Albanese bloccato in un casolare di Bastia Umbra. I carabinieri hanno ricostruito un giro d’affari da circa 30mila euro
Operazione “Ghostbusters”, gli arresti salgono a cinque. Oggi gli interrogatori

di STEFANIA TOMBA
ORVIETO – Sale a cinque il numero delle persone arrestate nell’ambito dell’operazione denominata “Ghostbusters” dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Orvieto. Nel giro di coca e fumo sarebbe stato implicato anche albanese irregolare di 29 anni – D.S. le iniziali – che gravitava nella zona di Perugia.
Lo hanno tratto in arresto, nella notte tra martedì e mercoledì i carabinieri di Bastia Umbra dopo che l’uomo era riuscito a fuggire all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere le altre persone coinvolte. I militari lo hanno rintracciato in un casolare abbandonato nei pressi di Bastia, dove era arrivato da poco, a quanto pare, proprio per sottrarsi alle manette. Adesso si trova nel carcere di Capanne. Il nome dell’uomo pare fosse finito nell’inchiesta sulla scorta di alcune testimonianze, raccolte dagli inquirenti durante le indagini.
L’operazione “Ghostbusters” ha portato dietro le sbarre complessivamente 9 persone, ma ci sono anche 15, tra uomini e donne, iscritti nel registro degli indagati della procura e una trentina di assuntori, tutti segnalati alla prefettura. Si tratterebbe di un giro composito, tra commercianti, imprenditori, ma anche agricoltori, impiegati così come è variegata l’estrazione dei presunti pusher. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia entrati in carcere martedì mattina – come noto – c’è infatti un ristoratore (43 anni, M.R. le iniziali), un artigiano (41 anni, M.O. le iniziali), un disoccupato (S.B. di 38 anni) e un bancario (C.M. di 51 anni ). Questi ultimi due pare fossero legati da parentela.
Per loro stamattina si svolgerà l’interrogatorio di garanzia in carcere. Sono tutte persone incensurate, non è escluso quindi che il giudice possa anche concedere gli arresti domiciliari. Rispetto alle indagini del passato, secondo l’analisi degli inquirenti, l’operazione disegna uno scenario per certi versi nuovo, con un collegamento più diretto con il vicino Viterbese. Relativamente nuova anche la generazione coinvolta che non è più quella dei giovanissimi dell’operazione Cahos del lontano 2002, a testimonianza, qualora ce ne fosse stato bisogno, che il consumo di stupefacenti non è ad esclusivo appannaggio dello sballo dei ragazzini. Economicamente, il traffico che sarebbe gravitato attorno ai quattro – cinque personaggi ritenuti chiave dell’inchiesta avrebbe fruttato da ottobre ad oggi qualcosa come trentamila euro circa. Il consumo sarebbe stato prevalentemente di cocaina (ne è stata sequestrata un etto nel corso delle indagini), più modesti i quantitativi di haschic e mariuana. La droga che arriva da Viterbo e da Perugia era di buona qualità.

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