Lo stupratore del centro storico ammette gli episodi contestati e chiede perdono. Nega però ogni violenza in famiglia

«ERO ALTERATO» Le sue parole: «Avevo bevuto e assunto sostanze
stupefacenti»

nella foto l’avvocato Rondoni

di Erika Pontini

PERUGIA «In quei momenti, almeno all’inizio dei rapporti, ritenevo che le
due giovani fossero consenzienti. In entrambe le circostanze avevo bevuto e probabilmente anche assunto stupefacenti, per cui ritengo di aver avuto una percezione della realtà non corretta. Quando ho compreso che non erano d’accordo ho comunque continuato, forse perché preso dall’euforia, e comunque non so cosa mi sia accaduto». Fernando Polzoni confessa tutto
e chiede perdono. Seduto nella saletta interrogatori di Capanne, dove si trova da una settimana in carcere, accanto ai suoi avvocati Daniela Paccoi e Guido Rondoni, ammette ogni episodio che gli contesta la procura, sei (più le lesioni) compreso l’ultimo stupro denunciato nei giorni scorsi da un’amica con cui aveva trascorso la notte di Capodanno del 2019 e che, dopo aver letto sui giornali dell’indagine contro di lui, si è fatta avanti per raccontare quella notte di incubo di nuovo nei vicoli dell’acropoli. «Sono dispiaciuto», dice il 19enne al pm Giuseppe Petrazzini al quale spiega la sua giovane esistenza difficile. Abbandonato dal padre naturale da piccolo, assuntore di stupefacenti e di alcol: un vissuto che l’ha condizionato,
trasformandolo in quello che dagli atti sembra un violentatore seriale. «I comportamenti che mi contestano – dice durante l’interrogatorio – sono frutto dell’abuso di alcol e stupefacenti e avendo riflettuto in questi giorni in cella sono veramente pentito. Vorrei essere perdonato, mi impegno a non farlo mai più». Le ragazzine che lo accusano – quattro tra i 12 e i 17 anni –
hanno ripercorso violenze fotocopia commesse da Polzoni, stesso schema, stesso dramma. Il pm chiede se c’è dell’altro non ancora emerso. Sarà l’unica volta che l’indagato, 19 anni, aiuto cuoco in un pub di Bastia Umbra, dirà di no. «Non c’è altro». Era cominciato con la denuncia di gennaio-febbraio della 13enne violentata in un centro commerciale e minacciata
di non dire nulla, deflagrato a giugno quando una 15enne venne ricoverata in ospedale per lo stupro subito in centro da parte di Polzoni. Lei, poco più di una bambina e troppo alcol in corpo venduto illegalmente, aveva forse accettato un bacio che si era trasformato in violenza in quella viuzza che da via delle Streghe porta a via della Sapienza. Dopo la misura cautelare
in carcere del gip Angela Avila erano venuti alla luce altri episodi: una precedente molestia sulla stessa 13enne del centro commerciale quando lei aveva appena 12 anni, in una festa paesana, il palpeggiamento dell’amica della 15enne e il fattaccio di Capodanno. «Ammetto anche gli altri episodi… Mi sono trovato in circostanze simili». In particolare con la 17enne
violentata la notte di San Silvestro era amico, parecchio. «Ci vedevamo spesso ma dopo quel fatto non ha più voluto incontrarmi, nonostante le abbia chiesto scusa». Il 19enne nega invece comportamenti violenti in famiglia che avrebbero costretto la madre ad allontanarlo da casa,
come adombrato nella richiesta di arresto. A riferire la circostanza era stata l’amica dalla quale aveva vissuto un periodo a Perugia, dopo essersene andato da casa a Bastia. Udì una lite al telefono tra Fernando e la madre e, sentita dai carabinieri, ha riferito la circostanza. «Gli screzi con mia madre erano dovuti a mie mancanze in casa». A Capanne gli ha fatto visita il
padre adottivo, mentre la madre ha fatto richiesta di poterlo incontrare ma, a causa del regolamento sugli ingressi in costanza di emergenza sanitaria, può avere accesso ai colloqui un solo familiare alla volta. Intanto non è escluso che la procura possa chiedere di sentire le minorenni nel corso di un incidente probatorio.

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