in programma domani e anche della Tac total body effettuata ieri sera (vedi box). Da giorni, comunque, i legali dei tre arrestati stanno ricevendo attacchi e insulti sui social per aver preso la loro difesa, da chi dimentica come sia un diritto costituzionalmente garantito,oltre che la loro professione,<br>e per cui hanno ottenuto la solidarietà dei colleghi.<br><strong>LE INDAGINI</strong><br>Intanto proseguono serrate le indagini dei carabinieri della Compagnia di Assisi, agli ordini del tenente colonnello Marco Vetrulli, impegnati nel sentire i testimoni e anche a individuare i nomi dei ragazzi che avrebbero partecipato alla violenta aggressione all’auto. È importante capire come sia andata secondo la versione anche dell’altro gruppo,<br>per valutare le esatte responsabilità di una tragedia nata per un banale parcheggio. Di certo, l’auto guidata da Brendon è stata colpita con violenza, sia stato a mani nude o con crick o il tirapugni che i militari starebbero cercando.Da quanto si apprende non ci sarebbero stati ancora sequestri di armi improprie, ma anche questo è un pezzo importante del<br>puzzle da mettere al suo posto. Nulla restituirà amammaLucilla e papà Graziano il loro Filippo, ma la famiglia ha diritto di arrivare alla verità. Per capire comesi possa perdere un figlio a 25 anni &#8211; un bravo ragazzo, un buon cacciatore e anima della Corsa dei vaporetti, benvoluto da tutti &#8211; mai come in questo caso,al posto sbagliato nel più tragico momento sbagliato.<br>Egle Priolo</p>



<p>Dalla Tac total body e dall’autopsia attese tutte la verità sulla tragedia</p>



<p><strong>GLI ACCERTAMENTI</strong><br>BASTIA UMBRA Una tac total body per un primo quadro delle lesioni riportate, poi l’autopsia.Sono iniziati ieri sera,nell’Istituto di Medicina legale di Perugia, gli accertamenti tecnici sul corpo di Filippo Limini Senapa, il 25enne spoletino morto all’alba di ferragosto a Bastia, dopo essere stato colpito a calci e pugni e investito da un’auto.<br>L’autopsia vera e propria, inizialmente prevista per ieri pomeriggio,è invece slittata a domani mattina e dovrà valutare principalmente l’incidenza causale dei colpi ricevuti, a mani nude e nell’investimento, dal povero Limini. La chiave del terribile omicidio consumato dopo una serata in discoteca, del resto, sta proprio nella causa del decesso,<br>partendo dalla quale sarà possibile stabilire con maggiore precisione i ruoli e il grado responsabilità di ciascun indagato.Stando a quanto emerso finora,sarebbe stato il ventenne Denis Hajderlliu a colpire con un pugno Filippo, facendolo cadere a terra.Il giovane spoletino sarebbe stato poi raggiunto anche da alcuni calci e, mentre tentava di rialzarsi, investito dalla Opel Corsa nera condotta dal 19enne Brendon Kosiqi, impegnato nella manovra di retromarcia. Le posizioni di questi due ragazzi,entrambi incensurati,sono quindi al momento più compromesse rispetto a quella del 23enne Kevin Malferteiner (l’unico con precedenti), anche se sono ancora parecchie le tessere del mosaico che dovrà stabilire cosa sia effettivamente accaduto in quel parcheggio.I carabinieri di Assisi, sulla scorta delle testimonianze raccolte finora, sembrano convinti che alla rissa abbiano preso parte molte più persone di quelle poi identificate all’arrivo dei soccorsi e dei tre ragazzi poi arrestati.Si parla di oltre una decina (ieri si è arrivati addirittura a ipotizzarne una ventina) di ragazzi riconducibili alla comitiva di Spoleto, molti dei quali avrebbero tuttavia lasciato il parcheggio prima dell’arrivo dei carabinieri.Possibile? Le indagini, guidate<br>dal tenente colonnello Marco Vetrulli, non si fermano. Il pool di consulenti tecnici impegnati nell’autopsia, che la procura ha affidato al professor Bacci e alle dottoresse Bianchi e Melai (cui si aggiungono quelli della famiglia e delle difese), potranno effettuate prelievi e analisi anche sugli abiti e tutto quello che è stato sequestrato sabato e da cui potrebbero arrivare risposte importanti per completare il quadro di quanto accaduto.<br>Ilaria Bosi</p>
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		<title>«Quei tre sono pericolosi e possono uccidere ancora»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 07:54:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
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		<category><![CDATA[rissa bastia umbra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La follia di Ferragosto Omicidio di Filippo Limini, il magistrato chiede ancora il carcere per i giovani accusatiLa testimonianza dell’amico: «Morto sotto ai miei occhi&#8230;.</p>
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<p><strong>La follia di Ferragosto</strong></p>



<p><strong>Omicidio di Filippo Limini, il magistrato chiede ancora il carcere per i giovani accusati<br>La testimonianza dell’amico: «Morto sotto ai miei occhi. Non solo il pugno anche calci»</strong></p>



