Oltre quella in centro e al centro commerciale, il ragazzo arrestato una settimana fa conferma anche altri due casi

È in isolamento a Capanne. Il giudice: «Spiccata pericolosità sociale,
tale da rendere probabile la reiterazione di certi comportamenti»

IL CASO

Ha ammesso tutto, Fernando Polzoni. In un’ora ha chinato il capo e detto sì a tutte le accuse che gli contesta il procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini e soprattutto le sue quattro vittime: in totale, cinque casi di violenza sessuale – di cui quattro aggravate – e due lesioni. Ai danni di ragazzine che, all’epoca dei fatti, avevano tra gli 11 e i 17 anni. Chi violentata per strada, chi in un anfratto di un centro commerciale, chi toccata e baciata contro la propria volontà. E Fernando ha detto «sì, l’ho fatto». Anzi. «Sì, ma…». “Ma” non ha capito. “Ma” ha mal interpretato i segnali. “Ma” non ha inteso che
l’iniziale disponibilità non fosse e non dovesse essere un via libera per qualunque sua volontà. Ma. Così ha provato a difendersi dalle accuse. Puntando su un “ma”, quando lui non ha dato alcun peso a mille “no”. Quelli che gli ha detto Giulia, 15 anni, violentata a giugno in via delle Streghe a pochi passi dai suoi amici. Quelli che gli ha detto Marta, 13 anni
appena compiuti, violentata a gennaio sulle scale senza uscita di un centro commerciale, dopo il rifiuto a un approccio molesto un anno e mezzo prima. Quelli che gli ha detto Valentina, violentata una notte di Capodanno
in un vicolo del centro storico. È lei – i nomi sono tutti di fantasia – l’ultima a essersi fatta avanti dopo aver letto ciò di cui carabinieri e procura accusano Fernando. Si è presentata in questura e ha raccontato il suo incubo: la violenza subita alla mezzanotte del primo gennaio 2019, sbattuta contro un cassonetto della spazzatura e violata a 17 anni. Se l’è tenuto dentro per un anno e mezzo questo bolo di orrore, Valentina. Raccontato magari a qualche amica, ma ributtato giù per non soffocare. Poi, il coraggio di Marta, la prima e la più piccola, e di Giulia le hanno dato la forza di denunciare. Non sono uno stupratore seriale, ha lasciato intendere Fernando Polzoni. Di certo ci ha visto lungo il gip Angela Avila che, firmando l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ha parlato di «una spiccata pericolosità sociale certamente tale da rendere assai probabile le reiterazione di analoghi comportamenti». Ha parlato di «stesse modalità»,
quasi fossero comportamenti che la ripetizione normalizzi, e di altri casi da investigare. Oltre che di mancato pentimento. Perché è questo che, nonostante la confessione, nel profondo sembra ancora mancare. Fernando,
19 anni, come emerso fin da subito, sembra quasi non rendersi conto della gravità della sua violenza. Della sua vertigine di dominio. Ha bisogno di essere aiutato, Fernando. Di capire e di comprendere. Di rispettare il valore di un no, in qualsiasi momento arrivi. Anche dopo un bacio appassionato o una carezza.Ci penserà adesso, gli si augura. Mentre è ancora nel carcere di
Capanne, recluso in isolamento da una settimana. Guido Maria Rondoni e Daniela Paccoi, gli avvocati che stanno provando ad aiutarlo in questo percorso, non hanno ancora richiesto misure alternative alla detenzione, forse anche perché il regime dei domiciliari potrebbe rivelarsi complesso. Fernando, infatti, dopo alcuni dissidi con la madre, aveva da qualche mese lasciato la loro casa comune a Bastia e si era trasferito in un appartamento a Perugia, dove aveva trovato lavoro come aiuto cuoco. In attesa delle prossime mosse della procura e dei suoi legali, quindi, il giovane resta in carcere. Mentre Marta, Valentina, Giulia e la sua amica – baciata e toccata
con la forza subito dopo aver consumato la violenza sulla 15enne – provano a ricominciare a respirare. Si spera senza ma.
Egle Priolo

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