Francesco Fratellini continua a ripetere che «la storia non si riscrive, si racconta».

Ha ragione. Raccontiamola tutta.

Perché in urbanistica esiste una certa differenza tra:

  • immaginare un intervento;
  • ⁠inserirlo in una tavola;
  • adottare un piano;
  • approvarlo;
  • ⁠sottoscrivere la convenzione;
  • ⁠reperire le risorse;
  • superare i pareri;
  • progettare l’opera;
  • affidare i lavori;
  • ⁠realizzarla.

Fratellini, invece, ogni volta che questa amministrazione completa un procedimento o rende concretamente realizzabile un’opera, recupera una vecchia delibera e grida: «Era già tutto fatto!»

No. Era scritto.

E una delibera non è una ruspa.

Dopo oltre quindici anni trascorsi a occuparsi di urbanistica, il nuovo Piano regolatore non è stato approvato definitivamente.

L’iter, iniziato nel 2010-2011, è arrivato soltanto nel luglio 2023 all’adozione della Parte strutturale: un punto di partenza, privo ancora della Parte operativa e del completamento del procedimento.

In compenso, in quegli anni sono state approvate numerose varianti e molti piani immobiliari specifici.

Tra questi, il Piano Franchi: circa 240.000 metri cubi mantenuti e difesi dal centrodestra, con cinque palazzine previste o realizzate nell’area.

Piazza del Mercato fu approvata nel 2014, ma il piano venne poi revocato perché il soggetto privato non aveva neppure sottoscritto la convenzione.

Questa è la prova migliore che un’approvazione politica, senza tutti gli atti successivi, può rimanere soltanto carta.

Ora la stessa rappresentazione viene riproposta sulle urbanizzazioni e sulle opere viarie: loro avrebbero già fatto tutto, mentre noi dovremmo limitarci a inaugurare ciò che ci hanno gentilmente lasciato.

Peccato che, per arrivare ai lavori, qualcuno debba approvare le varianti necessarie, predisporre i progetti, recepire le prescrizioni idrauliche, ambientali e geologiche, definire gli obblighi dei privati, trovare le coperture e assumersi la responsabilità degli atti.

È il lavoro meno fotografabile, ma è quello che distingue una promessa da un’opera realizzabile.

Nessuno vuole cancellare ciò che è stato fatto prima. Ma non accettiamo che vengano trasformate in opere concluse idee rimaste per anni dentro un faldone.

La storia urbanistica del centrodestra a Bastia è piuttosto semplice:

  • Non hanno concluso il nuovo Piano regolatore;
  • Hanno approvato grandi trasformazioni immobiliari: diverse sono rimaste ferme o incomplete;

e oggi pretendono i diritti d’autore sul lavoro necessario a renderle concretamente realizzabili.

Fratellini può continuare a raccontare la storia.

Noi preferiamo rendere reali e realizzare atti che erano solo sulla carta.

Perché la differenza politica è tutta qui:

loro rivendicano la paternità delle intenzioni;

noi ci assumiamo la responsabilità dei risultati.

Quindi sì, la storia si racconta. Ma, possibilmente, dopo averla fatta.

COALIZIONE CIVICO PROGRESSISTA – BASTIA UMBRA

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