Questa sera al teatro Esperia di Bastia Umbra concerto dell’artista toscano

BASTIA UMBRA – “Capodiavolo era lo zio Fosco, il mio babbo fra i due fratelli era quello buono…”. Inizia così il concerto, anzi meglio dire il racconto di vita di un artista in tournée in “Capodiavolo” scritto, diretto, interpretato e cantato da Alessandro Benvenuti. L’artista toscano questa sera sale alle 21 sul palco del teatro Esperia di Bastia Umbra con il suo nuovo progetto di teatro/canzone. E se Alessandro Benvenuti siamo abituati a sentirlo nei suoi monologhi, è pur vero che da qualche anno ci siamo abituati ad ascoltarlo anche in concerto. Per lui, comunque, non è certo una novità presentarsi come musicista, il suo percorso parte da lontano. La musica è stata, infatti, la prima sua passione, e anche la prima occasione di esibizione davanti al pubblico. E tanti anni dedicati al teatro non hanno sopito questo “primo amore” riemerso in occasione del fortunato incontro, qualche anno, fa con la Banda Improvvisa. Insieme a loro Alessandro Benvenuti ha avuto l’occasione di riproporsi in qualità di cantante, prima con un progetto di cover (“Benvenuti… all’Improvvisa!”), poi con l’allestimento del concept “Storia di un impiegato” di Fabrizio De Andrè. Parallelamente è nato il desiderio di tirare fuori dal cassetto testi e brani scritti e mai utilizzati. E di scriverne di nuovi. Queste canzoni, tutte originali, vengono presentate unite a prose inedite, monologhi originali caratterizzati dallo stile di scrittura di Benvenuti: tagliente, divertente, viscerale. E’ così che si propone l’artista toscano alla guida di un quintetto di “ock minimo e acustico”, formato dal bassista e produttore Arlo Bigazzi, dalle chitarre di Antonio Superpippo Gabellini, dai colori etno-jazz di Vittorio Catalano e dai percussionisti Marzio Del Testa e Marna Fumarola. “Capodiavolo” però, sottolinea Benvenuti, non è un concerto vero e proprio. E’ teatro musicale. Musica e parole. Con molti squarci autobiografici, quotidiani, e l’esaltazione di un’umanità minima e saggia. Le canzoni rappresentano un viaggio nel tempo. “La prima la scrissi ventenne – racconta Benvenuti -, l’ultima penso di scriverla domani, al massimo dopodomani, devo solo trovare il tempo. Le liriche raccontano la mutazione dei panorami mentali e fisici che ci circondano. Ma anche la parte sconosciuta di me comico. Le nozze fra poesia e ironia. Non fanno la morale, raccontano il furore, l’estasi del bello, la speranza. Nei monologhi ho cercato di trarre il meglio di tanti anni di esperimenti nel linguaggio comico. Materiali inediti giacché tutti gli scritti appartengono al mio diario personale o sono lavori che attualmente ho in cantiere. Sono quindi inediti comici d’autore. Il filo rosso che unisce racconto e canzoni è l’inquietudine, che sembra diventata per tutti l’unica condizione nella quale si è costretti a vivere”.

Pdf: Corriere-2010-03-31-pag41

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