<p><strong>IL DRAMMA</strong><br>BASTIA UMBRA «Quei tre devono rimanere in carcere: sono socialmente pericolosi e potrebbero uccidere ancora».Suona sostanzialmente così – seppure formulata in modo diverso –la richiesta di convalida degli arresti che il sostituto procuratore Paolo Abbritti ha presentato al giudice per le indagini preliminari, in vista dell’udienza di oggi.<br>Il magistrato titolare del fascicolo aperto dalla procura di Perugia per la morte del 25enne spoletino Filippo Limini Senapa, investito e ucciso all’alba di ferragosto, dopo una rissa esplosa nel parcheggio vicino a una discoteca di Bastia Umbra, sembra avere pochi dubbi.Dopo un interrogatorio durato ore, sabato sera il magistrato ha disposto l’arresto di Brendon Kosiqi (19 anni), Kevin Malferteiner (23 anni) e Denis Hajderlliu (20 anni), ipotizzando a loro carico i reati di rissa aggravata (in concorso con ignoti) e omicidio preterintenzionale.<br><strong>LA RICOSTRUZIONE</strong><br>Gli investigatori sembrano convinti che nel contesto in cui è maturata l’uccisione di Filippo, un ruolo importante l’abbia avuto la zuffa che ha preceduto l’investimento del 25enne, travolto in retromarcia dalla Opel Corsa nera condotta da Kosiqi.Cosa è accaduto? Limini sarebbe stato colpito con un pugno e un calcio, sferratogli a quanto pare dal ventenne Hajderlliu (incensurato come Kosiqi).<br>Questo, almeno, secondo il racconto dell’amico di Filippo, che avrebbe assistito alla scena a pochi metri di distanza dal venticinquenne.«È morto sotto i miei occhi – si dispera tuttora – e non ho potuto far niente per evitarlo. Ricordo che ha provato a rialzarsi da terra,ma non ha fatto in tempo. In quegli istanti maledetti, l’auto gli è passata sopra, in retromarcia».<br>Comprensibilmente sotto choc,l’amico di Limini ha ribadito anche ieri questa versione, nel corso del colloquio avuto con l’avvocato Alberto Maria Onori, che assiste la famiglia della vittima. «Non c’è alcuna contraddizione nel racconto degli amici di Filippo, che escludono categoricamente l’esistenza di qualche alterco verificatosi prima dell’arrivo nel parcheggio».<br><strong>VERSIONI CONTRAPPOSTE</strong><br>Su un punto convergono le versioni dei due gruppi: la lite è iniziata, poco prima delle 4 del mattino, nel parcheggio vicino al locale di via Giontella. A originarla sarebbero stati i toni bruschi con cui le due comitive avrebbero affrontato l’uscita dall’area di sosta. “Dobbiamo passare, toglietevi”, avrebbero detto dalla Opel Corsa. “Cosa volete, c’è posto”, avrebbero risposto gli spoletini.Uno scambio avvenuto in malo modo e che, a fine serata, avrebbe rappresentato la scintilla per quella che gli inquirenti definiscono rissa. Ma è a questo punto che le verità si moltiplicano.<br><strong>LA DIFESA</strong><br>Gli arrestati hanno raccontato di essere stati accerchiati dal gruppo di spoletini, che era decisamente più numeroso.«Hanno colpito l’auto, ho avuto paura», ha raccontano Brendon.<br>«Ho messo la retromarcia e sono partito,non volevo investirlo».Il gruppo di spoletini, invece, racconta un’altra storia, asserendo che il tentativo di aggressione all’auto, se così si può definire, si sarebbe verificato dopo l’investimento,per evitare la fuga dei tre arrestati. Una cosa è certa: i tre giovani del posto, di nazionalità italiana ma con famiglie di origine straniera (così come gli amici di Limini),sono riusciti comunque a scappare. I carabinieri li hanno prelevati qualche ora dopo nelle rispettive abitazioni, dove erano tornati a<br>dormire, sostenendo di non aver realizzato la gravità dell’accaduto.<br><strong>IL GIALLO</strong><br>Da chiarire, invece, la presenza degli amici di Filippo nel parcheggio, anche dopo l’arrivo dei soccorsi. Dai primi accertamenti risulterebbe, infatti, che accanto al corpo martoriato c’erano soltanto due/tre amici intimi, quelli che probabilmente sarebbero dovuti tornare a casa in auto con lui. Possibile che qualcuno sia scappato prima dell’arrivo dei carabinieri?<br>«L’amico di Filippo – assicura Onori – racconta che tutti hanno atteso, comprensibilmente scioccati, l’arrivo dei soccorsi. Tant’è che molti di loro sono stati sentiti subito dai carabinieri comepersone informate dei fatti».<br>Ilaria Bosi</p>



<p><strong>Interrogatori e autopsia: oggi le verità su quanto accaduto nel parcheggio</strong></p>



