Rodolfo Mantovani Atleta, attore, sceneggiatore legato alla sua terra. “Il Medioevo è la nostra identità”

Esperto di rievocazioni storiche Il percorso artistico di Mantovani è iniziato conoscendo da dentro la
macchina del Palio de San Michele di Bastia Umbra poi ha vinto il concorso per il Centro universitario
teatrale di Perugia

di Silvia Vagaggini
BASTIA UMBRA Dalle rievocazioni storiche ai palcoscenici teatrali, fino alle fiction televisive più amate; questo e molto altro è Rodolfo Mantovani, attore e sceneggiatore umbro che nella serie La figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa ha interpretato, Primo Rivalta, l’indomito fattore della tenuta Ristori. Un personaggio poliedrico con un passato da atleta e da paracadutista che lo ha aiutato a trovare nel palcoscenico la sua dimensione ideale convinto che l’unica via alla libertà espressiva sia proprio la disciplina. “Ho avuto sempre il piacere delle regole perché nonostante appaiano come un limite sono in realtà qualcosa che ti libera e che ti permette di vedere le tue infinite possibilità di azione”, ha spiegato l’attore Umbro.- Rodolfo, come si è avvicinato al mondo dell’arte teatrale ? Il mio primo spettacolo è stato “Forza venite gente” ma è il Palio de San Michele di Bastia Umbra che ha dato il vero avvio al mio percorso artistico. Allora ero poco più che un quindicenne ma ero già affascinato da quel mondo. Collaborare alla festa della mia città significava avere la possibilità di essere coinvolto in tute le arti dello spettacolo, dalla danza al teatro, fino alla sartoria e alla scenografia. Trovarmi da ragazzino a vivere queste cose mi ha fatto capire che io in quel mondo ci volevo proprio stare. Che ruolo ha avuto la sua famiglia nella sua vocazione allo spettacolo? I miei genitori mi hanno sempre stimolato a fare ciò che mi piaceva fare e sono stati il motore della mia curiosità e della mia progettualità. Mio padre è stato sempre molto attivo nel tessuto sociale sia come politico che come membro della Pro Loco di Bastia Umbra. Io sin da piccolo ho respirato quest’aria che mi ha insegnato a stare in mezzo alla gente e a costruire progetti con le persone. – Lei è stato anche uno sportivo a livello agonistico e un paracadutista della Folgore, come si concilia il rigore di queste discipline con la leggerezza dell’arte ? Sono stato istruttore di atletica leggera, istruttore di nuoto e campione regionale del lancio del disco e del peso e da ventenne mi son ritrovato ad indossare la divisa. Non le ho mai vissute come mondi contrapposti, anzi lo sport e l’esperienza militare mi hanno insegnato la disciplina, il controllo del corpo, il rispetto del lavoro quotidiano: tutte qualità fondamentali anche per il teatro. Anche l’arte è il risultato di una preparazione molto rigorosa che non lascia nulla al caso. L’attore viene speso visto come un personaggio naif che si sveglia tardi la mattina e che non ha orari ma non è così.- Cosa le piace di più del suo lavoro? La cosa fantastica è che ogni giornata che vivo è diversa dalle altre e questo mi ha permesso di sviluppare una sensibilità superiore, verso me stesso e verso il mondo esterno. Ascoltare è infatti il verbo più bello che ho imparato nel mio percorso ed è la parola chiave del teatro. Ascoltare sé stessi serve a migliorarsi riconoscendo i propri limiti e le proprie emozioni, mentre ascoltare gli altri è fondamentale per costruire un dialogo autentico in scena. Come ha gestito le fasi di successo e di silenzio tipiche del vostro lavoro? Il mio obiettivo è sempre stato inseguire il mestiere e non la fama e questo mi ha salvato. Ho sempre tenuto i piedi ben ancorati a terra anche quando uscivo da fiction televisive acclamate come Elisa di Rivombrosa. Ho cercato la mia identità non nel successo ma nel lavoro quotidiano con me stesso soprattutto in quei momenti in cui le luci erano spente. – Oggi lei lavora in tutta Italia ma che ruolo ha avuto l’Umbria nella sua formazione artistica? Un ruolo decisamente centrale. Come dicevo prima il Palio de San Michele ha dato l’avvio al mio percorso artistico fino al concorso vinto presso il Centro universitario teatrale di Perugia. Questa è una scuola di eccellenza che abbiamo in Umbria ma di cui a volte si sente poco parlare. Qua ho avuto l’opportunità di studiare con docenti di fama internazionale che mi hanno permesso di fare esperienze sempre più professionalizzanti come le fiction televisive, programmi tv su history channel e discovery channel e spettacoli teatrali sui palchi più conosciuti d’Italia. Nonostante ciò non ho mai abbandonato il Palio di San Michele e la mia regione continuando a lavorare come sceneggiatore e regista per i nostri meravigliosi eventi, dalle Gaite di Bevagna al Calendimaggio fino a diventare il direttore artistico di Perugia 1416. Molti degli eventi per i quali collabora, compreso il “Medioevo a Valvasone” in Friuli Venezia Giulia, di cui è anche direttore artistico, sono legati al Medioevo; si tratta di una necessità lavorativa o di una passione? Un incontro tra le due cose. Da un lato c’è una forte richiesta soprattutto in Umbria, dove il Medioevo è parte integrante dell’identità culturale; dall’altro c’è un grande interesse personale per un periodo che è ingiustamente definito “buio”. Quando qualcuno mi dice “stiamo ritorniamo al medioevo” io gli rispondo sempre “magari!”. Il Medioevo è
ancora “vivo” in Italia e soprattutto in Umbria. È stato un periodo ricchissimo di cultura, di spiritualità e di invenzioni ed opere che ancora oggi influenzano il nostro modo di vivere. Pensiamo solo alla Basilica di San Francesco: solo da un punto di vista cromatico siamo nutriti e appagati da suggestioni cromatiche intense; una chiesa moderna ci darebbe la stessa emozione? Basta girare per le vie dei nostri paesini umbri per capire che noi italiani siamo ancora medioevali, siamo ancora l’Italia dei Comuni e il medioevo ancora ci appartiene perché portiamo avanti quello che in quegli anni abbiamo sviluppato dalle banche alle università insieme ad un’infinità di mestieri nei quali ci siamo distinti negli anni.

Il profilo

DA 30 ANNI LAVORA TRA CINEMA, TEATRO E TV
Nato a Foligno il 15 agosto 1978, Rodolfo Mantovani è un attore, sceneggiatore e regista con oltre trent’anni di esperienza nel teatro, nel cinema e nella televisione. Dopo gli inizi sui palcoscenici di feste e rievocazioni locali, Rodolfo ha spiccato il volo arrivando ad interpretare il ruolo di Primo Rivalta nella serie televisiva La Figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa. Nonostante la sua formazione artistica lo abbia portato a ricoprire ruoli anche sui palchi dei teatri più famosi d’Italia, l’attore non ha mai abbandonato le sue radici; dopo essere stato direttore artistico di Perugia 1416 ha collaborato e collabora ancora
per le rievocazioni storiche più famose della regione come il Calendimaggio e le Gaite di Bevagna solo per citarne alcune.

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