Tennis Il bastiolo incanta in Alabama. Ora la Nazionale, con un occhio agli Internazionali
di Luca Bernardini
BASTIA UMBRA Francesco Felici, via Alabama, è tornato in Italia per difendere il tricolore. Il campione di tennis in carrozzina di Bastia Umbra, già numero 2 della classifica mondiale Junior, è rientrato dagli Stati Uniti per disputare le qualificazioni europee alla Coppa del Mondo di wheelchair tennis, in programma ad Alghero da oggi fino al 10 maggio. Felici, alla quarta convocazione consecutiva nella squadra capitanata dal commissario tecnico Giancarlo Bonasia, si prepara quindi a lasciare, almeno per il momento, i colori dell’Università dell’Alabama per vestire la maglia azzurra. Cresciuto alla Tennis Training School di Foligno con la supervisione dei tecnici nazionali Giampaolo Coppo e Giancarlo Bonasia, dopo aver partecipato agli Us Open 2023 ha ricevuto chiamate da vari college americani che gli hanno offerto una borsa di studio per combinare la carriera nel tennis agonistico e gli studi accademici. E Felici
ha scelto proprio l’Università dell’Alabama, dove, oltre a impugnare la racchetta, frequenta il corso di laurea in Ingegneria aerospaziale. Il bastiolo è ormai diventato una celebrità oltreoceano. Autore di stagioni agonistiche al top, Francesco ha vinto per due anni consecutivi il campionato universitario statunitense individuale, peraltro senza mai perdere un incontro. Per festeggiare la vittoria del 2025, il college gli ha consegnato l’anello celebrativo al Bryant–D enny Stadium, tempio da oltre 101 mila posti e casa dei Crimson Tide, squadra di football americano dell college dell’Alabama. Nonostante gli studi e i tanti impegni con l’università americana, nei pochi tornei internazionali a cui ha
partecipato, Felici ha raggiunto la 76esima posizione nella classifica internazionale Itf Singles. Ora è pronto alla sfida in Sardegna, con un occhio anche a Roma, dove tra poco, al Foro Italico, andranno in scena gli Internazionali d’Italia. La speranza per una wild card non è mai stata così concreta. Ma adesso c’è da portare in alto il tricolore.
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