L’agguato nella zona della stazione da parte di un coetaneo. La vittima dimessa con 30 giorni di prognosi. Indaga la polizia

di Gabriele Burini
BASTIA UMBRA Se non fosse intervenuto un amico, probabilmente, staremmo raccontando un’altra storia. Perché un’aggressione con un’ascia avrebbe potuto portare conseguenze ben più gravi a un
ragazzo di 16 anni, dimesso ieri dall’ospedale con 30 giorni di prognosi e una ferita alla testa medicata con 5 punti di sutura.Il giovane, mercoledì, sarebbe stato aggredito da un coetaneo
che, arma alla mano, lo ha colpito in pieno viso. Fortunatamente, da quanto è stato possibile apprendere, la presenza di un amico della vittima ha evitato il peggio. L’aggressione, denunciata dalla
madre della vittima alla procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni, sarebbe partita da un attrito che i due 16enni si portavano avanti da tempo. Non un vero e proprio
episodio di gelosia, ma comunque una discussione nata da una ragazzina che si è protratta per alcune settimane. Fino all’aggressione di mercoledì che, sempre a quanto è stato possibile ricostruire, avrebbe visto coinvolta anche la famiglia del giovane armato di ascia, che avrebbe “aller tato” la madre della vittima – difesa dall’avvocato Saschia Soli – dell’episodio. Sul caso indagano gli agenti della polizia di Stato. “Mi auguro che il mio assistito non abbia conseguenze gravi e che venga fatto capire all’aggressore il disvalore della sua condotta – dice l’avvocato Soli -Parliamo di un minore, e ho pietà anche per lui. Sono gesti che non dovrebbero appartenere a dei ragazzi, e soprattutto certe condotte che si sono susseguite da parte dei familiari non dovrebbero esistere. Al di là delle ragioni iniziali del diverbio di alcuni mesi fa, aizzare un figlio non è cosa positiva. Quello che mi fa paura, e lo dico da madre e da cittadina, è che un ragazzo di 16 anni possa prendere uno strumento così pericoloso che può essere nocivo anche per se stesso e colpire un altro ragazzo. Significa che noi genitori abbiamo sbagliato tutto. Lì poteva esserci chiunque, come abbiamo visto pochi mesi fa a Perugia quando un ragazzo è stato ucciso per difendere il fratello. Qui non c’entra la sicurezza delle città, ma l’educazione”.
gabriele.burini@
gruppocorrier e.it

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