La docente Melelli scrive una lettera aperta dopo la decisione di spostare classi del liceo Properzio da Assisi a Bastia Umbra

BASTIA UMBRA “Insegno all’Istituto professionale per i servizi commerciali di Bastia Umbra da quindici anni. Ho visto studenti crescere, diplomarsi e trovare una strada; ho osservato docenti investire tempo, energie e risorse personali per trasformare quella scuola in un luogo accogliente, inclusivo e dignitoso”.
A scrivere una lettera aperta la professoressa Claudia Melelli, docente di Italiano a Storia all’Ipsc Bastia Umbra, che interviene in seguito alla notizia del trasferimento temporaneo di 350 studenti del liceo Properzio di Assisi nella sede di via Giontella (nella foto) a Bastia Umbra, decisione della Provincia che ha suscitato diverse prese di posizione nelle due città. “Abbiamo imbiancato e abbellito aule e corridoi, curato spazi verdi, piantato alberi e cespugli -dice l’insegnante rivolgendosi agli studenti – Abbiamo realizzato molto più di quanto fosse richiesto al nostro ruolo, perché quella scuola per noi non era un edificio, era una comunità. È difficile assistere oggi a una vicenda che mi lascia un profondo senso di amarezza, delusione e sconcerto. La decisione di destinare la sede dell’Ipsc all’accoglienza temporanea degli studenti del liceo Properzio (in attesa dei lavori di adeguamento sismico della loro scuola) – come evidenziato nei recenti articoli usciti sulla stampa locale – è stata presentata come una grande opportunità per il territorio e, con entusiasmo, è stato già celebrato l’arrivo di 350 studenti, sottolineandone i benefici economici e l’arricchimento culturale che ne deriverebbero. Eppure, mi colpisce un’assenza: quella dei miei studenti. I circa 100 ragazzi che frequentano l’Ipsc sembrano essere scomparsi dal racconto biblico e pubblico della vicenda. Come se non esistessero. Come se il loro percorso scolastico, il loro legame con la scuola e con il territorio fossero un dettaglio marginale; gli articoli ringraziano la dirigenza per la disponibilità dimostrata, ma si parla poco delle conseguenze concrete che questa scelta avrà sulla vita quotidiana di chi quella scuola la frequenta ogni giorno; ci sarà persino chi dovrà affrontare a breve l’esame di Stato in un contesto inevitabilmente complesso. Sono aspetti che meritano attenzione e rispetto. Non lo avete mai apprezzato veramente, ma l’Ipsc rappresenta da anni una realtà importante per Bastia Umbra. Non è soltanto una scuola professionale per i servizi commerciali: è l’unica scuola superiore del Comune, scelta da famiglie che hanno trovato in essa una risposta concreta alle esigenze formative dei propri figli, non siamo una presenza marginale, ma una risorsa alle vostre attività. Ciò che mi ferisce maggiormente non è la necessità di affrontare una situazione logistica complessa, me ne vado volentieri, ma le emergenze edilizie esistono e vanno gestite diversamente. Ciò che mi lascia perplessa è il modo in cui tutto questo è stato raccontato. Come se l’arrivo di un liceo meritasse celebrazioni e visibilità, mentre il sacrificio richiesto a una scuola professionale potesse essere dato per scontato. È una percezione che richiama un pregiudizio antico e duro a morire: l’idea che il liceo rappresenti la cultura ‘alta’ e che l’istruzione professionale occupi un gradino inferiore. Il valore di una scuola non si misura dal nome che porta, ma dalla qualità del lavoro che svolge e dalle opportunità che offre ai suoi studenti. In questa fase di cambiamento c’è inoltre un altro elemento che merita di essere ricordato. Il professor Carlo Menichini, dirigente scolastico che ha guidato l’Iis M. Polo – R. Bonghi encomiabilmente e instancabilmente si avvia al pensionamento. Per tutti noi la sua uscita rappresenterà uno strappo significativo. Ha accompagnato generazioni di studenti con attenzione e umanità, contribuendo a costruire un ambiente educativo che molti porteranno con sé ben oltre il diploma. Li ha rispettati come se fossero le più alte cariche in grado, li ha educati come figli suoi e istruiti rendendoli cittadini adulti e consapevoli. Le scuole sono storie condivise. Quando si prendono decisioni che le riguardano, sarebbe auspicabile che nel dibattito pubblico trovassero spazio tutte le voci coinvolte. Anche quelle dei cento studenti che, pur essendo meno numerosi, meritano di essere visti”. Infine conclude: “Ai miei studenti – ogni anno grazie a voi imparo più di quanto insegno”.
N.B.

Loading

comments (0)

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.