Omicidio Samuele La testimonianza dell’autista combacia con la prima versione, poi ritrattata, della trans indagata

Di Alessandro Antonini

Perugia “Patrizia era molto scossa, mi diceva di essere stata avvicinata da un cliente con il quale aveva concordato una prestazione sessuale. Dopo aver concordato il prezzo mi diceva che si erano appartati, quando si è sentita prendere al collo da una seconda persona che era nascosta nella parte posteriore della vettura per fargli una rapina. Mi diceva che era nata una violenta colluttazione fino a quando non è riuscita a scappare”. Il virgolettato dell’incipit è il verbale di sommarie informazioni del suo autista, S. F., unico testimone (non indagato) sentito dalla Procura sul caso. A seguito di quella colluttazione il 28 aprile scorso è stato trovato morto nudo, in un fosso nelle campagne di Sant’Andrea delle Fratte, Samuele de Paoli, 22 anni: Patrizia, la trans con cui si era appartato, al secolo Pinheiro, Reis Duarte Hudson, è indagata per omicidio preterintenzionale. Sarebbe stata la sua stretta al collo del giovane a provocarne la morte. Stando alle dichiarazioni dell’autista, basate sul racconto a caldo della trans, sulla scena del delitto emergerebbe un secondo uomo. II dato combacia peraltro con la prima versione – poi ritrattata – dell’interrogatorio dell’indagata: insieme a Samuele in quell’auto ci sarebbe stata anche un’altra persona (“un uomo dall’accento albanese”). Patrizia, dopo essersi consultata con il suo avvocato, ha poi sostenuto che erano solo lei e Samuele. Ma sul fatto che dopo la colluttazione lei avesse paura di qualcosa, il suo autista dice di più: alle 20,45 lo chiama al telefono dicendo che aveva avuto un problema, e “una volta giunto sul posto non la trovavo sulla strada ma nascosta dietro una siepe. Era molto agitata, con un occhio tumefatto e i vestiti sporchi di sangue. Ho chiesto cosa le fosse successo e mi ha risposto che aveva avuto una colluttazione con due clienti che avevano tentato di rapinarla”. Da chi si stava nascondendo dietro la siepe? Dal secondo uomo? Un altro particolare da chiarire, che si somma alle discordanze tra il primo e il secondo interrogatorio della 43 enne brasiliana. E ancora: dopo alle 23.32, Patrizia risente al telefono l’autista e dice di voler andare a vedere come stava uno dei due con cui si era scontrata. “Aveva paura che potesse essersi fatto male”, spiega ancora il testimone. “Io le ho detto che forse non era il caso, visto che era stata aggredita e lei non ha insistito. Più tardi, ripensandoci, mi è sembrata piuttosto strana questa sua preoccupazione ma comunque ho lasciato stare e fino ad oggi pomeriggio non ci ho più pensato”. E’ stato lo stesso autista il giorno dopo, 28 aprile, saputo della morte di Samuele, a recarsi in questura e a segnalare il caso. Da li la trans è stata prelevata nel suo appartamento in piazza del Bacio e interrogata. Altrimenti, forse, non sarebbe stata identificata, nell’immediato. Quello stesso giorno, prima del ritrovamento del cadavere, era stata invitata dal medesimo testimone “ad andare in questura e in ospedale per denunciare il fatto e farsi curare, ma mi ha detto che aveva dei precedenti penali e non voleva farsi curare né, tantomeno, sporgere denuncia”, è scritto ancora nel verbale dell’autista. Al momento è ritenuto credibile dagli inquirenti.

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