Non convincono i testimoni chiamati dall’accusa, lo sfogo uscita dall’aula

BASTIA UMBRA Si sarebbero contraddetti alcuni dei testimoni chiamati dall’accusa nel processo per l’aggressione a una 23enne di Bastia Umbra picchiata, presa a morsi, costretta a un rapporto sessuale, poi chiusa in casa
contro la sua volontà dal suo fidanzato nel 2019. Lei, la parte offesa, è uscita dal tribunale, si è sfogata urlando la sua rabbia. Secondo il legale della donna, Camillo Carini, le dichiarazioni dei testi su tre precedenti episodi
segnalati non sarebbero state collimanti. E non veritiere, secondo la difesa. Dietro ci sarebbe la paura dell’imputato: l’uomo, 31 anni, è sotto accusa per lesioni, violenza sessuale, sequestro di persona e stalking. Dopo l’aggressione e le botte la 23enne aveva postato le foto dello scempio su Facebook, commentando:” Così mi ha ridotto divertendosi”. Nella precedente udienza la vittima ha raccontato nei dettagli i momenti più duri della sua storia malata con quel ragazzo di otto anni più grande, elettricista, ex pugile. Sono stati sentiti anche padre e madre di lei e responsabili del punto d’ascolto delle vittime di violenza. L’imputato quando ha aggredito la sua ex aveva già subito una condanna per aggressione. 24 mesi prima era stato definito “affetto da un grave disturbo border line della personalità”. “Rispetto alla pericolosità sociale, non può ritenersi ancora esclusa” e poteva essere attenuata solo con apposite cure, secondo una perizia psichiatrica. Ale.Ant.

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