Ieri a Bastia convegno su «Sistema moda in Umbria»


MASSIMILIANO CAMILLETTI


BASTIA UMBRA – Il settore moda in Umbria è stato l’oggetto di un convegno tenutosi nella mattina di ieri presso la sala del consiglio comunale. L’incontro, promosso dalla segreteria provinciale della Uilta (Unione italiana lavoratori tessile abbigliamento) e dalla Uil regionale, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del sindaco Lazzaro Bogliari e dell’assessore regionale Ada Girolamini. Dalle tribune, un numeroso pubblico costituito principalmente da ex dipendendenti della Hemmond, ha seguito con partecipazione i lavori che sono stati aperti dal segretario regionale Uilta Giorgio Salucci, mentre le conclusioni sono state tirate dal segretario nazionale Uilta Edoardo Rossi. Proprio Salucci ha riportato l’attenzione su una questione spinosa che ha coinvolto Bastia e in particolare l’occupazione femminile: quella della Hemmond dove sono andati in fumo oltre centoquaranta posti di lavoro. L’azienda è stata rilevata da circa un anno dalla Roberto Ferrante srl che al momento dell’acquisizione seminò ottimismo illustrando i due progetti su cui puntava per rilanciare l’azienda. Da un lato la costituzione della classica fabbrica di maglieria nei locali di Bastia. Parallelamente, a Santa Maria degli Angeli dove la Hemmond aveva un magazzino che utilizzava come base per lo smistamento e la distribuzione dei prodotti, avrebbe dovuto dar vita, grazie ad un consorzio con altre aziende, ad un polo di formazione del personale addetto alla maglieria di cui si sarebbe servita non solo la Ferrante, ma anche le altre aziende consorziate. Sempre a Santa Maria si sarebbero dovuti realizzare i filati da lavorare poi nello stabilimento di Bastia da dove sarebbero dovuti uscire i capi finiti. Si sarebbe così eseguito il ciclo completo della filiera all’interno dell’azienda. “Validi progetti che allora incassarono anche il nostro sostegno ma che oggi sembrano – ha denunciato Salucci – rimasti sulla carta. Entro il primo quadrimestre del 2004 Ferrante aveva promesso che il numero dei dipendenti sarebbe arrivato a quota 70, invece l’organico attuale della Hemmond si compone di 12-13 unità di cui solo 3-4 ex dipendenti”.
Sulla base di queste considerazioni Salucci ha sollecitato nel corso del dibattito che della questione Hemmond si torni a discutere su un apposito tavolo istituzionale, lo stesso che all’epoca della crisi venne aperto e che oggi non può dirsi chiuso vista la situazione di precarietà in cui versano la gran parte degli ex lavoratori.

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