L’avvocato insospettabile investiva in terreni e palazzi
PERUGIA – E’ sull’asse tra la Campania e Bastia Umbra che l’operazione “Bora Bora” ha messo le radici e va avanti. Come ha detto il procuratore Nicola Miriano: “Non è finita qui”. Non è finita qui significa che l’operazione non chiude con gli arresti (sei), le ragazze che sfilano nella caserma dei carabinieri e i clienti del locale che scoprono di essere finiti, chi sceglieva gli incontri ravvicinati, nelle telecamera piazzate dai militari del reparto operativo. Non finisce qui vuol dire che quello che la guardia di finanza avrebbe scoperto nella casa di D.A., l’avvocato del gruppo, potrebbe essere molto interessante. Un controllo arrivato fino a Nola, con gli uomini delle fiamme gialle che hanno girato ogni angolo, aperto ogni cassetto. Nello stesso momento in cui i carabinieri , in via degli Ippocastani, accendevano la luce e facevano chiudere la serata delle bellissime. E dei loro clienti. Molti potenziali, altri già con la mano sul portafogli per tira via i cinquanta euro buoni per dieci minuti di passione. Vera. Controlli sui conti correnti, ma anche controlli sugli investimenti realizzati da alcuni dei sei. Soprattutto sulle attività dell’avvocato. Che aveva la laurea appesa al muro ed una finanziaria da cui entrava e usciva, nel Folignate. Se sia stata la copertura per gestire l’attività di usura, lo diranno gli uomini delle fiamme gialle. Che dovranno anche scoprire se quelle attività edilizie (appartamenti e terreni, si dice) siano la copertura per affari meno presentabili e quindi una sorta di grande lavatrice dove venivano ripuliti i soldi che arrivavano da sfruttamento della prostituzione e dallo strozzinaggio ipotizzato dalla procura. L’operazione “Bora Bora” è venuta fuori in pieno inverno. Ma sin dalla scorsa estate i militari dell’Arma avevano capito che in quel capannone della zona industriale di Bastia Umbra non succedeva semplicemente quello che era pubblicizzato anche dai grandi manifesti che occhieggiavano dalla superstrada, a due passi dallo stadio. A confermarlo sono state le telecamere che hanno allungato l’occhio elettronico dentro ai separè. Ed anche le intercettazioni telefoniche hanno dato una robusta mano. Ma la puntata più succosa dovrebbe spuntare da quello che deve studiare a fondo la guardia di finanza. L’intreccio tra finanziaria, attività edilizia e immobiliare sotto la regia dell’avvocato. Che si ritrova in carcere con l’accusa non solo di sfruttamento della prostituzione (altri cinque in manette con la stessa accusa) ma anche di riciclaggio. Scenari che potrebbero far arrivare anche a tracciare un legame tra la tranquilla e ricca provincia dell’Umbria e ambienti legati alla criminalità organizzata.
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