Oggi la Regione dovrebbe confermare che, asili a parte (e forse le materne), non si torna in classe Perugia ha ormai i contagi come quelli di Terni. E in quasi tutta la provincia l’incidenza è in forte calo

LA SITUAZIONE Sono 25 in tutta l’Umbria i comuni con più di 250 contagi settimanali: gli istituti non riapriranno
PERUGIA Il Comitato tecnico scientifico regionale ha dato un’indicazione molto chiara nella riunione di ieri: le scuole in provincia di Perugia è bene che non riaprano, il rischio del contagio tra i giovani è ancora elevato. E oggi a sancire tutto ciò sarà la Giunta regionale, che prima attenderà di conoscere dal Ministero della Salute in quale fascia verrà inserita l’Umbria. Se – come sembra – resteremo arancioni, dovrà essere la presidente Donatella Tesei che con una propria ordinanza stabilirà quali scuole dovranno restare chiuse e quali potranno riaprire. Già, perché in fascia arancione è previsto che le lezioni si svolgano in presenza, ad eccezione delle Superiori che continuano la Dad ma solo al 50%. E così se l’altro ieri erano filtrate indiscrezioni sul fatto che dopo i Nidi, anche le Materne e le Elementari potessero ripartire –ed era stato fatto in base all’andamento dei dati epidemiologici – ieri è arrivata la frenata dopo il parere del Cts. Il Dpcm che entra in vigore domani prevede infatti che relativamente alle zone arancioni (come l’Umbria) i presidenti delle regioni potranno disporre la sospensione dell’attività scolastica in tre casi: nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti; nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di 7 giorni; nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del
quadro epidemiologico. La terza condizione, se riferita alle ultime due settimane, non sussiste in provincia di Perugia. Le uniche situazioni critiche – come mostra la cartina qui sopra – sono ormai nell’Assisasno-Folignate, a Norcia, nell’Alto Tevere e nell’area di Città della Pieve-Fabro (dove gli abitanti sono poco numerosi). Di certo ci sono le varianti che circolano e molti comuni con oltre 250 contagi. Ieri erano 25 e tra questi Spello, Norcia, Montefalco, Città di Castello, Foligno, Trevi, San Giustino, Assisi con Bastia al limite: in questi territorio il Dpcm non consente la riapertura delle scuole. E negli altri? E’ rimesso alla Regione. Certo, a Perugia comincia a serpeggiare malumore tra le famiglie: ieri l’incidenza era di 115 contagi (a Terni 112), ma situazioni simili si riscontrano a Magione (95), Corciano (64), Gubbio (60), Panicale (54), Todi (49). Va un po’ peggio a Umbertide (198) o a Marsciano (183). Il fatto è che ci sono diversi comuni della provincia di Terni (dove le scuole sono aperte) che hanno un’incidenza maggiore rispetto ad altri che si trovano in quella di Perugia. Ma nonostante ciò le scuole non riapriranno. Basterà questo a frenare proteste e ulteriori nuovi ricorsi? L’incidenza nella provincia perugina è però ancora molto più alta che nel Ternano (221 contro 74) e Palazzo Donini ha sempre sostenuto che non prenderà decisioni in base ai dati dei singoli comuni, ma su un’area vasta dato che i territori non possono essere considerati «a compartimenti stagno».

Michele Nucci

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