LA SENTENZA

Il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria ha annullato anche il secondo decreto di vincolo imposto dalla Soprintendenza sul complesso industriale Spigadoro Petrini di Bastia Umbra, accogliendo i ricorsi presentati da Mignini & Petrini spa e Molini Spigadoro spa contro il decreto del ministero della Cultura del 19 settembre 2025. La decisione riguarda anche la cosiddetta torre Petrini, da anni al centro del confronto sul futuro urbanistico dell’area ex industriale. Secondo il Tar, la Soprintendenza non ha fornito motivazioni sufficientemente solide per giustificare un vincolo culturale particolarmente importante, come richiesto dal Codice dei beni culturali per gli immobili privati. Nella sentenza pubblicata ieri i giudici osservano che la documentazione ricostruisce lo sviluppo dell’azienda Petrini nel Novecento, ma non individua fatti storici specifici, innovazioni o eventi tali da distinguere il complesso rispetto ad altre realtà industriali dello stesso periodo. Per il collegio non basta il successo imprenditoriale dell’azienda né il richiamo generico al valore identitario per la comunità di Bastia Umbra. Il Tar ha inoltre evidenziato il contrasto con un precedente parere della stessa Soprintendenza del 2018,nel quale la torre e il complesso venivano considerati elementi di forte impatto paesaggistico sulle visuali verso Assisi. Secondo i giudici, anche nel secondo provvedimento manca una motivazione adeguata capace di superare i motivi che avevano portato all’annullamento del primo vincolo, già disposto con una precedente sentenza e confermato anche dal Consiglio di Stato. La sentenza richiama inoltre alcune carenze istruttorie, tra cui l’assenza di sopralluoghi diretti all’interno degli immobili prima dell’imposizione del vincolo. È stato invece dichiarato inammissibile il ricorso relativo all’archivio dell’architetto Dino Lilli, nel frattempo acquisito dallo Stato attraverso la donazione degli eredi. Soddisfazione è stata espressa dall’ex vicesindaco Francesco Fratellini, che rivendica la scelta compiuta dal Comune di impugnare il primo decreto di vincolo. «Questa sentenza conferma ciò che avevamo sostenuto fin dall’inizio: non esistevano elementi sufficienti per giustificare un vincolo così pesante sul comparto ex Spigadoro- Petrini – dichiara Fratellini -. Da assessore promossi il ricorso del Comune per difendere le prerogative dell’ente nella pianificazione del territorio e per evitare che un vincolo privo di adeguati presupposti bloccasse ogni prospettiva di riqualificazione di un’area strategica per la città». Secondo l’ex vicesindaco, la pronuncia rappresenta «un richiamo al corretto equilibrio tra tutela del patrimonio culturale e sviluppo urbano». Il Tar ha quindi annullato anche il secondo decreto della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria e i relativi allegati, compensando le spese di giudizio tra le parti. La decisione riapre ora il confronto sul futuro dell’area ex Spigadoro Petrini e sulle prospettive di recupero urbanistico del comparto industriale.
Massimiliano Camilletti

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