Tragedia di Ferragosto a Bastia, arrestato il quarto uomo: Valentin prese a calci Filippo, già steso a terra. E’ stato bloccato in Germania
di Erika Pontini
PERUGIA «Il ragazzo morto l’ho picchiato io», «adesso ridammi il mio accendino». Dopo tanto orrore c’era bisogno di fumare. E’ Valentin George Neculai, ricercato dall’Italia per concorso in omicidio preterintenzionale ma arrestato in Germania su mandato di arresto europeo della Romania, il ragazzo rumeno di 20 anni che avrebbe colpito con pugni e calci Filippo Limini, già steso a terra, prima di essere investito dalla Opel Corsa di Brendon Kosiqi la maledetta notte di Ferragosto. Il ’quarto uomo’ che andò a dare manforte al gruppo dei bastioli, circondato dai ragazzi di Spoleto, armati di crik, bastoni e bottiglie che inferivano contro la Opel, all’esito di una discussione e una mezza rissa scoppiata per qualche occhiata e parola di troppo. Dopo le accuse del coindagato Denis Hasjderlliu che colpì Filippo con un pugno, e dinanzi al gip svelò il nome di Valentin, i carabinieri della compagnia di Assisi,diretti dal tenente colonnello Marco Vetrulli e coordinati dal pm Paolo Abbritti, hanno trovato una testimone chiave che ha assistito a tutta la drammatica scena e ricostruisce la dinamica in maniera differente, rispetto al passato. La ragazza conosce Valentin, «il ragazzo rumeno che ha un tatuaggio raffigurante un mitra», lo ricorda davanti al bar e poi davanti al Country di Bastia. E racconta: «Notavo un ragazzo disteso a terra dietro la Opel che veniva colpito violentemente da calci e pugni da Valentin. In quel frangente notavo che all’interno della Opel vi erano due ragazzi che venivano picchiati dal gruppo e il conducente tentava una retromarcia al fine di fuggire da quella situazione di pericolo. Il guidatore, al primo tentativo di retromarcia non riusciva a fuggire perché con la ruota posteriore destra colpiva la testa del ragazzo che era a terra. Notavo, dopo questa manovra la Opel andare nuovamente in avanti e subito, dopo con maggiore velocità, ripartire ancora in retromarcia e riuscire a uscire dal parcheggio dopo essere passata sopra con le ruote del lato destro al corpo e al capo del giovane che era a terra, schiacciandogli, ancora una volta, la testa… Scioccata dall’accaduto scappavo verso il Palazzetto dello sport dove mi accendevo una sigaretta. Lì mi raggiungeva Valentin che voleva indietro il suo accendino e mi diceva ’il ragazzo morto l’ho picchiato io’». L’ipotesi che l’auto fosse passata due volte (avanti e indietro) sul corpo di Filippo sembrava essere stata accantonata. Ora la testimone rimette in discussione l’iniziale ricostruzione. Valentin, subito dopo gli arresti e quando è iniziata a circolare l’ipotesi di un quarto ragazzo coinvolto, è scappato. E’ stato bloccato il 2 settembre a Passau, al confine tra Austria e Germania dove è stato arrestato. Ma adesso la sua detenzione rischia di trasformarsi in un braccio di ferro tra autorità giudiziarie estere. Formalmente infatti la Germania ha già convalidato l’arresto eseguito su Mae della Romania dove Valentin deve scontare una condanna definitiva ad un anno in una comunità per un reato di lesioni commesso quando era minorenne. Per quello stesso fatto il 20enne era stato già bloccato in Italia nell’ottobre scorso ma scarcerato dalla Corte d’appello che proprio lunedì prossimo dovrebbe interrogarlo. Il Mae era però rimasto operativo in area Schengen. L’ordinanza di custodia cautelare italiana invece – peraltro per un reato più grave – ha inserito il Mae solo successivamente. La Germania sembra voglia consegnare il detenuto alla Romania ma lo stesso avvocato di Valentin, Francesco Cinque, si oppone: «Così è violato il diritto di difesa. Il mio assistito deve potersi difendere in Italia dall’accusa grave che gli viene mossa». Intanto il cerchio si stringe attorno
al gruppo spoletino che, quella stessa notte, aggredì la Opel

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