BRACCIO DA MONTONE
Braccio lo aveva scritto che la “guerra” per le candidature alle amministrative sarebbe stata più velenosa e carica di tradimenti dei conflitti quattrocenteschi. In questo quadro “la battaglia i di Bastia” è esemplare: la rissa scatenatasi nel centrosinistra non ha pari e gli approdi, a cui sin qui è giunta, sono altamente istruttivi. Nella cittadina a più alto tasso di sviluppo economico dell’intera regione e ad altissima concentrazione di eredi del Pci, il sindaco era stato eletto sempre al primo turno. Al centrodestra l’unica parte concessa era quella del Cireneo: portar la Croce cantando. Adesso a pochi giorni dall’inizio della campagna elettorale il centrosinistra ha tre o quattro candidati che si sparano col fucile a pallettoni.
C’è Francesco Lombardi, indicato ufficialmente dai Ds, nella parte di San Sebastiano trafitto dalle frecce. Di lui se ne dicono di tutti i colori, persino, che avrebbe un serio “conflitto d’interessi”.
Perché? Siccome è direttore provinciale della Cna, l’organizzazione degli artigiani, avrebbe in questa veste aiutato una serie di piccoli imprenditori bastioli e ora, data la moneta, verrebbe a raccogliere i cammelli, cioè i voti.
Poi c’è Rosella Aristei, ex segretaria della locale sezione diessina, che si appresta a presentare una lista civica (riuscirà probabilmente a collegarsi anche con Massimo Mantovani, ex consigliere regionale di An). La signora, col piglio della direttrice didattica, denuncia il suo ex partito di “mancanza di democrazia”. Caratteristica di cui si è accorta non durante il periodo in cui lo dirigeva, ma solo qualche giorno fa, quando gli ingrati compagni hanno preferito candidare a sindaco un altro.
Dal canto loro quelli di Rifondazione hanno deciso di andare per conto loro: non sono d’accordo con i programmi dei partiti della coalizione. Dulcis in fundo, sembra che anche la Margherita voglia presentare un candidato e non è detto che non lo faccia. E così arriviamo a quota quattro.
Centrosinistra diviso? No, polverizzato. E soprattutto incattivito. Il potere qualche volta logora anche chi ce l’ha.
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