<p><strong>LA GIORNATA</strong><br>BASTIA UMBRA È un giorno cruciale oggi per ricostruire l’assurda morte di Filippo Limini Senapa, il 25enne di Spoleto picchiato e investito fuori da una discoteca di Bastia nelle prime ore di Ferragosto. I tre giovani arrestati nella stessa giornata dai carabinieri, infatti, compariranno stamattina davanti al giudice per l’udienza di convalida. Per difendersi<br>dalle accuse di rissa aggravata e omicidio preterintenzionale contestate nei loro confronti dal sostituto procuratore Paolo Abbritti.Per spiegare cosa sia successo in quel parcheggio, come si sia arrivati alla rissa con il gruppo di spoletini di cui faceva parte Filippo e soprattutto come sia stato possibile investirlo con l’auto, passando sul suo corpo forse un paio di volte,in retromarcia e per ripartire.Il 19enne Brendon Kosiqi (che pare fosse alla guida, difeso dagli avvocati Delfo Berretti e Aldo Poggioni), il 23enne Kevin Malferteiner (assistito dai legali Daniela Paccoi e Guido Maria Rondoni) e il ventenne Denis Hajderlliu (difeso da Salvatore Adorisio e Federico Calzolari), tutti di nazionalità italiana &#8211; nati tra Assisi e Tarquinia – proveranno a raccontare agli inquirenti la loro verità: l’aggressione dopo una banale discussione per un parcheggio, l’essersi sentiti accerchiati mentre la loro Opel Corsa veniva assaltata con qualcosa di pesante, capace di lasciare segni importanti sulla carrozzeria, e forse un tirapugni con cui sarebbe stato distrutto un lunotto dell’auto.Una versione che non combacia con quella degli amici di Filippo: sulla ricostruzione della verità stanno lavorando dalle 4 del mattino di sabato i carabinieri della Compagnia<br>di Assisi, agli ordini del tenente colonnello Marco Vetrulli.Anche per verificare eventuali altre responsabilità. Intanto, oggi, un ulteriore aiuto alle indagini arriverà dall’autopsia sul corpo del 25enne. Sarà importante stabilire se la causa della morte possa essere stato anche il pugno ricevuto una volta scoppiata la rissa o se sia morto sul colpo per lo schiacciamento del torace dovuto al passaggio dell’auto. Sui suoi vestiti sono rimaste le orme degli pneumatici e chiarire la causa del decesso servirà anche per le contestazioni delle accuse. L’esame autoptico è in programma per il pomeriggio: a effettuarlo, per conto della procura, sono stati nominati i medici legali Mauro Bacci, Paola Melai e Marta Bianchi, che dovranno sottoporre Filippo anche agli esami tossicologici. Per la famiglia (assistita da Alberto Onori) ci sarà Sergio Scalise Pantuso, mentre Walter Patumi e Anna Maria Verdelli hanno ricevuto l’incarico per conto di due degli arrestati.<br>Egle Priolo</p>
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		<title>Il pm: «Sono pericolosi Devono restare in cella»</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 06:09:00 +0000</pubDate>
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<p><strong>Ragazzo ucciso dopo la discoteca: oggi la convalida degli arresti La procura: Stiamo identificando chi ha preso parte alla rissa</strong><br>di Erika Pontini<br>PERUGIA Filippo Limini, il 24enne di Spoleto, morto all’alba di sabato dopo una rissa fuori dalla discoteca di Bastia è stato preso a calci in faccia mentre si trovava ancora steso a terra, prima di essere investito dall’Opel nera in fuga perché assaltata a colpi di «spranghe e bastoni». Emerge dalle dichiarazioni incrociate degli stessi indagati e dei testimoni che hanno visto la drammatica sequenza. Lo racconta l’arrestato Denis Hajderlliu,20 anni: «Sono sceso dalla macchina per capire cosa fosse successo &#8211; dice a verbale – e ho visto uno di quei quattro o cinque ragazzi di prima che stavano litigando con i miei amici, mi lanciava un gesto di sfida con la mano come per dire ti strozzo. Io reagivo e lo colpivo con un pugno al volto… cadeva subito a terra…. Dopo il pugno provava a rialzarsi ma veniva raggiunto da una calcio al volto tirato da un ragazzo che non ho riconosciuto». Altri testimoni,risultati estranei alla rissa, dicono che lo ’stesso ragazzo del pugno ha dato il calcio’. «Notavo che si colpivano con pugni a vicenda. Uno dei ragazzi cadeva a terra e lo stesso lo colpiva con un calcio. A quel punto l’auto faceva retromarcia». Aggiunge Denis: «Notavo anche che il ragazzo dopo che Brendon con la macchina gli era passato sopra aveva una chiazza di sangue dietro la testa». Il nodo da sciogliere in un’indagine che sembra avere imboccato una strada precisa è proprio questo: Filippo è morto per pugni e calci? O, più probabilmente, schiacciato dall’auto? Un aspetto fondamentale, anche secondo la procura, che sarà chiarito oggi dall’autopsia svolta da Mauro Bacci e Marta Bianchi, incaricati dal pm: «Occorre attendere accertamenti medico legali per la serie causale che hanno causato il decesso». Sergio Scalise sarà di parte per la famiglia Limini, Walter Patumi con gli avvocati Delfo Berretti e Aldo Poggioni per il guidatore, Brendon Kosiqi, 19 anni. Quest’ultimo è il ragazzo che ha ingranato la retromarcia: «Ripartivo velocemente per sfuggire all’aggressione: ho urtato un’auto ma non mi sono fermato per paura». Solo più tardi, a casa: «Denis mi diceva che era molto preoccupato perché aveva visto una chiazza di sangue e probabilmente io avevo investito una persona». Gli altri due sono difesi dagli avvocati Guido Rondoni e Daniela Paccoi. Intanto il pm ha chiesto al gip la convalida dell’arresto e la custodia in carcere dei tre per rissa aggravata e omicidio preterintenzionale. Oltre a Denis e Brendon, Kevin Malferteiner 23 anni. «Vi è il concreto pericolo per le modalità del fatto e per la personalità degli indagati» che se liberi possano reiterare il reato. «L’uccisione di un giovane a seguito di una rissa denota una spiccata pericolosità sociale». «La condotta tenuta dagli indagati, la facilità con cui si è ricorsi alle vie di fatto, l’assenza di freni inibitori porta a escludere – conclude &#8211; che siano in grado di contenere i propri impulsi aggressivi».</p>



