BASTIA ERA STATO ‘SRADICATO’ DALLA PARROCCHIA DI GUALDO UN ANNO FA. ECCO I PROGETTI DI DON GIUSEPPE  QUASI UN ANNO è trascorso dal traumatico avvicendamento alla guida della parrocchia san Michele Arcangelo di Bastia con il trasferimento di don Francesco Fongo a Cannara, dopo 35 anni di permanenza a Bastia, e l’arrivo di don Giuseppe Pallotta, proveniente da Gualdo Tadino, che ha assunto il titolo di coordinatore di altri tre sacerdoti con le funzioni di parroco. Non sarà facile dimenticare la burrascosa assemblea pubblica del 28 luglio 2009 nella chiesa parrocchiale con aperte contestazioni nei confronti del Vescovo diocesano monsignor Domenico Sorrentino, che si è mostrato inflessibile nelle proprie determinazioni.  IL PREZZO più alto, però, è stato imposto a don Giuseppe, che è stato ‘sradicato’ dalla tranquilla parrocchia di Gualdo per insediarsi nella popolosa parrocchia di Bastia, con quasi 20mila anime. «Una scelta che non ho cercato, ma che ho accettato con serenità. Se qualcuno pensava a rivolgimenti nelle attività parrocchiali si è dovuto ricredere — spiega don Giuseppe —, perché l’azione da noi sacerdoti perseguita in questi mesi ha seguito il tracciato precedente».  TROPPA acquiescenza secondo i più critici, che l’accusano di non decidere pur di mantenere il “quieto vivere”. «In realtà per determinare una strategia di intervento in una comunità parrocchiale grande come Bastia occorrerebbe tempo che non c’è. Pertanto, andiamo avanti con le attività consolidate introducendo con gradualità nuovi elementi».  E quali sarebbero?  «Naturalmente l’opera di apostolato, ma l’interlocutore più importante sono i giovani. L’hanno dimostrato i campeggi estivi a Sassoferrato e lo confermano le scelte quotidiane. Tra queste la volontà di creare un centro permanente per l’intrattenimento dei ragazzi. E’ un’idea che intendo discutere e decidere insieme ai ragazzi, tutti tra i 20 e 25 anni».  Le si rimprovera, inoltre, un’eccessiva paura per il gravame dei debiti parrocchiali, quasi mezzo milione di euro… «Per me è una situazione nuova, sulla quale voglio impegnare il più possibile i laici competenti e – conclude don Giuseppe – riservare agli ’affari’ solo il tempo indispensabile per concentrarmi sull’attività per la quale sono diventato sacerdote».
Massimo Stangoni 

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