Venerdì sera Bastia era viva. Viva davvero.

Una piazza piena, entusiasmo, colori, ragazzi, famiglie, Rionali e volontari. Una straordinaria atmosfera di festa costruita ancora una volta grazie al lavoro dei Rioni e dell’Ente Palio, ai quali va il mio più sincero ringraziamento e il mio più grande complimento.

Perché il Palio non è semplicemente una festa e certamente non è un passatempo. È uno degli elementi che compongono la spina dorsale sociale della nostra comunità. È uno dei luoghi nei quali Bastia costruisce appartenenza, relazioni, identità e partecipazione.

E forse, ogni tanto, dovremmo ricordarcelo tutti.

Avere cura del Palio significa avere cura di Bastia. Prima di giudicarne lo spirito bisognerebbe avere almeno la curiosità di entrarci dentro, vivere una serata in un Rione, vedere da vicino quanto lavoro gratuito, quanta passione e quanto sacrificio ci siano dietro ciò che poi, per alcune settimane, tutta la città può vedere e vivere.

Ci sono ragazzi che lavorano per mesi, famiglie che cucinano e organizzano, persone che costruiscono, provano, progettano, discutono e regalano il proprio tempo alla comunità. Tutto questo non può essere dato per scontato.

Allo stesso modo dobbiamo avere la capacità di distinguere.

Se una persona sporca, rompe qualcosa o si comporta in maniera sbagliata, la responsabilità è di quella persona. Non di un Rione, non del Palio e certamente non delle centinaia di persone che ogni giorno lavorano con rispetto e senso di responsabilità.

Non tutto quello che accade durante il periodo del Palio può essere automaticamente attribuito ai Rioni. Confondere un comportamento individuale con un’intera comunità significa fare un torto a tantissime persone perbene che dedicano energie e tempo alla nostra città.

I comportamenti sbagliati vanno condannati e corretti, sempre. Ma farlo non significa mettere in discussione tutto ciò che di positivo il Palio rappresenta.

Perché criticare è semplice. Costruire è molto più difficile.

E il Palio, da decenni, costruisce.

Costruisce amicizie, identità, ricordi, appartenenza. Costruisce legami tra generazioni. Tiene insieme ragazzi che magari, senza il Rione, non si sarebbero mai incontrati. Permette ai nostri figli di conoscere Bastia non soltanto attraverso la sua storia, ma vivendola, attraversandola e contribuendo in prima persona alla vita della propria comunità.

È anche per questo che credo sia sbagliato immaginare una città nella quale, per evitare ogni possibile disagio, si rinunci all’entusiasmo, alle prove, ai canti, alle persone nelle strade e alla partecipazione.

Io preferisco una Bastia che per alcune settimane canta, discute, prova, corre, si appassiona e qualche volta può anche eccedere, purché sappia riconoscere e correggere ciò che non va, piuttosto che una città silenziosa, spenta e senza più nulla per cui emozionarsi.

Amare Bastia significa questo: non ignorarne i problemi, ma provare a risolverli. Significa correggere ciò che non funziona senza distruggere ciò che funziona. Significa avere l’intelligenza di distinguere un errore individuale dal valore di una comunità intera.

Difendere il Palio non significa giustificare comportamenti sbagliati. Significa difendere uno dei luoghi nei quali i nostri ragazzi crescono insieme, il volontariato continua ad avere un ruolo centrale e una tradizione riesce, anno dopo anno, a rinnovarsi e a parlare anche alle nuove generazioni.

Quando custodiamo questi spazi di comunità, quando sosteniamo chi dedica gratuitamente il proprio tempo agli altri e quando manteniamo vive le nostre tradizioni, stiamo avendo cura del futuro della nostra città e, soprattutto, dei nostri ragazzi.

Venerdì sera, guardando quella piazza, ho pensato una cosa molto semplice:

questa è Bastia.

Una città capace ancora di riempirsi, incontrarsi, emozionarsi e sentirsi comunità.

E chi ama Bastia non può che esserne orgoglioso.

W i Rioni.
W l’Ente Palio.
W San Michele.
W il Palio.
W Bastia Umbra.

Erigo Pecci
Sindaco di Bastia Umbra

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