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		<title>Investito fuori dalla discoteca dopo una rissa Ucciso un giovane di 24 anni, tre arrestati</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2020 10:11:27 +0000</pubDate>
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<p><strong>Notte choc di violenza a Bastia Umbra: due gruppetti si sono fronteggiati nel locale, poi lo scontro nel parcheggio e la follia La vittima colpita in faccia e poi travolta dall’auto in fuga. I giovani sono in carcere, l’accusa è di omicidio preterintenzionale</strong></p>



<p>di Erika Pontini </p>



<p>Bastia Umbra (Perugia) Prima la rissa dopo una notte di alcol in discoteca tra due gruppi di ragazzotti, poi un epilogo drammatico: Filippo Limini Senapa, 24 anni, residente a Spoleto, già a terra per aver ricevuto un cazzotto in faccia, viene investito dall’auto dei ragazzi in fuga perché assalita dai contendenti. E resta sull’asfalto cadavere: un lago di sangue accanto alla testa, i segni degli pneumatici visibili sul corpo, fino al volto. Sarà l’autopsia a stabilire se il giovane sia stato ucciso dal pugno o dallo schiacciamento di 1.500 chili di Opel Corsa che l’hanno travolto. «Non l’ho visto e non mi sono accorto di averlo investito», dirà poche ore dopo al pm, Paolo Abbritti, Brendon Kosiqi, il 19enne alla guida. Il Ferragosto più nero dell’Umbria si chiude con tre giovanissimi residenti a Bastia, ma di origini albanesi, in carcere per rissa aggravata e concorso in omicidio preterintenzionale. Ma i carabinieri di Assisi – guidati dal tenente colonnello Marco Vetrulli – stanno identificando anche la comitiva di spoletini che ha assaltato l’Opel, mandando in frantumi i vetri e lasciando sulla carrozzeria segni di tubi di ferro. Tutto comincia all’interno del Country, una discoteca della zona, nella notte tra venerdì e sabato. Poche parole banali mandano in fibrillazione due gruppi: intervengono i buttafuori. All’esterno la situazione precipita quando Brendon e gli<br>amici cercano di farsi largo per tornare a casa: un colpo di clacson di troppo, uno ’spostati’ detto male e scoppia l’inferno. Brendon e Kevin Malferteiner, 24 anni, con precedenti per rapina e tentata estorsione nelle Marche, affrontano il gruppetto. Ma quando tornano alla vettura si trovano circondati. A loro si unisce il terzo amico, Denis Hajderlliu. Il lunotto posteriore e i finestrini vengono frantumati. Lo stesso Brendon colpito mentre si trova alla guida. Denis scende e assesta un cazzotto al primo che si trova dinanzi: Filippo resta a terra. È allora che il 19enne ingrana la retromarcia per fuggire. Davanti alla vettura c’è un muro: non può fare altrimenti e investe in pieno Filippo. Pochi minuti dopo i ragazzi si incontrano a casa di un amico. È in quel momento che sembra emergere la drammatica verità di quanto accaduto. Un’amica ha visto i piedi del ragazzo uscire da sotto l’auto dopo la manovra, un altro si è accorto dell’investimento e ha notato il corpo immobile. Intanto a poche decine di metri dal locale gli amici di Filippo danno l’allarme al 118 ma per il 24enne non c’è niente da fare. Un testimone ha preso la targa dell’Opel e alle 9 in punto i carabinieri bussano alla porta di casa. Gli investigatori ricostruiscono i dettagli di una nottata di follia: i pezzi del puzzle sembrano abbastanza chiari. «La famiglia è distrutta dal dolore ma aspettiamo l’esito<br>dell’autopsia per capire come sia morto Filippo», spiega l’avvocato Alberto Maria Onori che ha nominato un medico legale di parte (Sergio Scalise). Di gesto «inaccettabile» parla Fabrizio Lucchetti, presidente della Corsa dei Vaporetti, manifestazione sportiva di cui Filippo faceva parte. Colpito «profondamente» per quanto successo si è detto il vescovo di Assisi monsignor Domenico Sorrentino. «Come siano andate le cose – ha sottolineato –, lo stabilirà la magistratura. Intanto un ragazzo è morto, e immagino che cosa questo possa significare per la sua famiglia. Ancora una volta, nel clima di un divertimento spericolato, in cui è così facile portare le emozioni all’inverosimile può succedere di tutto. Ma che il clima giovanile, e non solo, giunga a questi livelli di imbarbarimento, ci interroga tutti». «Di fronte a tali gesti disumani si rimane senza parole, ma non si può rimanere indifferenti ed inerti», dice il vescovo di Spoleto, monsignor Renato Boccardo.</p>



<p><strong>Summit all’alba: ’È morto’<br>La fuga del gruppo di Bastia e l’incontro a casa di un amico</strong></p>



