Le indagini della squadra mobile di Perugia coordinate dal pm Casucci hanno portato all’individuazione di un gruppo di romeni
PERUGIA Furti e truffe da Bastia a Guidonia e pure un tentativo di assaltare un bancomat ad Assisi nel febbraio del 2019. Le indagini della squadra mobile di Perugia, guidata dal vice questore aggiunto Gianluca Boiano e coordinate dal pubblico ministero Massimo Casucci, hanno permesso di stringere il cerchio intorno ad una banda di romeni a cui viene contestata, a vario titolo, l’associazione per delinquere finalizzata a truffe e furti, oltre a quello tentato con l’esplosivo per lo scasso dello sportello bancomat in Umbria. Da lì l’avvio delle indagini che hanno portato all’arresto di un 34enne e un 33enne (entrambi accompagnati nelle carceri di Perugia e Velletri) su ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Lidia Brutti ed eseguita ieri dai poliziotti. Per un connazionale di 24 anni, il giudice ha invece applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’input alle indagini è stato dato dal ritrovamento a Bastia dell’auto utilizzata dalla banda per il colpo (non andato a buon fine) ad Assisi e risultata rubata a Roma, città dove gli indagati avevano la propria «base operativa». Dal ritrovamento di un piede di porco e un filo spinato nella vettura, gli investigatori sono riusciti a mettere in fila le tessere del puzzle fino ad arrivare all’acquirente di quel materiale, una donna romena, e alla sua rete di relazioni con gli altri indagati e responsabili del tentativo di furto commesso in Umbria. Ma il business del sodalizio era ben altro: rubare strumenti di lavoro come trapani e avvitatori elettrici nei grandi esercizi commerciali delle città per poi rivederli su internet, colpendo a ridosso dell’orario di chiusura e approfittando della minore vigilanza interna. E poi le truffe. Gli indagati avrebbero usato un «fantasioso» espediente per raggirare negozi e potenziali acquirenti del web, spacciando per caldaie costose prodotti dal valore commerciale nettamente minore. Il meccanismo alla base era quello di sovrapporre al codice a barre delle confezioni più care, quello di prodotti dal costo molto inferiore riuscendo così a pagare gli articoli anche un decimo del loro effettivo valore. La merce, a quel punto, veniva rivenduta online. Due delle attività commerciali prese di mira dagli indagati sono a Corciano e Bastia Umbra, le altre sono dislocate tra il Lazio, la Campania, l’Abruzzo e la Toscana. Intanto sono in corso ulteriori indagini per riuscire a rintracciare altri due «sodali» di 25 e 26 anni sfuggiti alla cattura: per loro il gip ha disposto il carcere e gli arresti domiciliari.
Valentina Scarponi

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