I consulenti della procura confermano: «Arresto cardiaco dovuto ad un riflesso vagale». Giovedì l’interrogatorio di Patrizia

LE ACCUSE E’ indagata per omicidio preterintenzionale e mai arrestata
di Erika Pontini

PERUGIA Samuele De Paoli è morto per arresto cardiocircolatorio dovuto ad un riflesso vagale: sarebbe bastato spingere il pollice della mano sulla carotide – come è accaduto durante l’afferramento del collo da parte della transessuale ’Patrizia’ – per provocare il decesso pressochè immediato del giovane. Un meccanismo «favorito», scrivono ora i medici legali incaricati dalla procura di Perugia, dall’assunzione di cocaina da parte del ventiduenne di Bastia Umbra. Dagli esiti dell’autopsia su De Paoli, trovato nudo in un campo a Sant’Andrea delle Fratte il 28 aprile scorso, emerge una conferma alla dinamica dell’omicidio preterintenzionale che il procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini, titolare delle indagini della Mobile, contesta a Pinheiro Reis Duarte Hudson, 43 anni, transessuale brasiliana, mai arrestata. Secondo il professor Mauro Bacci e il dottor Sergio Scalise non fu il pugno inferto a provocare lo stato di depressione del giovane ma il riflesso vaso-vagale. «La richiesta di aiuto, che per quanto sembra di comprendere dalle dichiarazioni (dell’indagata, ndr), avveniva in rapida sequenza alla colluttazione, poteva coincidere con la condizione di depressione cardiaca in atto che rapidamente sconfinava nell’arresto irreversibile la cui rapidità era anche correlata alla recente assunzione di cocaina». Samuele quel maledetto 27 aprile avrebbe assunto droga in quattro tranche, hanno riferito gli amici. L’ultima volta alle 19.30, poco prima di appartarsi con ’Patrizia’ (il decesso è avvenuto tra le 20.30 e le 21.30). Dalla consulenza tossicologica della dottoressa Paola Melai emerge che De Paoli era sotto l’effetto di una quantità non modesta – ma nemmeno massiccia – dello stupefacente che provocò lo stato di alterazione psico-fisica e potrebbe aver quindi innescato la reazione irascibile del giovane. Dalla ricostruzione degli investigatori – anche attraverso le dichiarazioni dell’indagata – Samuele avrebbe sferrato un pugno al volto della transessuale – per poi colpirla ripetutamente – e l’avrebbe poi afferrata per i capelli, come testimoniano le tracce biologiche trovate all’interno della Panda rossa. Una volta all’esterno dell’auto Patrizia avrebbe afferrato per il collo il ragazzo, spiegando poi di averlo fatto per difendersi dall’aggressione: un gesto «non associato a forte costrizione vista l’assenza di componente ecchimotica», scrivono i medici legali, se non nella zona del nervo vago, appena sotto il mento. Nella consulenza, la tossicologa riporta che il ventiduenne era un assuntore abituale, «ancorchè moderato» di cocaina. Come anche ’Patrizia’: i suoi capelli ’colorati’ rendono però difficile sapere ’quanto’. Impossibile anche stabilire se quel giorno l’indagata fosse sotto l’effetto di droghe: i prelievi vennero eseguiti solo a distanza di 10 giorni. I consulenti della procura ritengono che le «multiple contusioni del volto» di Patrizia sono «compatibili con un traumatismo attuato mediante pugni reiterati, nel corso della colluttazione insorta fra Samuele De Paoli e Pinheiro Reis Duarte Hudson; con modalità  analoghe potrebbero essere stato prodotte le fratture costali. Non si può escludere tuttavia – scrivono Bacci e Scalise – che possano essere conseguite alla caduta nel canale» dove finirono entrambi durante la colluttazione. Nelle settimane scorse la madre di Samuele, Sonia Sorbelli – assistita dall’avvocato Valter Biscotti – aveva parlato di «morte atroce» del figlio, chiededosi perché «questa persona, sia ancora in giro», libera. Adesso spetterà alla procura stabilire come procedere nei confronti di Patrizia. Per giovedì è fissato un nuovo interrogatorio della Pinheiro. «Prendiamo atto dei risultati della consulenza – spiega l’avvocato Francesco Gatti, difensore dell’indagata – , è confermata l’ipotesi dell’azione difensiva di Patrizia, l’evento non è riconducibile alla sua volontà».

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