<p>di Erika Pontini<br>PERUGIA E’ stata una notte di alcol e violenza assurda quella che si è consumata tra venerdì e sabato di Ferragosto tra il Country di Bastia Umbra e il parcheggio accanto al Palazzetto dello sport, dove è rimasto cadavere Filippo Limini Senapa, 24 anni, ucciso ancora non si capisce, se dal cazzotto che potrebbe avergli provocato un’emorragia cerebrale o dallo schiacciamento dell’addome, quando la Opel Corsa nera condotta da Brendon Kosiqi del ’gruppo’ di Bastia gli è passata sopra durante la retromarcia (davanti alla vettura c’era un muretto) e sembra abbia pesantemente lesionato anche la testa. Adesso le indagini puntano ad accertare da una parte chi sia il responsabile della morte del ragazzo &#8211;<br>risposte importanti arriveranno dall’autopsia -, dall’altra a individuare i componenti del gruppo rivale che alle 3 di sabato hanno accerchiato la Opel, mandando in frantumi anche i vetri e utilizzando, sembra, tubi di ferro o i cric delle vetture. Con l’arresto per rissa aggravata e omicidio preterintenzionale di Brendon Kosiqi, Kevin Malferteiner e Denis Hajderlliu le indagini infatti non sono ancora concluse e i carabinieri della compagnia di Assisi &#8211; agli ordini del tenente colonnello Marco Vetrulli &#8211; stanno ancora sentendo i testimoni per dare un nome e un volto al ‘gruppo’ spoletino. Alcuni sarebbero già stati identificati. Anche perché la rissa aggravata contestata ai tre arrestati deve necessariamente avere altri partecipi. Tutto comincia dopo la mezzanotte all’interno del locale: il Country è una storica discoteca umbra e ha organizzato una serata per Ferragosto. Le due compagini &#8211; spoletini da una parte, bastioli dall’altra &#8211; iniziano a discutere e spintonarsi forse per chi si è fatto servire per primo al bar. I buttafuori del locale si mettono in mezzo per dividerli ed evitare situazioni spiacevoli. Ma il peggio viene dopo. Quando Brendon, Kevin e Denis escono per tornare a casa scoppia il parapiglia. I primi due sono in macchina insieme e si avviano verso la Opel, Denis è autonomo e aspetta all’ingresso del locale insieme a due ragazze minorenni, già sentite dai militari. Ma quando Brendon cerca di farsi largo tra la folla con l’auto, suonando anche il clacson, scoppia l’inferno. I due amici scendono: volano minacce e schiaffi. Poi riprendono l’auto. Pochi istanti dopo l’Opel viene circondata. Gli indagati parlano di una ventina di persone e, probabilmente, ’ armate’ come dimostrano i segni lasciati sulla carrozzeria. In auto sale anche Denis. Ma quando gli aggressori sfondano prima il lunotto posteriore e poi due<br>finestrini posteriori scende e assesta un colpo proprio contro Filippo. Il 24enne cade a terra, cerca di rialzarsi ma non ce la fa e resta sul selciato. Il 19enne alla guida viene colpito al volto: con l’auto circondata, troppo alcol in corpo e tanta paura, Brendon ingrana la retromarcia e investe il corpo di Filippo. Non poteva andare avanti perché c’era un muretto.Dirà di non essersi accorto. Nella manovra rocambolesca sfascia una vettura in sosta e riparte. Mentre Denis resta lì e vede in diretta la scena dell’investimento, come pura un’altra amica che dirà di aver notato i ’piedi’ del ragazzo uscire da sotto la Opel. Il summit tra i bastioli avviene poco dopo a casa di un quarto ragazzo che aveva lasciato il Country prima. I ragazzi si lavano. E’ Denis a raccontare l’accaduto e di aver visto il corpo del ragazzo rimasto a terra, apparentemente senza vita. Si fa strada l’ipotesi della tragedia. Mentre davanti al Country scatta la macchina dei soccorsi. «C’è un ragazzo investito» è la comunicazione al 118. La realtà sarà ben più amara.</p>



<p><strong>La verità dall’autopsia Letale il pugno o l’investimento?</strong><br>PERUGIA Filippo Limini è morto per un cazzotto come accadde a luglio 2018 a Norcia? Oppure schiacciato dall’auto che l’ha investito fino a sfondargli la testa. Sarà l’autopsia, in programma domani, a dare una risposta. Dal primo esterno svolto all’alba di sabato non è stato possibile capire quale sia la causa del decesso del 24enne spoletino. Il cadavere era steso sull’asfalto, una copiosa fuoriuscita di sangue in prossimità della testa, accanto al cordolo di cemento del marciapiede. Potrebbe quindi aver sbattuto violentemente durante la caduta visto che non si è riuscito a rialzare ma potrebbe essere morto anche a causa dello schiacciamento dell’auto: 1.500 chili che l’hanno devastato. Sul corpo ci sono i segni ben visibili di quattro pneumatici e occorrerà capire se l’auto sia passata due volte sopra il corpo come sembrava inizialmente oppure se &#8211; attualmente è l’ipotesi più accreditata &#8211; si tratti delle ruote dietro e di quelle davanti (sottosterzo) che hanno lasciato più impronte. Il pm Paolo Abbritti ha incaricato il professor Mauro Bacci, la dottoressa Marta Bianchi e la tossicologa Paola Melai per l’autopsia. La famiglia di Filippo il dottor Sergio Scalise. Eri.P.</p>



