di
Anna Mossuto
Un mese o poco meno di tregua, di pace obbligata. Per la campagna elettorale, per il porta a porta sfrenato, per catturare più voti possibili. Subito dopo è ricominciato lo spettacolo con le liti, le divisioni, i tira e molla, i bracci di ferro, i diktat. Tutto prevedibile, tutto scontato.
Del resto in ballo non ci sono bruscolini, bensì poltrone, poltroncine e strapuntini da occupare. E un posto in giunta o una presidenza di un’azienda municipalizzata non è cosa di poco conto. Con questa premessa tanta gente, eletta e non, aspira a sistemarsi dal punto di vista economico per un quinquennio. Ancora una volta l’unico criterio che accomuna i politici di oggi è il manuale Cencelli. Anche ieri era così, nessuno è tanto ingenuo o sciocco da pensare che nella prima Repubblica le cose fossero andate diversamente. Ma almeno, ogni tanto, si parlava anche di politica, di progetti, di idee, e venivano fuori iniziative nell’interesse della comunità regionale che, cerchiamo di ricordarcelo, non è un’astrazione.
Così, tornando ai fatti di casa nostra, dopo i festeggiamenti per il successo delle urne, è iniziata all’interno del centrosinistra la “guerra” per la formazione delle giunte. Da un lato i sindaci (e con essi i presidenti delle Province) che grazie alla modalità di elezione si sentono i “padroni” del Palazzo perché investiti del potere direttamente dal popolo rivendicano illimitata autonomia e dall’altro i partiti della coalizione che avanzano richieste di assessorati o altre prebende sventolando le cifre del consenso ottenuto qua e là.
A Perugia Renato Locchi è andato avanti come un freno, e in quattro e quattr’otto ha fatto la sua bella squadra e, tanto per destare un po’ di invidia, ha inviato in giro anche una bella foto ricordo. A Terni, alla Provincia, Andrea Cavicchioli con la consueta autorevolezza ha fatto i nomi e i cognomi del suo esecutivo e una volta messo nero su bianco tutto è filato liscio.
Sempre nella seconda città della regione, al Comune, paolo Raffaelli, forte del suo quasi 70 per cento, ha dovuto mostrare i muscoli perfino sul vicesindaco e per accontentare tutti (perfino Rifondazione che al debutto a Palazzo Spada è rimasta sull’uscio) ha nominato 13 assessori. Un numero che – almeno per gli italiani – porta fortuna, speriamo bene…
Tra Spoleto e Foligno tutto secondo copione, con Brunini e Marini che bene o male sono riusciti a contenere gli appetiti dei partner. Tanto in salita è stata la loro strada per la candidatura, tanto in discesa si è rivelato il tragitto per gli esecutivi. A parte il caso Cintioli nella città del Festival che è durato tre giorni di fuoco in tutto e poi è rientrato.
La “battaglia” più dura si è consumata, anzi si sta consumando, in Provincia a Perugia con il presidente Giulio Cozzari che, memore del successo ottenuto in autunno sul riequilibrio, ha deciso di ripetersi facendo capire a chiare note ai Ds, e non solo a loro per la verità, che la giunta era affare suo. E pare che alla fine l’abbia spuntata lui scegliendosi non solo il modulo (4-1-1-1-1, dove 4 sta per assessori diessini, uno a testa a Sdi, Rifondazione, Margherita e PdCi) ma anche gli uomini e la donna con cui governare. Comunque 24 ore di tempo ancora e si vedrà domani di chi sarà a immagine e somiglianza la giunta provinciale del capoluogo umbro. Parole grosse e minacce pesanti ne sono volate a bizzeffe in questi giorni, anche con il segretario regionale della Quercia Fabrizio Bracco, ma il vecchio detto “mai dire mai” in politica vale sempre.
I mugugni resteranno, le rese dei conti si stanno avviando con raccolte di firme e tutto procede come al solito. Tra un po’, dopo le vacanze, riemergeranno le fibrillazioni perché fra meno di un anno ci sarà un altro appuntamento elettorale, le regionali, se non addirittura due (ma questo dipende dalla tenuta del governo Berlusconi).
A proposito del centrodestra: dalle parti di Forza Italia, dopo il risultato fallimentare del 12 e 13 giugno scorso, a parte le bordate più o meno incisive vergate da questo o quel gruppo di dissidenti che ha chiesto la testa dei vertici, non è accaduto nulla. Tranne l’annunciato arrivo di Bondi e Cicchitto per il prossimo fine settimana in riva al lago Trasimeno per un’iniziativa con i giovani forzisti. E un consiglio regionale del partito il 22 prossimo per l’analisi del voto. Certo, i responsabili nazionali hanno di che pensare, vista la debacle nel resto del Paese, che occuparsi della piccola Umbria. Dentro Alleanza nazionale si preannunciano notti dai lunghi coltelli con tanto di richieste di assunzioni di responsabilità.
Insomma, tutto procede secondo la logica, la logica di questo modo di fare secondo cui al primo posto dei desideri di ogni politico c’è soltanto il posto da occupare, l’interesse da privilegiare che non è certo quello generale. E poi quasi ci si meraviglia quando la gente snobba i partiti. Se l’esempio è questo, meglio fare altro.
Anna Mossuto
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