Insieme ad un complice la donna sottraeva fondi alla ditta per cui lavorava. FALSE SCRITTURE contabili, strani giri di assegni, un «piano criminale» che in dodici anni — dal 1996 al 2008 — ha fruttato un milione di euro. Tanto, secondo le indagini della guardia di finanza, è riuscita a portar via una segretaria di 64 anni al suo ex datore di lavoro, che ha ottenuto dal tribunale di Perugia il sequestro preventivo di una villa con terreno ad Assisi e di un altro appartamento a Bastia Umbra. La donna, originaria di Assisi, imputata nel processo in cui ha già patteggiato il presunto complice, un altro imprenditore di 62 anni al quale erano state intestate decine di fatture per operazioni ritenute inesistenti, ma utili essenzialmente a sottrarre liquidità alla ditta che si occupa dell’installazione di impianti elettrici, è accusata dei reati di truffa, appropriazione indebita, falso in scrittura privata e sostituzione di persona. In seguito alle meticolose indagini della sezione di polizia giudiziaria, coordinate dal luogotenente Teodoro Di Luca, il pubblico ministero Mario Formisano ha chiesto la citazione diretta a giudizio della segretaria infedele e dell’altro imprenditore.
LA STORIA. L’indagine delle fiamme gialle ha preso le mosse da una denuncia presentata dall’imprenditore truffato il quale, sottoposto nel 2008 a controllo fiscale da parte della Agenzia delle entrate, si era visto contestare l’emissione di fatture per operazioni inesistenti di notevole importo. Convinto della regolarità del proprio operato l’imprenditore ha dunque deciso di avviare una verifica contabile interna che lo ha portato a sospettare della propria dipendente. L’attività di indagine della finanza, durata alcuni mesi, ha consentito di ricostruire i rapporti economico-finanziari contestati. Durante gli accertamenti è emersa la falsificazione delle scritture contabili e l’appropriazione da parte della dipendente — in passato anche socia della stessa ditta — in concorso con un imprenditore suo amico, di circa un milione di euro. «Di cui 749mila euro per operazioni con l’altro imprenditore», spiega il colonnello Vincenzo Tuzi del comando provinciale perugino. «In sostanza — è ancora Tuzi — l’indagata sottraeva disponibilità economiche al suo datore di lavoro, non al fine di scorporare le imposte ma più semplicemente per sottrarre liquidità». Al datore di lavoro è stata accolta dal giudice Marina De Robertis la richiesta di costituzione di parte civile firmata dall’avvocato
Giovanni Dean.
Enzo Beretta

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