<p><strong>Filì, il ’ragazzo d’oro’ ucciso dopo la disco E Brendon che l’ha travolto: «Non l’ho visto»<br>I giovani della notte tra alcol e violenza. Uno dei tre arrestati era già stato condannato per tentata estorsione e rapina nelle Marche</strong><br>PERUGIA Sembrano ’figli’ dello stesso disgraziato destino e di una movida pericolosa capace di innescarsi da una parola sbagliata o da uno sguardo frainteso, i protagonisti della tragedia di Bastia Umbra. Filippo Limini Senapa, 24 anni, ’Filì’ per gli amici, padre italiano (poliziotto della Penitenziaria, ora in pensione) e madre albanese viveva a Pompagnano di Spoleto con i genitori e il fratello. Una bella famiglia, «ora distrutta dal dolore», un «ragazzo tranquillo» lo descrivono. Faceva parte di una squadra della corsa dei Vaporetti e lavorava come dipendente in un’azienda della zona. «Siamo scioccati, non sono cose accettabili», dice oggi Fabrizio Lucchetti, presidente della storica ‘Corsa’. Un’amica aggiunge su Fb: «Addio Filippo, sei un ragazzo d’oro e non meritavi una cosa schifosa così. Sono stata fiera di averti fatto da sponsor. Eri gentile, educato, una persona per bene». Lo strazio corre, come sempre sui social. «La famiglia vuole innanzitutto sapere cosa è accaduto e come sia morto» spiega l’avvocato Alberto Maria Onori che assiste i genitori. Profilo non troppo distante da quello di alcuni dei ragazzi arrestati: salvo uno, gli altri sono tutti incensurati. Brendon Kosiqi, 19 anni, nato ad Assisi ma da genitori albanesi (difeso dagli avvocati Delfo Berretti e Aldo Poggioni) è il ragazzo che a bordo della Opel nera della madre ha investito Filippo. Si era da poco diplomato al liceo e non aveva nessuna grana con la giustizia. Vive con i genitori e lavora come cameriere in un ristorante della zona, oltre a dare una mano nell’attività del padre. Era lui il più spaventato e al pm Paolo Abbritti che l’ha interrogato nella caserma dei carabinieri sabato pomeriggio ha giurato di non aver voluto investire il ragazzo, anzi, ha aggiunto, che nella concitazione del momento, e mentre l’auto veniva assalita non si è nemmeno accorto di aver investito il corpo del ragazzo. Lui non lo aveva visto che l’amico (Denis) gli aveva dato un cazzotto e l’aveva lasciato immobile sul selciato. Lo avrebbe saputo all’alba. Quando i militari, dopo averlo fermato intorno alle 9 di sabato, lo hanno portato in ospedale aveva ancora alcol nel sangue, sintomo che alle 3 di notte era ubriaco. Anche lui è ferito: sul sopracciglio ha chiari segni di schiaffi e cazzotti inferti dal gruppo rivale. L’amico che si trovava con lui Kevin Malferteiner, nato a Tarquinia 24 anni fa ma residente a Bastia, ha già ben altro curriculum. Il 15 luglio aveva finito di scontare la pena (aveva un residuo con l’obbligo di dimora, ndr) per tentata estorsione e rapina per un fattaccio avvenuto nell’agosto del 2018 a Porto San Giorgio nelle Marche quando – secondo l’accusa – armato di pistola era salito sull’auto di un giovane, un ventenne di Fermo, lo aveva costretto a partire per rapinarlo,<br>ma, quando lui aveva tentato di reagire, gli aveva sparato un colpo alla gamba. Difeso dagli avvocati Daniela Paccoi e Guido Rondoni è lui il giovane seduto accanto al guidatore e ha raccontato di essere quando gli ‘spoletini’ avevano reagito al loro passaggio con l’auto ma poi di non essersi accorto che l’Opel aveva investito il corpo del ragazzo. Incensurato anche il terzo giovane del gruppo di Bastia: Denis Hajderllius, vent’anni non ancora compiuti. E’ lui ragazzo che avrebbe sferrato il cazzotto a Filippo durante l’aggressione alla vettura. Quando si è visto circondato, con i vetri che lo ferivano, non ci ha pensato due volte: è sceso e ha colpito il primo che gli si è parato davanti, Filippo appunto. E’ difeso dall’avvocato Federico Calzolari ed è l’unico che avrebbe visto tutta la scena dell’investimento. Domani mattina saranno interrogati dal gip Natalia Giubilei per la convalida dell’arresto. Erika Pontini</p>



<p><strong>Il sindaco De Augustinis ’Episodio di insensata efferatezza’<br>Boccardo: «Non restiamo inerti e indifferenti»</strong><br>SPOLETO Esprime sconcerto e dolore il sindaco di Spoleto Umberto de Augustinis di fronte all’omicidio del giovane spoletino che ha perso la vita a seguito di una rissa avvenuta a Bastia Umbra: «Un’assurda tragedia per la comunità, un episodio di insensata efferatezza che manifesta le possibili conseguenze di un clima di violenza diffuso e cieco, contro il quale tutta l’Umbria, come ha fatto oggi l’arcivescovo di Spoleto col suo magistero, deve insorgere». «Oggi piangono in tanti – ha detto il Sindaco – compresa questa Amministrazione che si stringe intorno al dolore della famiglia e delle Comunità di Pompagnano e di Spoleto». Sabato, in occasione dell’Assunta, monsignor Renato Boccardo, vescovo di Spoleto e presidente della Ceu aveva stigmatizzato il drammatico episodio: «Esempio ulteriore di questo progressivo e tragico imbarbarimento sociale è l’omicidio di un giovane di Spoleto,avvenuto davanti ad una discoteca di Bastia Umbra. Di fronte a tali gesti disumani si rimane senza parole, ma non si può rimanere indifferenti ed inerti».</p>



