IL PUNTO
PERUGIA L’Umbria resta arancione, ma almeno trenta comuni da lunedì saranno rossi perché lì il virus colpisce in maniera più forte e perché le varianti, inglese e brasiliana, moltiplicano la velocità del contagio.
L’annuncio delle mosse della Regione l’ha dato la presidente Donatella Tesei, ieri pomeriggio, in videoconferenza da palazzo Donini. «Sono momenti dolorosi per tutti – ha detto la presidente- ma dobbiamo tranquillizzarci visto che abbiamo preso in tempo questa situazione attuando già misure di contenimento importanti anche se ora ci saranno provvedimenti aggiuntivi dopo la valutazione di ogni caso specifico».
Oggi il Nucleo epidemiologico metterà sul tavolo della Tesei gli ultimi numeri da cui scaturirà l’ordinanza per le mini zone rosse. Che avranno la caratteristiche dell’omogeneità territoriale, dell’incidenza su centomila abitanti e la presenza delle varianti nelle aree più a rischio.
La più presente è la variante inglese, ne sono stati sequenziati dall’Iss 18 casi su 42. Dodici di quella brasiliana è presente, a parte un caso, nel cluster all’ospedale di Perugia.
L’inglese unisce Perugia, al Trasimeno a Bastia, indicazione di dove dovrebbero colpire le zone rosse.
Prendendo come riferimento il dato di 200 casi positivi ogni centomila abitanti, sono 38 i comuni con un’incidenza superiore: Scheggino, Sant’Anatolia di Narco, Valtopina, Bevagna, Giano, Torgiano, Collazzone, Bastia, Foligno, Nocera Umbra, Marsciano, Valfabbrica, Spello, San Giustino, Fabro, Deruta, Citerna, Perugia, Allora, Amelia, Todi, Cerreto di Spoleto, Corciano, Vallo di Nera, Trevi, Umbertide, Costacciaro, Castel Ritaldi, Montone, Panicale, Bettona, Cannara, Passignano, Ferentillo, Città di Castello, Tuoro, Magione, Monte Castello di Vibio e Parrano. Il valore indicato per le chiusure però potrebbe essere di 250 casi di 100mila abitanti, dato che potrebbe cambiare il quadro sulle zone rosse.
La variante brasiliana ha colpito in ospedale a Perugia, quella inglese tocca i bambini. E il fatto che le due varianti si muovano insieme, soprattutto nel perugino, ha fatto diventare l’Umbria un caso.
Lo ha spiegato, ieri collegato in videoconferenza con la Regione, Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute che ha sottolineato la situazione «più complessa nella zona nord, in provincia di Perugia, dove sembra che stiano circolando due varianti diverse, l’inglese e la brasiliana». La prima è caratterizzata da maggiore trasmissibilità e da una incidenza in particolare sulla fascia di popolazione in età pediatrica. Ecco perché c’è un’alta incidenza di contagi nella fascia di età tra zero e tredici anni.
A proposto di fasce di età. Nei quindici giorni di zona rossa chirurgica, la presidente Tesei ha detto che le misure potrebbero variare. È il caso delle scuole: niente didattica in presenze fino alla prima media, ma tutti a casa. Come succede nei Comuni(ieri Gubbio ha prorogato per un’altra settimana)che hanno già emesso le ordinanza. Stavolta, per quella delle mini zone rosse, in fondo, ci sarà la firma della presidente Tesei. Zona rossa è Chiusi dove è scattato il blocco di una settimana dopo che anche lì, a confine con Città delle Pieve e Castiglione del Lago, sono state sequenziate sia la variate brasiliana che quella inglese.
«Speriamo che le misure che renderemo possano durare di meno», ha detto la presidente. Oggi vertice con i sindaci dei Comuni a rischio e contatto stretto con il ministero della Salute per valutare ogni mossa anti virus per l’Umbria che per la cabina di regia resta ad alto rischio e con un Rt a 1,18.
Luca Benedetti

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