Revocata in maniera permanente la licenza alla storica discoteca di Bastia dopo gli episodi di violenza
Il Tar rigetta la richiesta di annullamento della revoca della licenza per motivi di ordine pubblico
Sette episodi di violenza in un anno, tra «risse, aggressioni e danneggiamenti, spesso causando serie lesioni ai soggetti coinvolti», avvenuti all’interno, all’entrata o nel parcheggio della discoteca Country. Per questo la questura aveva revocato allo storico locale la licenza per l’esercizio dell’attività di pubblici spettacoli e l’autorizzazione per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande. Una decisione contro cui la proprietà e il gestore hanno fatto ricorso al Tar, ma con i giudici amministrativi che l’hanno rigettata, di fatto chiudendo definitivamente un’attività presente da decenni. Sono ore decisive per valutare un possibile ricorso al Consiglio di Stato, ma per adesso la licenza è ko e la struttura rischia di diventare una cattedrale nel deserto, con grossi danni soprattutto per la proprietà. La questura, per confermare la revoca della licenza, ha messo in fila i sette episodi, avvenuti tra il settembre 2024 e l’agosto 2025, ma ha anche ricordato le precedenti sospensioni delle licenze, da quindici giorni a un mese, «in ragione di gravi episodi consumatisi all’interno e nell’area esterna dell’esercizio ». Ma anche l’evento più tragico con la morte, il 15 agosto 2020, del 25enne spoletino Filippo Limini per le lesioni riportate «a seguito dell’aggressione subita nel parcheggio della discoteca». La questura ha quindi – come riporta la sentenza del Tar – ritenuto necessaria la revoca per la «costante ripetizione» di certi episodi «in linea di continuità – per natura e gravità – con quelli che hanno portato all’adozione dei provvedimenti sospensivi». In base alle contestazioni, è stata rilevata anche una «inadeguata organizzazione dei servizi di sicurezza» che ha costretto «di frequente le forze dell’ordine a svolgere quell’attività di vigilanza che la struttura non garantisce nonostante i numerosi precedenti, costrette a trattenersi nei pressi della struttura per evitare il ridestarsi delle violenze e l’aggravamento delle conseguenze delle stesse, e venendo così distolte dal loro compito di controllo del territorio». Sottolineato poi il «concreto e serio pericolo di reiterazioni dei violenti episodi descritti, alla luce del dimostrato disinteresse alla gestione della sicurezza nel locale da parte del gestore» che per la questura «impone l’adozione di un provvedimento più incisivo rispetto a quelli già emessi, che nel bilanciamento dei contrapposti interessi, quello al libero esercizio dell’iniziativa economica e quello collettivo di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, garantisca che quest’ultimo venga adeguatamente tutelato, anche, se necessario, con la chiusura definitiva del locale, vista l’inefficacia delle precedenti misure sospensive adottate». Proprietario e gestore – assistiti dall’avvocato Giuseppe Caforio – hanno impugnato il provvedimento per diversi motivi, tra cui il travisamento dei fatti, carenza di istruttoria ed eccesso di potere. I ricorrenti, emerge sempre dalla sentenza, hanno sottolineato «l’assenza di un reale contraddittorio » che «ha condotto l’Amministrazione ad agire in virtù di un mero automatismo, basando il proprio giudizio negativo su un’erronea valutazione delle circostanze. Tra queste la più importante è che quasi tutti gli episodi, ed in particolare i più gravi, si sono verificati al di fuori del locale e delle sue pertinenze, in aree pubbliche (parcheggi, vie limitrofe) sulle quali la discoteca non ha alcun potere di controllo». Ma il Tar, riprendendo l’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, ha considerato infondato il ricorso e lo ha respinto, ribadendo tra le altre cose il «collegamento tra episodi critici e attività della discoteca» e dicendo no anche a una nuova sospensione temporanea con «l’imposizione di prescrizioni specifiche». Con la revoca prevista dallo stesso Tulps per il «perdurare di una situazione di rischio per l’ordine pubblico».
Egle Priolo