<p><strong>Monsignor Sorrentino invita alla riflessione<br>«È un divertimento spericolato»</strong><br>ASSISI «Fatti del genere non possono lasciarci indifferenti, serve una riflessione nella Chiesa e nella società». Così monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, parla del grave fatto di sangue di Ferragosto, a Bastia Umbra che ha coinvolto alcuni giovanissimi, costando la vita a un ragazzo di Spoleto. «Come siano andate le cose, lo stabilirà la magistratura – dice il vescovo -. Intanto un ragazzo è morto, e immagino cosa questo possa significare per la sua famiglia. Vorrei innanzitutto far arrivare ad essa sentimenti di vicinanza e di preghiera». Monsignor Sorrentino analizza come ancora una volta, nel clima di un ’divertimento spericolato’ possa succedere di tutto. «Come Chiesa ci sentiamo interpellati: l’attenzione al mondo giovanile è sicuramente una delle nostre priorità – aggiunge -. Purtroppo la maggior parte dei giovani, dopo l’età della cresima, si allontana dalle parrocchie, il mondo dei giovani è sfuggente e di difficile controllo anche da parte delle famiglie e delle altre agenzie sociali e culturali. La scuola fa la sua parte, ma non basta. La politica deve interrogarsi sulle opportunità che vengono offerte senza le garanzie di limiti severi e controlli adeguati».</p>



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		<title>Oggi l’interrogatorio di garanzia dei bastioli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2020 07:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere dell'Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[rissa bastia umbra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Capanne PERUGIA Si svolgerà oggi l’udienza di convalida dell’arresto dei tre ragazzi bastioli, Denis Hajderlliu, Kevin Malferteiner, Brendon Kosiqi, fermati sabato dai carabinieri di&#8230;</p>
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<p><strong>A Capanne</strong></p>



<p>PERUGIA Si svolgerà oggi l’udienza di convalida dell’arresto dei tre ragazzi bastioli, Denis Hajderlliu, Kevin Malferteiner, Brendon Kosiqi, fermati sabato dai carabinieri di Assisi. Devono rispondere dei reati di omicidio preterintenzionale e rissa aggravata per la morte di Filippo Limi. “Non mi sono accorto di averlo travolto: è stato un incidente. Siamo stati accerchiati e aggrediti”, si è difeso il diciannovenne bastiolo che era alla guida dell’Opel Corsa. I ragazzi sono assistiti dagli avvocati Delfo Berreti, Daniela Pacco<br>e Aldo Poggioni. I fatti ora saranno al vaglio del giudice per le indagini preliminari che dovrà decidere se lasciare in carcere o ridare la libertà ai tre giovani. Domani intanto è prevista l’autopsia del legale Mauro Bacci sul corpo del ragazzo per stabilire le cause del decesso.</p>
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		<title>Morto dopo una rissa, arrestati tre ragazzi. L’amico: “Ucciso per un parcheggio”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2020 07:22:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere dell'Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[rissa bastia umbra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vittima è Filippo Limini di 24 anni. Il ragazzo è stato colpito da un pugno e poi una volta a terra investito con l’auto&#8230;.</p>
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<p><strong>La vittima è Filippo Limini di 24 anni. Il ragazzo è stato colpito da un pugno e poi una volta a terra investito con l’auto. La difesa: “Non l’avevamo visto”</strong></p>



<p><strong>Violenta colluttazione Al vaglio le testimonianze e i filmati ripresi con i cellulari</strong></p>



