L’INCHIESTA
La stretta al collo, quella mano di Patricia usata per difendersi. Ecco cosa potrebbe aver ucciso Samuele De Paoli, il 22enne di Bastia trovato nudo in un fosso in una zona di campagna di Sant’Andrea delle Fratte mercoledì mattina.
È quanto emerso dalla prima parte dell’esame autoptico svolto ieri dal medico legale Sergio Scalise Pantuso, insieme al collega Mauro Bacci e la tossicologa Paola Melai, i consulenti nominati dal procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini per capire come Samuele sia potuto morire in un canale di scolo a pochissima distanza dalla sua auto. All’autopsia hanno partecipato anche Antonio Galzerano, consulente della famiglia assistita da Valter Biscotti, e Anna Maria Verdelli, nominata dall’avvocato Francesco Gatti che difende Patricia, la 43enne brasiliana accusata di omicidio preterintenzionale. E secondo quanto si apprende, i primi risultati dell’esame sarebbero compatibili con la sua ricostruzione fornita al magistrato e alla squadra mobile che l’ha rintracciata nel giro di pochissime ore: la colluttazione nata dall’aggressione di Samuele e quel tentativo di difesa con la mano del trans stretta intorno al collo del giovane.
L’unica lesione riscontrata ieri sarebbe proprio quella al collo, precisamente al nervo vago che potrebbe appunto aver causato la crisi vagale e quindi il decesso. Il condizionale qui è d’obbligo perché è necessario ultimare gli accertamenti e attendere i risultati degli esami istologici e tossicologici, che potrebbero comunque cambiare o integrare la lettura di quella lesione. Soprattutto se venisse accertato l’utilizzo di sostanze stupefacenti prima della violenta lite. Lite in cui Samuele ha causato le tumefazioni al volto e la rottura di quattro costole a Patricia, il cui vero nome è Pinheiro Reis Duarte Hudson. E anche questo la procura ha chiesto ai consulenti: visitare la 43enne e «individuare mezzi e portata delle lesioni» riportate la sera di martedì in Strada Battifoglia. L’ORA DELLA MORTE
Ancora in fase di accertamento, anche l’ora della morte del 22enne. E se Patricia ha raccontato che quando lei è scappata Samuele era ancora vivo, a chiederlo aiuto per rialzarsi dal fosso lungostrada, potrebbe essere una versione congruente, visto che la lesione del nervo vago seppure fatale può non portare al decesso istantaneamente.
«Aveva solo 22 anni, non doveva morire, ma io mi sono solo difesa», ha ripetuto per ore Patricia. Come e quanto però abbia influito quella stretta al collo di una persona alta un metro e ottanta per ottanta chili potranno a questo punto stabilirlo solo i prossimi accertamenti. Per dare risposte agli amici, alla famiglia e a chi voleva bene a Samuele. Con gli ex compagni del Bastia calcio che si stanno organizzando per ricordarlo domani durante una cerimonia all’interno di campo sportivo che il 22enne ha tanto amato.
Egle Priolo

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