ORARIO NON STOP DALLE 10 ALLE 20
BASTIA UMBRA – E da oggi a domenica, ultimo week-end per ammirare le meraviglie di “Amab – Assisi Mostra Arte Antiquariato Bastia Umbra“ negli spazi dell’Umbriafiere. La rassgena, aperta non stop dalle 10 alle 20, offre un viaggio tra antiquariato, arte moderna e contemporanea, design, grafica, gioielleria e l’arte in tutte le sue espressioni, con 90 espositori da tutta Italia che la confermano come uno degli appuntamenti culturali più attesi del Centro Italia. Organizzata da Società Eventi Arte con direzione di Emo Antinori Petrini, questa 51esima edizione porta avanti un rinnovamento iniziato nel 2023, con una fiera dove le più diverse forme d’arte dialogano tra loro. Tra gli eventi, domani Bruno Corà terrà un focus sulla vita e l’attività artistica di Nuvolo e domenica, a chiusura della manifestazione, verrà consegnato il Premio Miglior Allestimento. Novità di questa edizione è “Amab Off“ che trasforma la fiera in un sistema culturale diffuso, con mostre eventi, musica e installazioni in corso a Bastia Umbra, Santa Maria degli Angeli e Assisi.
Mostra Arte Antiquariato San Francesco delle origini «Così lo abbiamo studiato»
Una scultura lignea del XIII secolo riemerge nella rassegna a Umbriafiere «Testimonia il passaggio tra la memoria del santo e la sua prima iconografia»
BASTIA UMBRA Nel silenzio carico di attesa del nono padiglione della mostra antiquaria di Bastia Umbra, tra oggetti che raccontano storie lontane, emerge una presenza che sembra respirare. È il volto scavato e ardente di San Francesco d’Assisi, restituito alla luce da una scultura lignea che non si limita a rappresentare, ma sembra evocare. Si tratta di una struttura in legno di gattice di straordinaria importanza storica, databile alla metà del Duecento e ricondotta nell’ambito del cosiddetto ’Maestro di San Francesco’, figura ancora avvolta nel mistero ma centrale nella nascita dell’immaginario francescano. L’opera rappresenta una delle più precoci e intense raffigurazioni del Poverello di Assisi, quasi un punto di contatto tra la memoria viva e la sua prima trasfigurazione artistica. Alta quasi quanto un uomo, 140 centimetri di materia viva, questa figura intagliata nel noce porta con sé il peso e la grazia del tempo. Il legno, svuotato all’interno come un’anima resa leggera, vibra di una tensione che attraversa i secoli: le pieghe del volto, lo sguardo assorto, la postura raccolta raccontano una sofferenza composta, una pace conquistata. Non è solo arte, è un dialogo sospeso tra carne e spirito. La scultura si presenta oggi nello stato più puro, priva della policromia originale: la materia lignea rivela senza filtri un’esecuzione plastica carica di tensione ascetica. Seppure priva delle braccia — e dunque dei segni visibili delle stigmate — la statua emana una forza espressiva intatta, concentrata nel volto scavato e nel rigore del saio. Questa assenza cromatica e formale ne accentua l’essenzialità, offrendo l’immagine di un Francesco autentico, spogliato di ogni sovrastruttura, restituito alla sua nudità spirituale. «Una rarità — sottolinea Perla — che testimonia il passaggio cruciale tra la memoria vivente del santo e la nascita della sua prima iconografia ufficiale». E proprio attorno a questa soglia delicatissima — tra storia e visione, tra materia e verità — si colloca il lavoro della famiglia Perla. Secondo il proprietario Silvio Perla, titolare di Antichità Perla nel cuore di Ascoli Piceno, la cui esperienza nel settore supera i cinquant’anni, la scultura trova piena collocazione nel XIII secolo, in terra umbra, negli anni immediatamente successivi alla morte del santo. Una convinzione che non nasce da un’intuizione isolata, ma da una lunga consuetudine con le opere, da uno sguardo educato nel tempo a riconoscere le tracce sottili dell’autenticità. Accanto a lui, il
figlio Patrizio, perito d’arte con formazione specialistica, contribuisce a rafforzare questa lettura, in un dialogo generazionale che unisce esperienza e metodo. È una continuità familiare che non si limita alla trasmissione di un mestiere, ma diventa custodia di un sapere: cinque generazioni dedicate all’antiquariato e al restauro, cinque generazioni che hanno imparato a distinguere ciò che è eco da ciò che è origine. La certificazione dell’opera, rilasciata da Antichità Perla, si inserisce dunque in una tradizione di responsabilità e competenza. A sostegno di questa attribuzione si affiancano anche pareri favorevoli, seppur espressi verbalmente, da storici e critici di fama nazionale, che riconoscono nella scultura elementi coerenti con la produzione umbra del Duecento. Ma più ancora dei sigilli e delle conferme, è la coerenza interna dell’opera a parlare: la qualità dell’intaglio, la struttura cava, la scelta del materiale, la tensione espressiva — tutto sembra convergere verso un’unica direzione, quella della verità. Ma al di là delle certificazioni e delle attribuzioni, c’è qualcosa che sfugge alle perizie: una verità emotiva che si impone senza chiedere permesso, una presenza che si fa sentire prima ancora di essere compresa.
Maria Grazia Lappa
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