Lo psichiatra Marco Grignani direttore della Struttura complessa di salute mentale dell’Assisano e Media Valle del Tevere

«Trattiamo circa 150 ragazzi l’anno. Abuso di alcol e droga, problema trasversale: non solo famiglie disagiate»
PERUGIA La violenza inaudita che ha causato la morte del 24enne di Spoleto nel parcheggio di un locale di Bastia e che ha visto fronteggiarsi due gruppi ’rivali’ per futili motivi, ha riacceso i riflettori sulla “questione giovanile”. Tema sul quale i vescovi Sorrentino e Boccardo chiamano istituzioni e politica a intervenire. Abbiamo chiesto una riflessione al
dottor Marco Grignani, psichiatra direttore della struttura complessa di salute mentale dell’Assisano e Media Valle del Tevere che da anni segue i ragazzi del territorio in cui si è verificato il fatto. «Arrivano da noi anche a 14 anni – dice –, alle prese con psicosi per lo più legate all’abuso di alcol, purtroppo socialmente più tollerato, o a quello di sostanze
stupefacenti». Cosa li spinge allo sballo? «Le ragioni più varie. La logica del gruppo comunque è la più diffusa. Per essere accettati è difficile resistere alla tentazione. L’offerta c’è, sempre. Poi c’è chi ha problemi a scuola, chi ha abbandonato gli studi, chi si taglia, chi si chiude in casa. Disagi e richieste di attenzione. La gran parte vive conflitti in famiglia». Cosa deve fare un genitore? «Vigilare. Controllare se il figlio torna a casa ubriaco o alterato. Certo, aspettare fino alle 5 del mattino non è facile. C’è una ’cultura’ generale di vita della notte che è quella dello sballo a cui quasi tutti partecipano, chi più chi meno. Per questo serve un occhio attento per capire chi conosce e con chi gira nostro figlio. La ’cultura’ dello sballo, sia chiaro, è trasversale. Pensare che sia solo un problema delle famiglie disagiate è sbagliato. Inoltre riguarda sia ragazzi che ragazze. Esiste il branco pronto alla rissa anche al femminile». Quanti giovani seguite? «Negli ultimi dieci anni ne abbiamo avuti 1500, 150 l’anno. Sia stranieri che italiani. Nelle scuole del territorio è attivo da 17 anni uno sportello di ascolto che è molto utile per indirizzare i giovani alla nostra struttura. Prima arrivano e più probabilità ci sono di recuperarli». Sballo e violenza sono sempre sinonimi? «Diciamo che la violenza di per sè non è una logica dei ragazzi. E’ la conseguenza di ciò che apprendono dal contesto sociale. E la nostra società è violenta, individualista. Ci si fa gioco degli altri per essere più potenti».Rischiamo di non avere gli adulti di domani? «E’ così. Se gli adulti di oggi del resto si muovono spesso come infanti, se la politica è rissa, l’individualismo prevale sul senso della comunità, per i ragazzi ’maturare’ è complicato. Dobbiamo riflettere su questo. E impegnarci a intervenire. Non può esserci solo la punizione. Ci vuole attenzione continua e capacità di negoziazione. Lo sport? Ottimo a patto che non sia solo finalizzato alla competizione, al successo, ai soldi». E’ più difficile essere adolescenti oggi? «Le dinamiche generazionali si ripetono. E’ la società che degenera e la nostra è in una fase molto critica». Danni da lockdown? «Parecchi, ha creato isolamento, tensione, difficoltà di comunicazione e quindi tanta rabbia e aggressività. Il passare dal proibizionismo totale al “via libera” dell’apparente normalità è stato un disastro. È mancato un adeguato accompagnamento»

Donatella Miliani

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