<p>di Patrizia Antolini e Chiara Fabrizi<br>BASTIA UMBRA Per la morte di Filippo Limini tre ragazzi sono in carcere a Capanne. Dovranno difendersi dall’accusa di omicidio preterintenzionale e rissa aggravata. Dovranno spiegare agli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Paolo Abbritti e ai genitori del 24enne spoletino cosa sia accaduto in quel maledetto parcheggio fuori da una nota discoteca di Bastia Umbra. “Lo hanno ucciso per un parcheggo”, la versone di un testimone oculare,tra i migliori amici della vittima che non si dà pace per quanto accaduto.<br><strong>I FATTI</strong><br>A distanza di due giorni la pozza di sangue sull’asfalto non se ne va. Resta indelebile nell’area transennata dagli uomini del comandante dei carabinieri della compagnia di Assisi, Marco Vetrulli, nel parcheggio in via Giontella a Bastia Umbra. Lì dove all’alba gli amici di Filippo hanno atteso l’arrivo dell’ambulanza tra le lacrime. E’ sabato quando tutto si consuma: non sono ancora le 4 del mattino. Lo sballo del Ferragosto è appena iniziato, si balla, si beve e la notte sembra non finire mai. Sul parcheggio adiacente la discoteca bastiola due gruppi di ragazzi sta uscendo, sono bastioli e spoletini. Hanno tra i 19 e i 25 anni, una vita davanti.A questo punto tutto quello che succede diventa decisivo per ricostruire le ultime ore di Filippo. Per questo i militari stanno raccogliendo le testimonianze dei ragazzi presenti nel locale e alcuni filmati ripresi con i telefonini per mettere insieme i tasselli e ricostruire la rissa scoppiata nel piazzale pubblico. Due le versione contrapposte riportate dai due gruppi che arrivano alle mani, complici qualche bicchiere di troppo e gli animi surriscaldati. Nella colluttazione però accade il peggio: Filippo finisce a terra colpito da un pugno in faccia, raccontano alcuni testimoni. L’Opel Corsa, con a bordo i ragazzi albanesi, viene circondata dagli amici dello spoletino: l’auto viene accerchiata e presa a bastonate. E’ un attimo: spintoni, clacson,<br>urla davanti a decine di ragazzi. L’auto fa manovra e travolge Filippo, forse due volte. Il ragazzo resta a terra esanime. Non c’è più nulla da fare. <strong>IL TESTIMONE</strong> “Lo hanno ucciso per un parcheggio”. Questo ha riferito un testimone oculare e amico di Filippo Limini, il venticinquenne spoletino ucciso alle 3.15 della notte tra venerdì e sabato all&#8217;avvocato Alberto Maria Onori, che assiste la famiglia della giovane vittima,e anche ai carabinieri. “Secondo l&#8217;amico – ha ricostruito ieri il legale – Filippo dopo aver preso il pugno in faccia si stava rialzando da terra, ma in quegli istanti è stato investito dall&#8217;auto con a bordo i tre giovani” di 19, 20 e 23 anni. “All&#8217;interno della discoteca tra i due gruppetti di ragazzi non c&#8217;è stato alcun dissapore – spiega Onori sulla scorta del racconto dell&#8217;amico del del venticinquenne morto –ma nel parcheggio i tre giovani avrebbero chiesto a Filippo e agli spoletini di spostarsi per farli uscire dal parcheggio, con la vittima e gli altri che gli avrebbero risposto che c&#8217;era spazio per la manovra. Da qui – va avanti l&#8217;avvocato &#8211; sarebbe nata la lite, con Filippo che ha preso un pugno in faccia ed è volato a terra, ma nel momento in cui l&#8217;auto stava uscendo dallo stallo di sosta Filippo, secondo la testimonianza dell&#8217;amico, si stava rialzando da terra. E’ a quel punto che è stato investito e soltanto dopo sono scattati i danni all&#8217;auto dei tre giovani, con uno degli amici che lo ha rincorso e gli ha rotto i vetri”. Poche ore dopo i carabinieri hanno rintracciato i tre ragazzi bastioli, di origini albanesi ma residenti da anni in Umbria, nelle loro abitazioni. Nelle prossime ore dovranno spiegare come sia accaduto che da una serata di festa, un loro coetaneo sia morto in un parcheggio.</p>



<p><strong>Spoleto sotto choc, il padre: “Voglio giustizia per mio figlio”</strong></p>



<p><strong>Il sindaco: “Clima di violenza, vicini alla comunità di Pompagnano”</strong></p>



<p>di Chiara Fabrizi e Filippo Partenzi<br>SPOLETO “Siamo distrutti, speriamo solo che la giustizia faccia il suo corso”. Non va oltre e aspetta gli sviluppi investigativi, Graziano Limini, papà di Filippo, il venticinquenne spoletino ucciso nella notte tra venerdì<br>e sabato fuori da una discoteca di Bastia Umbra dopo una rissa per futili motivi, sembrerebbe a causa di una manovra di parcheggio. Filippo nelle prime ore di Ferragosto, dopo una serata con gli amici, è stato colpito da un pugno e poi investito da un&#8217;auto guidata da Brendon Kosiqi, 19 anni, con a bordo Denis Hajderlliu, 20 anni, e Kevin Malferteiner, 23 anni, nati e cresciuti in Italia, che poi si sono allontanati con la vettura molto danneggiata,compreso il lunotto posteriore in frantumi: tutti e tre sono reclusi nel carcere di Capanne con l&#8217;accusa di omicidio preterintenzionale e rissa aggravata. Spoleto è da due giorni sotto choc per l&#8217;uccisione di Filippo, uscito con gli amici per festeggiare il Ferragosto e morto sull&#8217;asfalto per futili motivi. Di “insensata efferatezza che manifesta le possibili conseguenze di un clima di violenza diffuso e cieco, contro il quale tutta l&#8217;Umbria deve insorgere”, ha parlato il sindaco di Spoleto Umberto De Augustinis, esprimendo “sconcerto e dolore di fronte all&#8217;omicidio del giovane concittadino, che oggi piangiamo in tanti, compresa l&#8217;amministrazione comunale che si stringe intorno alla comunità di Pompagnano”, frazione in cui risiedeva Filippo Limini con la famiglia. Un giovane appassionato di caccia, protagonista della Corsa dei Vaporetti e ricordato come “un ragazzo semplice, una persona perbene”. Dal duomo l&#8217;arcivescovo di Spoleto-Norcia ha ammonito “il progressivo e tragico imbarbarimento sociale”, caratterizzato da “gente che sembra come impazzita: di fronte a tali gesti disumani – ha detto monsignor Renato Boccardo – si resta senza parole, ma non si può rimanere indifferenti e inerti”. Dalla diocesi di Assisi il vescovo Domenico Sorrentino invoca “una riflessione necessaria nella Chiesa e nella società”, rilevando che “come siano andate le cose, lo stabilirà la magistratura, ma intanto un ragazzo è morto e resta il fatto che, ancora una volta, nel clima di un divertimento spericolato, in cui è così facile portare le emozioni all&#8217;inverosimile, forse sotto l&#8217;effetto di alcool o altre sostanze, può succedere di tutto ed è su questi livelli di imbarbarimento che ci dobbiamo interrogare tutti”.</p>



<p></p>
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