Venne trovato morto in un fosso

“La vita di Samuele non vale niente per la Procura e per il mondo. Questo è quello che devo dedurre dalle notizie che abbiamo avuto ieri. Siamo arrabbiati, ammutoliti, io non ho più parole, ma una cosa posso dirla con certezza, noi non ci arrendiamo. Samuele non me lo ridarà mai nessuno ma io devo lottare per dire a tutti chi era il vero Samuele e fare emergere la verità delle cose”. A parlare, 24 ore dopo la chiusura delle indagini per la morte del 22enne Samuele De Paoli è la mamma, Sonia Sorbelli. Una donna piegata dal più grande dei dolori che non riesce a darsi pace per l’accusa di omicidio preterintenzionale caduta a carico della trans, Pinehiro Reis Duarte Hudson nei confronti della quale la Procura vuole procedere per omissione di soccorso per aver lasciato Samuele agonizzante in un fosso. “Possibile che in 15 mesi non sono riusciti a tirare fuori niente di più attinente alla verità? Non hanno figli anche loro?”. Sonia non si dà pace e annuncia battaglia legale, assistita dagli avvocati, Valter Biscotti e Ilaria Pignattini.
“Non c’è nessun rispetto per mio figlio – aggiunge – e ce n’è stato invece fin troppo per qualcun altro”. Secondo le conclusioni della Procura -l’inchiesta era coordinata dall’Aggiunto, Giuseppe Petrazzini – la trans si sarebbe difesa durante una colluttazione avuta col giovane e nelle fasi finali lo avrebbe stretto attorno al collo provocando il ri flesso vaso vagale che ha rallentato fino a far cessare il battito cardiaco. Secondo i periti, nessuno, fuori dall’ambito medico, può effettuare volutamente questa manovra. Non solo, per la Procura non c’è nemmeno l’eccesso colposo di legittima difesa. Resta solo l’omissione di soccorso.
Fra.Mar.

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